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Reportage ARGENTINA: La Chamarrita di Concepción del Uruguay - VIDEO e AUDIO -

Sono a Concepción del Uruguay, un paese a 500 km a nord di Buenos Aires. Non bisogna farsi ingannare dal nome, siamo ancora in Argentina. Il Rio Uruguay bagna questo paese e segna il confine tra Argentina ed Uruguay. Mi trovo nella regione chiamata Entre Rio, chiamata anche zona del Litoral, caratterizzata appunto dalla presenza di grandi fiumi, fonti termali, lagune; la strada per raggiungere Conception è l’unica linea solida tra una palude acquitrinosa dove le mucche sembrano più dei sommozzatori. 
Conception de Uruguay conta 70.000 abitanti ed è una cittadina molto tranquilla, molto umile. Non ha nulla di speciale se non la gente che vi abita.

Ad accogliermi c’è Marcelo, amico conosciuto al mio arrivo a Buenos Aires; ha già organizzato tutto per il mio arrivo, presentando il progetto alla “Casa della Cultura” e a vari amici musici, cosicché la scaletta prevede molti incontri, interviste a radio e televisioni, a periodici locali, lezioni di musica nelle scuole. Grazie Marcelo!!

La zona del litorale possiede una cultura, una musica e delle usanze che la rendono ben distina da qualsiasi altra zona dell’Argentina, tanto che in ogni Chamarrita (canzone tradizionale locale), si decantano le doti e le caratteristiche della gente che vive da queste parti. L’entrerriano e il correntino (abitanti della zona confinante) sono uomini amanti della natura e dell’aria aperta, con saldi valori di amicizia e generosità, e con un alto orgoglio della propria terra.

Gli incontri che ho fatto in questi giorni sono stati tutti molto interessanti ed utili per l'aspetto musicale del viaggio. Tra questi vorrei parlare di Josè Antonio Castro, una vera celebrità da queste parti: 75 anni ed un glorioso passato musicale. È stato ricercatore di folklore e ha suonato con tutti i più grandi interpreti, tra i quali Mercedes Sosa ed il grande Atahualpa Yupanqui, il più grande, lo storico referente della musica folklorica argentina. Josè, sotto un ombroso albero di arance, nel giardino della sua umile casupola fatta di mattoni al grezzo, mi racconta le curiosità della sua vita artistica e della chamarrita. Purtroppo non suona più per problemi di salute ma nostante ciò imbraccia la chitarra, dopo cinque anni che non la tocca. Vuole suonarmi qualcosa. Inizialmente fa una grande fatica, le dita arrancano sul manico dello strumento e io comincio a pensare che non ce la faccia (e mi si spezza il cuore), poi sembra ritrovare la familiarità con lo strumento. Chiude gli occhi e fa un po’ di silenzio prima di cominciare: canta una canzone del litorale, semplice, così come si suonava trent'anni fa, “quando si suonava con il cuore e con la pancia”. Penso che si sia emozionato perché quando ha finito aveva gli occhi lucidi. Poi soddisfatto e visibilmente sollevato, mi passa lo strumento e mi chiede di suonare. Va a finire che ora è lui che registra me, con un vecchissimo registratore a cassette, poi ascoltiamo la registrazione assieme: un suono che sembra distante 50 anni e invece sono io un minuto prima. Devo dire che è stato emozionante suonare per una persona come Josè, soprattutto per l’espresione del suo volto; mi sarebbe piaciuto entrare nei suoi pensieri. Mi ha regalato una sua registrazione del ‘79 inedita e riportata in cd da una vecchia cassetta. Per me rappresenta una preziosissima testimonianza di un genere musicale folklorico che da queste parti si sta estinguendo. Poi mi regala una sua composizione scritta da “uno studioso della musica”, lui è sempre stato autodidatta. Lo ringrazio infinitamente per il bel momento, per il materiale donatomi e per il mate che mi ha offerto la simpatica moglie. Lui mi ringrazia dicendomi che gli ho donato 10 anni di vita...


 

 

El Pescador: Canciòn del Rio Paranà di Anibal Sampayo. Suona Josè Castro.

 


Foto: io con i Sapucay Cague

 

Una sera sono andato con Fabian Gallaraga e Alberto Betinez a Gualeguaychu, un paese ad un’ora a sud, famoso per la celebrazione del carnevale caratteristico. Insieme loro formano il gruppo “Sapucay Cague”, che in guarany (idioma della cultura omonima) significa Orgoglio entrerriano, e sono uno dei pochi gruppi “professionisti” della zona. Suonano il folklore della zona e cercano di diffonderlo mantenedone la tradizione. Partiamo di sera in quattro (Fabian, Albreto, Marcelo ed io), con una di quelle vecchie ed enormi macchine americane; parliamo un po`di tutto mentre il mate gira in macchina. Ad accompagniarci anche  un tramonto spettacolare. Prima di esibirsi mi hanno suonato qualcosa del loro repertorio, spiegandomi i dettagli musicali ed il significato dei testi,  resistendo al mio serrato “interrogatorio musicale”. Grazie Fabian e Alberto.


 

 

A seguire metto una Chamarrita chiamata “Dicen que la Chamarita ”, suonata dai  Sapucay Cague (Alberto chitarra e Fabian Chitarra e voce). Questo è un esempio di chamarrita litoraleña. In questo genere di musica si sente la notevole influenza europea a discapito dell’influenza aborigena rispetto ad altri ritmi che ho inserito in articoli precedenti. Gli strumenti tipici di questo genere sono la chitarra e talvolta l’accordeon. La sua origine è stata fissata nelle isole delle Azzorre, quindi una musica portoghese arrivata qui intorno al 1870 scendendo dal Brasile. I libri dicono che arrivò nella zona del litorale argentino dal sud del Brasile, mentre Josè Castro ritiene che derivi dal nord, essendo giunte qui le prime famiglie azzoriane, che poi scesero via fiume fino all’Argentina. Il nome Chamarrita (Chimarrita in Brazil e Simarrita in Uruguay) deriva da “llamar Rita” (chiama Rita). Josè mi racconta che come il tango, la Chamarrita deriva dai bordelli del tempo e quindi “Rita” potrebbe essere una “poco di buono”. Altre fonti definiscono “Rita” come una “Mujer casquivana”.

La Chamarrita è un genere danzato. Attualmente viene suonata incorporando altri generi, come il Chamamè correntino o ritmi brasiliani, per dare più movimento ad  un genere che sarebbe molto più soave e tranquillo. Per questo Josè e altri musicisti più tradizionalisti sono dell’opinione che sia un genere in via di estinzione. Bibliografia: La chamarrita y el caranguiyo; F. Assunçao Entre Rios Direccioòn de cultura.

Il Testo:

Dicen que la Chamarrita bajo por el Uruguay

Algunos hay que la vieron bajar por el Paranà
 
Cruzar por Bajada Grande ir al rancho e’ Don Abel
Despuès meterse en las islas y en la selva de Montiel
 
Anduvo de fogonera con nutrieros del lugar
Y con Linares Cardozo dele cantar y cantar
 
Chammarrita chamarrita noviecita litoral
Costera por nacimiento y entrerriana por demás
 
Commentan los pescadores quea veces la suelen ver
En una canoa de luna recorriendo el espinel
 
Dicen que la vieron triste por los pagos de La Paz
De un zorsal enamorada que eligió la ibertad.
 
Por eso es que desde entonces vaga por el litoral
Porque pa’ olvidar las penas nada es mejor que vagar.

I testi della Chamarrita sono prevalentemente in spagnolo, ma hanno delle influenze dell’idioma Guarani, idioma della cultura aborigena di questo pezzo di Argentina, vedi http://www.educar.org/Kunumi/guaranies.asp e http://es.wikipedia.org/wiki/Idioma_guaran%C3%AD .Trattano generalmente temi che hanno a che fare con il litorale, la vita all’aperto, la libertà e la fratellanza che distinguono il carattere della popolazione che rappresentano. Molto spesso includono Mitos o duendes, ossia folletti o personaggi immaginari come la Solapa, il duende de la siesta, che disturba o nasconde le cose ai bambini che non fanno la siesta dopo il pasto. Ce ne sono a centinaia di duendes da queste parti e la credenza è ancora forte. Gli entrerrianos considerano la Chamarrita patrimonio della regione, tanto che si celebra la festa della Chamarita a Santa Elena.

 

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