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Ritorno in Argentina per finire in Italia..no!
Di Admin (del 07/02/2008 @ 16:14:25, in blog, linkato 4998 volte)

Fatto ritorno a Buenos Aires per trascorrere gli ultimi giorni prima di ritornare in patria, sono stato invitato dall'Associazione Trevisani nel mondo di Mar del Plata (a sud di Buenos Aires), ad assistere alla manifestazione del 4 novembre, anniversario della fine della guerra, giorno dell'unità nazionale e delle forze armate. Un'ottima occasione per festeggiare un importante evento e per conoscere le varie associazioni italiane di Mar del Plata. La giornata è cominciata con la celebrazione della messa nella bellissima Cattedrale della città marina argentina, seguita da un corteo al monumento ai caduti, adornato da bandiere italiane, argentine e stendardi di tutte le associazioni italiane, con tanto di banda che interpretava le note dell'inno nazionale italiano e argentino, il silenzio e varie marce. Devo dire che la partecipazione degli italiani a questo importante giorno è stata massiccia e molti sono stati i momenti di commozione, segno dell'importanza che riveste per i nostri emigrati il fatto di ricordare momenti storici e mantenere tradizioni che riguardano il nostro paese. La seconda parte della giornata si è consumata nella grande sede de "Las Tres Venecias" a sua volta sede del "Coro Alpino di Mar del Plata", dove in occasione del 53esimo anniversario dell'associazione si  è festeggiato imbastendo un grande pranzo che univa i diversi immigrati e discendenti veneti, trentini e friulani. Questa volta, a differenza delle feste (enogastronomiche) alle quali avevo partecipato in altre zone del latino america, dove il palato veniva stuzzicato a suon di polenta e soppressa, il menù era tipicamente argentino: un gustosissimo ed enorme asado infatti ardeva già da tempo in attesa del nostro arrivo. In breve tempo l'atmosfera si è trasformata in quella tipica delle sagre paesane delle mie parti, grazie probabilmente anche all'aiuto del buon vino servito, e per un momento mi sono veramente dimenticato di essere in America Latina. Le tavolate si sono lanciate in esibizioni canore tipiche di questi momenti. La mula de parenzo, La strada del bosco, La monferina, La colomba, e così via con i tipici e allegri canti veneti (sul collegamento n. 31 fatto con Radio Vita potrete ascoltare vari momenti della festa). Verso la fine del pranzo sono riuscito a intervistare il signor Alberto Minotto, classe …. emigrato qui in Argentina nel 1910. "Sono partito che avevo 23 anni e sono arrivato che ne avevo 24... ho compiuto gli anni in nave"; mi racconta di aver sempre lavorato e di esser scappato da una Italia desolata e povera. Il suo racconto è simile a quello di Anna Todesco Varian, la donna incontrata a Bento Goncalves, la città più veneta del Brasile (vedi post: Brasile?? Italia!! ).

Gli italiani di Mar del Plata mi hanno accolto calorosamente e ricoperto di domande riguardanti l'Italia e la sua salute.


Al termine del viaggio posso stabilire un bilancio riguardante la situazione dei nostri migranti nei vari paesi latino americani: in Argentina gli italiani che ho incontrato a Buenos Aires (vedi post: Arrivato e La vera origine del tango raccontata da un "tano" ), Rosario (vedi post: Liberazione a suon di musica) e Cordoba (vedi post: Vecchia canzone Veneta), mi hanno dato l'impressione di esser totalmente integrati nella dimensione argentina tanto forse da identificarsi maggiormente con essa (sto parlando comunque di terza e quarta generazione): l'impressione è quella che in Argentina sia avvenuta una specie di perdita di identità. Bisogna considerare il fatto che gli immigrati che arrivavano a Buenos Aires, venivano riversati in una megalopoli straniera assieme a turchi, polacchi, spagnoli, asiatici, argentini… e quindi un così forte choc culturale non può far a meno di causare in breve tempo un indebolimento del proprio "senso di appartenenza" ad un luogo.

In Venezuela, l'integrazione sociale delle ondate migratorie è stata più rapida e meno faticosa, (il carattere del venezuelano è estremamente aperto e ospitale), facendo così mancare quel senso di "nostalgia di casa" che solitamente crea gruppi culturali attivi ed uniti che lottano per creare un'opera di preservazione culturale.

In Brasile invece la situazione è a dir poco sorprendente: mantenimento del dialetto arcaico, massiccia organizzazione di cori e gruppi folklorici italiani, enogastronomia e addirittura paesaggi tipicamente italiani. Bisogna considerare che i primi immigrati che arrivarono in Brasile non avevano modo di integrarsi con nessuno... in quanto non c'era nessuno! Solo foresta e animali feroci (come mi raccontano le testimonianze che ho raccolto). Questa situazione ha fatto sì che in queste zone si creasse una specie di cassaforte della cultura italiana in quanto, non essendoci stata integrazione, gli usi, i costumi, i dialetti e le abitudini si sono cristallizzati e così sono rimasti protetti dalla naturale evoluzione del tempo. Questa riserva naturale di cultura italiana non può comunque sfuggire al tempo, ed è destinata come ogni cosa a scomparire. Proprio per questo meriterebbe di esser più sostenuta e valorizzata.


RINGRAZIAMENTI: Marcelo Carrara, ATM di Mar del Plata, Las Tres Venecias, Coro Alpino di Mar del Plata
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