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Archivio Io Suono Italiano ?     archivio dal tango alla musica caraibica

Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 

Durante questo cammino estivo non potevo certo perdermi una particolarissima festa, forse conosciuta da pochi, ma considerata come una delle migliori nella terra della tammurriata.

Mi trovo a San Marzano sul Sarno, in provincia di Salerno; Qui da più di 40 anni, la notte di ferragosto, si celebra una festa legata al culto della Madonna dell’Assunta. Non è una festa regolata dalla Chiesa (in questo periodo quella “istituzionalizzata” per questa santità è la festa del Materdomini a Nocera Superiore); è una festa dal sapore “semi-privato” che sta continuando a tramandare Biagio De Prisco, meglio conosciuto come “Biagino”  uno dei più abili cantori e conoscitori della tradizione campana.

C’ero già stato l’anno scorso in occasione di “io suono italiano?” e mi era piaciuta assai, perché a differenza di molte altre feste questa non ospita molta folla, non si respira aria di esibizionismo o di competizione tra differenti paranze di suonatori provenienti dai 4 venti; è una piccola grande festa di quartiere dove l’autentica tradizione è immutata da generazioni, dove gli anziani si sentono ancora autorizzati a cantare e ballare. Cosa non molto frequente visto che ultimamente queste persone spesso sembrano non sentirsi più “in linea” con i nuovi canoni di “festa” e di “Ballo” pretesi (forse inevitabilmente) dalle nuove generazioni.

Così eccomi qui anche quest’anno con la gioia di incontrare gli amici protagonisti della festa.

Il resto della storia lo trovate nel video che ho montato a ore e condizioni improbabili con il grande amico Maurizio Graziano, danzatore di tammurriata.. ma uno serio però, e ospite per tre giorni.

TI E' PIACIUTO QUESTO VIDEO?  SI - NO

Ringraziamenti: Maurizio Graziano, Biagino, Marco, Bruno.

 
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Il "Servizio Documentazione Tradizioni" de Il Cammino della Musica arriva a Lavello (PZ) per Assud Festival, LIBERAlaMENTE festival delle Arti per il Sociale. In questi giorni pubblicheremo pillole e filmati di questa originale kermesse artistica. Qui il programma e sotto il video di presentazione.
 
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Questo è segno che non vogliamo distruggere questo blog datosi che non ci ha fatto niente, ma vogliamo solamente lasciare la nostra firma.
We are a Anonymous!
We are a Legion!
We don't for give!
We don't for get!
Expect Use!
United for a best-world!
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Il progetto "Video Show a Km 0" continua ad essere ospitato nelle case degli italiani

due immagini dell'ultimo appuntamento nella casa di Roberto e Anna al Villaggio di San Liberale di Treviso. Grazie a voi e a tutti gli invitati.

    

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UN REGALO DEL CIELO: cuando llegué, por casualidad, al pueblo de Malealea pensé que tenía un guía espiritual que me indica el camino correcto. África es inmensa, y en un par de días no es fácil de encontrar formas de tradiciones musicales como la de Lesotho. VERSIONE IN ITALIANO

EL VIAJE: Después de un día de viaje en coche, cruzando paisajes que evocan todos los arquetipos de África llegué a Malealea (Reino de Lesotho, Sudáfrica). El sol está bajando y el aire empieza a hacerce fría. Es Julio y en el hemisferio sur es invierno, ademas el pueblo está situado a unos 2.000 metros sobre el nivel del mar.

MALEALEA: el pueblo está construido con casas redondas hechas de piedra y con el techo de paja, ofrece un paisaje espectacular y encantador. Los lugareños son siempre sonriente y muy acogedor. Los blancos me dicen que aquí los problemas de la apartheid no han llegado, en cambio en Johannesburgo la relación entre blancos y negros es muy delicada. Dentro del pueblo hay un pequeño lodge, equipado para alojar a los turistas y a los exploradores, la arquitectura del lodge imita la del pueblo, pero las casas son mucho más modernas. El staff  organiza numerosas actividades culturales diseñadas para donar asistencia, educación en Malealea (ver www.malealeadevtrust.org).



MÚSICA: después del atardecer, la música se enciende: el grupo SOTHO SOUNDS agarra sus instrumientos artesanales, hechos de latas viejas, palos, crin de caballo, nylon. Parece imposible, pero de estos humildes instrumentos aparentemente inservible se crea una música densa y fascinante. Este es "BASOTHO MUSIC", el género tradicional de la zona. Imposible permanecer indiferente a esta música. Los miembros del grupo son muy jóvenes y me parece que lo que están tocando y bailando es una nueva versión de la tradición. Poco después descubriré que no es muy diferente de la utilizadas por los ancianos. El elemento más innovador es la danza. El grupo Sotho Sounds ha logrado crear una coreografía muy compleja simil a la de las estrellas del pop internacional.. tal vez seran las estrellas del pop que han extraído de las danzas del Lesotho ..

De cualquier forma, una cosa es cierta: los Sotho Sounds  podrían tener éxito en los escenarios europeos.

HERRAMIENTAS, DANZA, CURIOSIDADES: la caja cubierta por una funda de plástico negro con dos palos unidos por una cadena completa de campanitas se llama MOROPA y es la percusión. El palo curvado colocado dentro de un bote de lata vacía que sirve como caja de resonancia y se conecta a un cable de acero se llama KHOADINJANE, el violín del Basoto. El instrumento parecido a una guitarra de tres cuerdas que sigue el mismo sistema de resonancia del violín se llama KATARA. La danza como la que aparece en el video está reservada sólo para los hombres. Las mujeres bailan en otras ocasiones una danza llamada MOKHIBO ponindose de rodillas moviendo los hombros en forma similar a los hombres y haciendo coreografías con sus manos. La tradición musical del Lesotho es rica de coros. He grabado algunos que dan prueba del talento natural de estas personas y de su apego a la música.

AGRADECIMIENTOS: a los habitantes de Malealea, Sotho Sounds, Richard Mohale, Sebotsa Bokang, Lodge Malealea, Malealea Development Trust, Jussara Santos Raxlen.
                                             FOTOS - PHOTOS -   VERSIONE IN ITALIANO

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Il progetto "Video Show a Km 0" prende piede e comincia a camminare per l'Italia.

Oggi mi sposto nella provincia di Teramo per raccontare le storie dei miei viaggi al pubblico ospite di una casa abruzzese.

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..in cerca di musica selvaggia

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Arrivo a Bento Gonçalves di notte. Piove. Il contatto che ho non risponde al telefono. Che faccio? Vado in un hotel e chiedo una stanza. Tutto occupato, tranne una specie di topaia nel sotterraneo... la prendo. Mi ricordo che a Santo Ãngelo, avevo chiamato la radio di Bento Gonçalves e mi aveva risposto, per sorte, un tal Isidoro, parroco della diocesi di Santo Antonio, e con lui avevo scambiato qualche battuta, in dialetto veneto. Chiedo al portiere dell’hotel se lo conosce. Mi risponde che nel Paese tutti conoscono Padre Isidoro e mi dice dove trovarlo. Mi presento a casa sua. Padre Isidoro è una persona con un’energia, una vitalità ed un entusiasmo tali, che nei giorni a seguire mi è più volte passato per la testa di farmi prete. Il giorno dopo grazie a lui, sono ospite nel migliore Hotel, situato nel centro della città, e ho una lista di persone da incontrare e molte cose da fare.

Qui a Bento, l'accoglienza è stata tra le più calorose. L'arrivo di un Italiano rappresenta per la gente del posto un'opportunità per raccontare la propria storia di migrante e discendente, e per dimostrare l'affetto conservato per il loro Paese lontano. Tutti ci tengono a farmi conoscere le loro origini e a raccontarmi le storie dei nonni o dei genitori emigrati dall’Italia. Bento Gonçalves è una città di 80.000 abitanti, situata nella parte est della regione di Rio Grando do Sul nel sud del Brasile. Nulla ha a che fare con i paesaggi che siamo abituati a vedere del Brasile, qui siamo nella Serra Gaúcha, paesaggio collinare, simile ad un paese delle mie parti che si chiama Valdobbiadene. La somiglianza con questo luogo è marcata anche da un altro dettaglio: Bento Gonçalves è la capitale del vino. ENGLISH VERSION - VERSIÓN EN ESPAÑOL

Appena fuori dal centro, distese di vigneti delle qualità più comuni delle mie parti. Inoltre, qui parlano tutti il dialetto veneto. Bento è una città costruita a partire dal 1875 dalle prime colonie di emigranti veneti che, quando sono arrivati qui (non trovando anima viva) hanno continuato a parlare il loro dialetto e così l´idioma si è tramandato e mantenuto nel tempo. Ho fatto 15 mila km di strada per trovarmi di nuovo a casa!

La mappa della città parla chiaro, qui siamo in Italia: la Via del vino, Posada Casa Mia, Hotel Imigrantes, Primavera, pasta, pizza... A Radio Viva e a Radio Bento si ascolta solo vecchia musica italiana. Mi aspettano per un'intervista. Dico che non parlo il portoghese. Poco male! Qui si parla in dialetto, un dialetto stretto e arcaico, con parole divertentissime tipo "cusita, catár, mistieri". Partecipo così, assieme ad alcuni produttori di vino, ad un programma di enogastronomia, con tanto di bottiglie e bicchieri sul banco della radio.
I giorni a seguire saranno tutti all'insegna di feste in stile italiano veneto, caratterizzate da una colonna sonora eseguita rigorosamente dal vivo, tipicamente italiana. Il pezzo più gettonato è l'Inno dei migranti: Merica Merica Merica.

Incontro Elena del Coral Terra Nostra. Un vero turbine di parole. Suo marito Nelson è il direttore del coro, mi invitano per un churrasco. Sulle pareti della loro casa sono appesi molti riferimenti italiani: targhe assegnate al coro da personalità politiche italiane, l'atto di matrimonio del nonno emigrato, lettere degli emigranti, mappe d'Italia. Dopo pranzo Elena e Nelson mi invitano a partecipare ad un'esibizione del coro nella "A Maria Fumaça", un treno del 1908 con la locomotiva a vapore che fa un percorso turistico molto suggestivo. Durante il viaggio, si esibiscono i vari Gruppi folkloristici italiani e gaúchos. Poi i turisti scendono e sul treno rimaniamo solo io e gli artisti; così il Coral Terra Nostra si esibisce per me, cantando canzoni venete che non sentivo da molto tempo, altre, che mai avevo sentito in vita mia..

Il direttore dell'albergo "VinoCap" Tarcisio Michelon mi ha invitato un giorno a visitare i dintorni di Bento Gonçalves per farmi un'idea di come i nostri primi emigrati si sono organizzati e quali difficoltà hanno dovuto affrontare una volta arrivati, carichi di speranza, in terra brasiliana. Il "Caminhos de pedra" è oggi un progetto turistico rurale culturale che ha l'obiettivo di preservare le tradizioni eno-gastronomiche, l'architettura ed il ricordo dei nostri primi emigrati.

Nestor José Foresti mi ha accompagnato in questo percorso. Man mano che si prosegue nel cammino si ha l'occasione di ammirare e visitare le case costruite con le pietre che gli emigrati dovevano togliere dal terreno per poterlo coltivare. Sono veramente graziose, e costruite interamente a mano con un'abilità che ha dell'incredibile. Oppure ci sono case costruite con le tavole di legno nobile di un particolare pino che cresce da queste parti. Nestor mi racconta che i migranti venivano attirati qui con l'illusione di incontrare immensi campi fertili e la ricchezza, quando all'arrivo si scontravano con una cruda realtà: il terreno c'era, ma prima di coltivarlo bisognava disboscarlo. Facendo una "passeggiata" per raggiungere le cascate di Bento, ci siamo dovuti far strada tra una vegetazione fitta e intricata. Questo lo scenario che si presentava agli occhi di chi aveva mollato tutta una vita per arrivare fin qui. Oltre a tutto questo verde non c'era niente altro; gli immigrati venivano abbandonati a se stessi, senza assistenza sanitaria, senza istruzione, senza una casa. Dovevano fare tutto da soli, cercando di sopravvivere ai mille pericoli di questa selva. Osservando il paesaggio attuale mi rendo conto di quanto lavoro sia stato fatto e di cosa sia capace la mano dell´uomo. Nestor mi racconta altri aneddoti inquietanti che hanno a che fare con il "mercato dell'emigrazione.

A Bento Gonçalves vive, in forma e piena di spirito, Anna Tedesco Varian, classe 1910, arrivata qui in Brasile, a Porto Alegre, nel 1927 direttamente da Solagna di Bassano del Grappa: sembra sia l'unica nativa italiana di Bento. Anna nella mattinata lavora in una casa di cura per anziani ammalati, nel pomeriggio in un Centro di raccolta materiale per poveri, del quale è presidente. Vive sola e guida un magnifico maggiolone arancione del '73!! Anna mi racconta la sua storia di emigrante: il fascismo in Italia, il dopo guerra e la miseria italiana, la scelta, il lungo viaggio in mare sulla nave "Giulio Cesare" assieme ad altri 2400 emigranti, l'arrivo di notte a Rio de Janeiro e le prime emozioni e perplessità: «Con tutte queste luci devono pur esserci anche dei bianchi». Il trasporto a Porto Alegre durato 7 giorni nella stiva di una nave in mezzo alle banane, poi la scelta nel 1937 di trasferirsi a Bento Goçalves «E' stata una grande emozione arrivare a Bento ed incontrare nella mia immaginazione lì dove vivevo a Solagna». Anna parla italiano, sua mamma parlava il dialetto, ma lei ha sempre voluto parlare "l'italiano grammaticale". Mi canta una canzone in italiano, imparata a scuola in occasione dell’allestimento di un’operetta organizzata dalla maestra. Il libro dove è scritto il testo della canzone si intitola "La Scuola". È l'unica canzone italiana che ricorda. Aveva 12 anni. (MP3 sotto)

Ringraziamenti: all'amico Padre Isidoro, a tutto il centro parrocchiale di Santo Antonio, al direttore dell'albergo VinoCap Tarcisio Michelon, a Radio Viva, Radio Bento e Radio Conegliano, Nestor José Foresti, Coral Terra Nostra in particolare a Elena e Nelson Franceschini, Agenzia Giordani Turismo LTDA, Beto Valduga che canta una bella canzone vecchia italiana "Abassa la tua radio", a Remy Valduga, che mi ha regalato il suo libro "Sonho de um imigrante". A BENTO GONÇALVES TUTTA. (20070617)

sottotitoli a cura di: Barbara Di Fede

ENGLISH VERSION - VERSIÓN EN ESPAÑOL

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PRESENTACIÓN: aquí viene la primera de una serie de documentales que quiero editar con el material capturado durante el Camino en México. Empiezo con gran sprint: un documento que seguramente no dejará indiferente. De hecho, muchos se preguntarán qué hay de Mexicano en estas imagenes.
Señoras y señores, les presento Chipilo, una comunidad energética de descendientes del Véneto (la mayoría de Segusino, un pueblo de la provincia de Treviso al nordeste de Italia) que llegó a México en 1882 porque tuvo mala suerte en su tierra natal. Esta comunidad fue creada en el Estado de Puebla, a pocos km. de la ciudad mexicana que tiene el mismo nombre! video e testo in italiano

MILAGRO Y LOCURA: nunca he encontrado en mi viaje de investigación, una comunidad de Veneto que todavía casi 130 años después de su llegada a México, hable el dialecto de la ciudad de origen COMO PRIMER IDIOMA! En las calles, en las plazas, en los bares, en todas partes, jóvenes y ancianos, los "chipileños" se comunican entre ellos en dialecto veneciano, lo de una vez! que aquí se cristalizó como toda la cultura y las tradiciones del nordeste italiano. Sin embargo lo más sorprendente es que los mexicanos que llegan a Chipilo para trabajar, de alguna manera esten obligados a aprender el idioma "chipileño" .. una locura! Pero no piensen que el pueblo de Chipilo esté cerrado en una "cúpula de cristal": han sido capaces de abrazar la tradición mexicana, sin olvidar sus raíces. Son mexicanos y orgullosos italianos.

MÚSICA: El "himno de Chipilo" recoge su historia (MP3 a continuación). Una canción sobre las vicisitudes de aquellos primeros migrantes que se emocionaron desde el barco al ver que la bandera mexicana era tan similar a la bandera italiana. En cuanto a las viejas canciones del Veneto, sin embargo, me quedé un poco decepcionado: a parte de las clásicas canciones como "Quel mazzolin di fiori" o "Me compare Giacometo", parece que la tradición del canto veneciano se ha perdido. Con todo lo que tenían en el alma, por supuesto no pensaban en cantar! me dijo Julieta Mazzocco, una de las entrevistada del vídeo. Se me hace complicado creer en esta afirmación, ya que todas las experiencias de investigación que tengo me han enseñado que el canto se utilizó siempre para olvidar la fatiga durante el duro trabajo de campo y para aliviar el dolor nostalgico de la patria. Por lo tanto, creo que mi investigación musical en Chipilo no ha terminado todavía. Una buena excusa para volver!

MI EXPERIENCIA: Llegué a Chipilo pocos días antes de Navidad. La bienvenida fue muy amable y la atmósfera cálida y acogedora. Fui hospedado en Casa Precoma, una familia típica italiana con un toque méjicano que regaló una vena exótica a una experiencia inolvidable. Fui arrastrado en un torbellino venetomejicano increíble, a veces casi no lo podía creer: los chipileños me hablaban en el dialecto veneciano y debo admitir que para mi era un poco difícil de entender; yo comunicaba en español, porque tengo el defecto de que en América Latina no puedo hablar el dialecto de mis paìs. La fiesta de Navidad fue en estilo típico italiano / veneciano, con la clásica cena y el almuerzo a seguir, con mesas con platos con polenta, bacalao, al lado de la ensalada navideña y tacos.. cómo decir: navidad con la familia! He vuelto en la temporada de Pascua y he visto una tradición que en Italia se ha perdido o ha pasado al folclore: el Rigoletto! Me sentì como si viviera en un mundo aparte, ni mexicano, ni italiano, en ese hermoso típico mundo Chipileño!

AGRADECIMIENTOS: en primer lugar a la Familia Cielo Galeazzi y la Familia Precoma que me acogieron y apoyaron (véase Servicio Chipilo S.A. de C.V. y Taller el Muñeco); la Asociación "Trevisani nel Mondo" que me recomendó a Chipilo; a todos los amigos chipileños. Nunca los olvidaré!

FOTOS - VERSIONE IN ITALIANO - ARTICULO DE PERIODICO

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PRESENTAZIONE: ecco a voi il primo della serie di documentari che conto di montare con il materiale catturato durante il Cammino in Messico. Comincio con grande sprint, con un documento che sicuramente non vi lascerà indifferenti. Molti infatti si chiederanno cosa c'è di messicano in queste immagini. Signore e signori, vi presento Chipilo, una energica comunità di veneti (la maggiorparte provenienti da Segusino, un paesino della provincia di Treviso) arrivata nel 1882 in Messico perchè "maltrattata" dalla sua terra d'origine e ubicatasi nello stato di Puebla, a pochi km. dalla omonima città messicana!
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MIRACOLO E FOLLIA: mai prima d'ora avevo incontrato nei miei Cammini di ricerca, una comunità veneta che ancora oggi a quasi 130 anni dal suo arrivo in Messico, parla il dialetto della città di provenienza COME PRIMO IDIOMA! Per le strade, nelle piazze, nei bar, dappertutto, grandi e piccini, i "chipileños" comunicano tra di loro in dialetto veneto, quello di una volta! che qui si è cristallizzato, come tutta la cultura e le tradizioni del nordest italiano. La cosa più sorprendente però è che i cittadini messicani arrivati a Chipilo per questioni di lavoro, sono in qualche modo costretti ad imparare l'idioma "chipileño".. una vera follia! Ma non pensiate che gli abitanti di Chipilo siano chiusi in una cupola di vetro: hanno saputo abbracciare la tradizione messicana senza però dimenticare le loro origini. Sono messicani orgogliosamente italiani.
LA MUSICA: la storia di Chipilo è racchiusa nell'Inno di Chipilo (MP3 in basso). Una canzone che racconta le vicissitudini dei primi migrati che dalla nave si emozionarono vedendo che la bandiera messicana era così simile al tricolore italiano. Per quanto riguarda le vecchie canzoni venete, invece, sono rimasto un po' deluso: a parte le intramontabili e classiche "Quel mazzolin di fiori" o "Me compare Giacometo" sembra che la tradizione canterina veneta sia andata persa; con tutto quello che avevano nell'anima non pensavano certo a cantare! mi spiega Julieta Mazzocco, una delle intervistate del video. Stento un po' a credere a questa dichiarazione, perchè tutte le esperienze di ricerca mi insegnano che il canto è sempre stato usato per dimenticare la fatica durante il lavoro nei campi e per alleviare i dolori della nostalgia della madrepatria. Quindi, giudico le mie ricerche musicali chipileñas non ancora terminate. Un ottimo pretesto per tornare!
.
LA MIA ESPERIENZA: sono arrivato a Chipilo qualche giorno prima di Natale. L'accoglienza è stata calorosa e l'atmosfera di casa. Ospite dei Precoma, una famiglia tipicamente italiana ma con un tocco messicano che ha donato una vena esotica ad un'esperienza indimenticabile, sono stato trascinato in un turbine venetomessicano che ha dell'incredibile, a volte stentavo a crederci!. I chipileños mi parlavano in dialetto veneto e devo ammettere che facevo un po' di difficoltà a capirli. Io comunicavo in spagnolo, perchè ho il difetto che in America Latina non riesco a parlare il dialetto delle mie parti. La festa di natale è stata tipicamente in stile italiano/veneto, con il classico cenone e pranzo a seguire, con grandi tavolate imbastite di piatti di polenta, baccalà a fianco di ensalada navideña e tacos.. come dire: Natale in famiglia! Sono poi tornato a Pasqua e ho visto fare una tradizione che qui da noi si è ormai persa o è passata al folklorismo: quella del Rigoletto! La sensazione che ho provato è stata quella di vivere in un mondo a parte, ne messicano, ne italiano, quel bellissimo tipico mondo Chipileño!
. 
RINGRAZIAMENTI: in primis alla famiglia Cielo Galeazzi e alla Famiglia Precoma che mi hanno accolto e patrocinato (vedi Servicio Chipilo S.A. de C.V. e Taller El Muñeco) all'Ass. Trevisani nel Mondo che mi ha raccomandato a Chipilo e a tutti i chipileños che mi hanno accolto! Non vi dimenticherò mai!
 
                            LE FOTO - VERSIÓN EN ESPAÑOLL'ARTICOLO DI GIORNALE
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                                              vedi anche il reportage di Anna
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