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Archivio Io Suono Italiano ?     archivio dal tango alla musica caraibica

Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
17/01/2010

In molte parti d'Italia il culto di Sant'Antonio Abate è ritualizzato in forme differenti. A Penna Sant'Andrea (TE) un gruppo di musici chiamati "Li Sandandonijire" il 16 di gennaio si riunisce per iniziare una particolare questua per le case del paese che finirà il giorno seguente. Le gole si scaldano, il "du bott" strilla e il cesto si riempie di salsicce, uccelletti, e polli... vivi.

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17-02-10

16 febbraio 2010. Esattamente un anno fa mi trovavo in Val Resia (UD) appena partito da Treviso per questo lungo viaggio attraverso l'Italia suonata, ignaro di tutte le bellezze che avrei poi visto e vissuto. Tornare è stata una grande emozione e anche ritrovare gli amici che un anno fa mi avevano accolto. Ovviamente ho visto tutto con occhi diversi, con quelli di chi già sa cosa lo aspetta: è proprio vero che la prima volta non te la scordi mai...

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il 13 febbraio il cammino della musica - io suono italiano? compie UN ANNO

Ricordo con emozione il momento della partenza da Piazzale Burchiellati a Treviso (vedi video).

Un anno di trottorellamento in giro per l'Italia documentando feste, tradizioni, musiche e persone. Sempre più convinto di fare un mestiere fantastico è ancora più fantastico per me condividere l'esperienza con voi. Da ora in poi vi segnalerò mese per mese i reportage che ho fatto in questo stesso periodo un anno fa, in modo da segnalare eventi e magari farvi emergere lo stimolo a viverli voi di persona.

Febbraio, mese di carnevale, a voi quelli seguiti dal cammino della musica:

CARNEVALE DELLA VALFLORIANA ( anche sul numero di febbraio di GDM)

CARNEVALE DI PONTE CAFFARO (qui sotto)

CARNEVALE DI RESIA (anche sul numero di febbraio di Folk Bulletin) 

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Il carnevale della Valle del Caffaro

È ormai sera quando il camper si sbarazza vittorioso delle ripide salite delle montagne trentine per arrivare all’estremità nord-orientale delle Alpi lombarde. Attraverso il ponte che segna il confine tra le due regioni, subito losche figure coperte da mantelli e cappelli neri sgattaiolano dappertutto in segno di fervida eccitazione. Sono i màscher vestiti con il tradizionale ceviöl. C’è il rischio che aprano la porta del camper per gettarmi addosso una manciata di coriandoli, poco male, cinquant’anni fa si sarebbe trattato di un secchio di pesci morti...

Mi trovo a Ponte Caffaro in provincia di Brescia (Lombardia), in questa valle si celebra da tempi antichissimi uno dei carnevali più caratteristici delle Alpi italiane, il carnevale bagosso. Il mio contatto si chiama Gigi Bonomelli, virtuoso violinista della "Compagnia dei sonadùr", i principali animatori di questo carnevale. Mi dicono che è in giro per la città a suonare nei bar, lo cerco ma tutti mi dicono la stessa cosa “è appena andato via”; o qui si chiamano tutti Gigi e suonano il violino, o Gigi è velocissimo e quanto meno indeciso. Lo troverò solo più tardi in una osteria assieme a tutti i suoi compagni musici.

Il carnevale bagosso si svolge principalmente nei giorni di lunedì e martedì grasso, ma i musicisti hanno già cominciato a far sentire le note della festa dal primo giovedì dopo l’Epifania. In questi due giorni finali però c’è lo spettacolo coreutico dei balarì, un corpo di ballo formato da circa 50 componenti che indossano il raffinato e prezioso costume del rituale: caratteristica di spicco di quest’abito è il cappello, confezionato con metri di seta pregiata e adornato con l’oro della famiglia del ballerino. Si parte all’alba del lunedì dalla chiesa di S. Giacomo con una messa dedicata agli interpreti del carnevale, poi comincia il corteo che seguirà per due giorni interi e che consiste nell’andare ad esibirsi nella casa d’ogni ballerino, di altre persone di rilievo pubblico o di chi ha in qualche modo contribuito alla realizzazione del carnevale. Lorenzo Pelizzari, uno dei violinisti più attivi del gruppo, mi racconta che un tempo i balli erano richiesti su commissione e pagati profumatamente, mentre oggi questo sistema economico è in disuso e la famiglia alla quale è dedicato il ballo offre un banchetto che si consuma alla fine dei tre pezzi a lei dedicati.

Fa molto freddo, il cielo è cupo e l’aria nebbiosa. I colori dei balarì creano un forte impatto cromatico fin paradossale con l’ambiente circostante. Le mani dei musicisti sono congelate e mi chiedo come possano resistere per una giornata intera; i ballerini almeno hanno tutto il corpo avvolto da spessi panni, eleganti guanti bianchi e maschere in gesso e carta, inoltre ballando scacciano il freddo; i musici si riscaldano con il loro amore per il carnevale. Lo spettacolo, pur replicato per due giorni è sempre emozionante e di alto livello; il repertorio è composto da 24 danze ricche di complicate coreografie che portano con sé antiche simbologie di sfide, corteggiamenti, atti erotici, balli di corte. È necessario perciò un lungo periodo di prove prima del carnevale. L’alternanza delle danze è stabilita dal “capo ballerino" che a differenza degli altri è l’unico che ha il volto scoperto ed usa una tromba a corno per radunare il gruppo e richiamare all’ordine. Sicuramente nell’attività del corpo di ballo ci sono elementi militareschi. Alle donne non è permesso ballare e agli uomini solo dopo il compimento del quattordicesimo anno d’età; un altro corpo di ballo formato da donne e bambini tuttavia esiste, ma non si esibisce mai in questi due giorni.

TI E' PIACIUTO QUESTO VIDEO?  SI - NO

Le musiche dei violini bagossi sono tramandate oralmente di generazione in generazione e creano uno dei più importanti repertori del violino popolare italiano: lo stesso Lorenzo mi spiega che probabilmente prima della comparsa del violino (intorno al ‘500), questi brani erano interpretati con strumenti a fiato.

Quando arriva l’imbrunire e l’aria si raffredda ulteriormente si decide di esibirsi di fronte all’ultima famiglia prima di ritirarsi per il meritato riposo. Io ho i piedi e le gambe che mi fan male, si è camminato molto, alcune abitazioni erano anche distanti dal centro e non riesco a credere che i balarì siano riusciti a danzare per tutto il giorno. Nonostante la fatica c’è ancora molta energia tra i partecipanti del carnevale e dopo un’oretta di pausa ci si dà appuntamento per la consueta cena in una delle osterie vicine. Contro ogni ragionata previsione i musicisti portano con sé gli strumenti e dopo il banchetto si ricomincerà a suonare. Comincia così l’altra faccia del carnevale bagosso: il rigore e l’attenzione per i balarì, dimostrata durante il corteo diurno, si trasformano ora in una spontanea spensieratezza musicale che riveste i pezzi di una nuova energia travolgente. I brani sono gli stessi, ma le utenze sono diverse e i violinisti sembrano dimenticare fioriture e abbellimenti per abbandonarsi ad una musica ruvida suonata per il popolo di Ponte Caffaro. Anche i balarì ora in “borghese”, mettono da parte l’eleganza del rituale diurno per cantare a squarciagola testi in dialetto colmi di ironia e doppi sensi. Mi viene da pensare che queste strofe di cui nessuno ha saputo darmi l’esatta provenienza, siano la testimonianza della contaminazione musicale da parte di livelli sociali differenti come il popolo e la corte. Si ha la netta sensazione che nel tempo l’uno abbia attinto dall’altro, assestando lo stile bagosso ad una dimensione peculiare dove i termini usati comunemente per indicare “tradizione” e “popolare”, perdono qui il loro significato e non sono in grado di stabilirsi in canoni temporali. Lorenzo, forse il componente più tradizionalista del gruppo, si lamenta un po’ di questa attitudine e preferirebbe si restasse nei canoni a lui insegnati dai nonni. Altri violinisti invece “tirano” per un’esecuzione più “libera”, creando forse in questa dualità di comportamento musicale il giusto equilibrio tra le due facce del carnevale bagosso. Si va a letto tardi, le mani sono segnate dalle corde in metallo, domani sarà il martedì grasso, l’ultimo giorno, il più atteso, quello nel quale dopo un simile rituale, il carnevale si congederà con l’Ariosa finale, uno spettacolo emozionante vissuto da tutto il popolo di Ponte Caffaro, dove ho visto parecchia gente piangere.

PIU' FOTO

Ringraziamenti: Compagnia Sunadùr e Balarì di Ponte Caffaro, la moglie del bassista, la signora Maria, il camping di Ponte Caffaro. 20090303

Qui sotto metto un pezzo del carnevale registrato in un’osteria dopo il rituale diurno. Si intitola Bosolù ed il testo dice: “La caren de galina l'é buna fés col pa e chèla dèle lgiale a tocala co le ma. Dighèl de sé dighèl de no sèra la porte stanghèl de fò. Dighèl de no dighèl de sé sèra la porte stanghèl de tré. Scampì scampì potele ch'èl ria 'l bordonàl el gà le breghe rote el mossa la canàl”

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31-01-10 Monte San Vito (AN)
Una domenica pomeriggio nelle Marche tra riempimento di carne macinata nei budelli e riempimento di saltarello nell'anima e nelle gambe. A questa festa ci sono arrivato reduce da un video show che ho fatto la sera prima a Osimo, quindi ero un po' stanco, ma mi sentivo reduce ancora dal Sant'Antonio di una settimana prima in Abruzzo, ma mi sentio reduce da La bela Stela di due settimane prima a Pieve di Cadore.. sono un reduce stanco!!
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23-01-10

Nel video che segue, ho montato alcuni momenti della serata di sabato 23 gennaio presso il Laboratorio Culturale MATTA di Osimo (AN). Un grazie di cuore ai numerosi partecipanti che dopo lo spettacolo si sono esibiti in frenetiche danze dal mondo... ma soprattutto quelle della terra marchigiana

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Quando l’amministrazione comunale di Alessandria del Carretto (CS) mi aveva telefonato per invitarmi a fare un mio video–show, la richiesta mi era parsa strana per come era stata formulata: "facciamo la festa del maiale e abbiamo pensato a te”.  “Grazie” risposi senza sapere se essere felice o no dell’associazione. Fatto sta che il 27 dicembre 09 dopo 20 ore di viaggio arrivai nel cuore della notte all’amato paesello cosentino accolto dagli amici alessandrini che avevo conosciuto qualche mese prima. (vedi: La madonna del carmine, La zampogna e lo sc'kantillo, il blog di alessandria del carretto)

La giornata seguente coniata con il titolo di “Pork Day” doveva svolgersi nel modo seguente: sveglia alle ore 7.00 per ammazzare il maiale, macellazione e cottura fino a sera intervallate da tarantelle e organettate, cena e festa in piazza e il mio spettacolo alla fine. Un bello sforzo per me che spero di non aver deluso nessuno.

Devo ammettere che lo spettacolo della morte del maiale non è stato fra i più leggeri della mia vita. Mentre vedevo ammazzare quell’animale indifeso, molte erano le riflessioni che passavano per la mia testolina: la festa per l’uccisione del maiale.. la festa della morte. Strano a pensarlo e ancor di più a concepirlo. L’esaltazione del rituale della morte come sacrificio per produrre felicità a chi di quella morte se ne ciberà. Ma a volte la morte serve anche a questo: ad alimentare altre vite e la vita va festeggiata. Ad Alessandria del Carretto questa prassi non è mai cessata. Un tempo il maiale era la ricchezza di una famiglia e significava “non morire di fame”. Oggi se ne potrebbe benissimo fare a meno con l’abbondanza e l’alternativa alimentare, ma l’argomento è a mio avviso molto complicato e io mi occupo di musica..

Uno spettacolo del genere dovrebbero vederlo tutti quelli che si cibano di carne. È sicuramente una bella prova per chi è abituato a trovarsi la costicina impachettata al supermercato. Io il test l’ho passato, e non sono di certo diventato vegetariano, però ora, quando mangio della carne la gusto e la valorizzo di più, cercando di non sprecarla o gettarla, per rendere omaggio al malcapitato, sacrificato per gonfiare il mio stomaco.

PIU' FOTO QUI

La musica: lo strumento che si ascolta nella musica di sottofondo del video è un cup-cup, tamburo a frizione costruito con una canna inserita al centro di una pella tesa su un tamburo ottenuto con qualsiasi recipiente. Strumento usato generalmente in occasione dell'uccisione del maiale.

un ringraziamento a Michele di Hamburg che ha donato 1000 passi al cammino della musica

 
 
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Il Cammino della Musica

Dal tango alla Musica caraibica

IL RACCONTO DELLA PRIMA EDIZIONE LATINO AMERICANA

8 mesi di cammino on the road alla ricerca della varietà musicale latino-americana e della tradizione italiana mantenuta dai migranti italiani 

15.000 km percorsi dal Tango di Buenos Aires alla Musica caraibica di Caracas passando per  Argentina, Paraguay, Brasile e Venezuela

Il file in PDF è strutturato per una stampa da fare in casa. 74 pagine A4, 18 foto colore, 28.396 parole

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Musica come stimolo per l'apprendimento

Si fanno chiamare “Atropidi Sgattaiolati”: spiritelli magici abitanti l’interno dei tamburi che escono allo scoperto quando la membrana viene percossa. La loro musica è travolgente e riesce a far ballare il pubblico più annoiato, contagiandolo con il ritmo delle percussioni impazzite e un’ondata di allegria. Sembra una favola ma è realtà, e a farla vivere sono i ragazzi della Scuola Elementare “Filippo Raciti” di Palermo, i loro insegnanti e i loro genitori. Il laboratorio musicale ideato nel ‘96 dall’insegnante Daniele Schimmenti (percussionista), inizialmente composto da circa 30 bambini disabili e normodotati, è arrivato ad accogliere in un anno scolastico oltre 500 ragazzi della suddetta scuola pubblica di Borgo Nuovo, un quartiere “difficile” di Palermo. Borgo nuovo è un quartiere popolare in cui la condizione economica generalmente è molto bassa ma questo progetto contribuisce ad alzarne il livello culturale” afferma senza presunzione Daniele.
Gli obiettivi del progetto “Atropidi Sgattaiolati” sono molteplici: usare la musica come stimolo per l’apprendimento della lingua italiana, come aggregante sociale, come terapia a complicazioni psicologiche. “Mia figlia era molto timida, non dialogava con i suoi compagni; da quando è entrata nell’orchestra di percussioni è cambiata e ora vuole addirittura fare la solista“ mi racconta una mamma; un’altra dice: “l’ha tolto dalla strada e ora ha una nuova prospettiva di vita, noi genitori li seguiamo dappertutto e diamo una mano per l’organizzazione del laboratorio, ora c’è più dialogo e condivisione tra noi e i ragazzi”.
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L’apprendimento della tecnica musicale prende spunto dal metodo di “ritmica integrale” coniato da Laura Bassi, basato sulla possibilità di eseguire parti ritmiche attraverso la suddivisione in sillabe di singole parole o intere frasi. Con questo metodo anche i ragazzi più restii sono stimolati ad affrontare lo studio della lingua italiana per far parte dell’orchestra. Non puoi pretendere di suonare con gli Atropidi se non sai come si scrive e si legge “man-gia-ti la pa-sta” che nel tamburo si tradurrà “ta-ta-ta-ta-tà-ta”. Questo metodo apparentemente elementare è in grado di sviluppare, almeno negli Atropidi Sgattaiolati, una sorprendente tecnica esecutiva e una musicalità che ha dell’incredibile. Il gruppo si esibisce con circa 40 elementi che percuotono, cantano e ballano simultaneamente dando però spazio a solisti dalle voci squillanti e dalle abili mani. Il progetto alimentato dal sacrificio dei suoi creatori, andrebbe sicuramente più valorizzato e supportato.
 
Quello che succede in questa scuola pubblica di Palermo è analogo ad altri progetti che avevo documentato in America Latina durante la prima edizione del cammino della musica (vedi FESNOJIV il miracolo della musicaBelo Horizonte, bela musica). Casi di questo genere penso facciano riflettere molto sul potenziale terapeutico e sociale oltre che artistico che può esercitare la musica su una comunità. Guardo le espressioni di questi ragazzi mentre si esibiscono, e non posso fare altro che pensare ad un miracolo; la musica interpretata da queste espressioni acquista una forza che non avevo mai percepito prima e l'emozione è veramente forte. Il miracolo di questa entità, di questo sublime linguaggio, di questa espressione di energia che è la musica.

Per avere informazioni sugli “Atropidi Sgattaiolati” e sui loro concerti scrivi a Daniele Schimmenti: martilupero@yahoo.it
 
QUESTO REPORTAGE LO TROVI SUL NUMERO DI GENNAIO 2010 DE IL GIORNALE DELLA MUSICA
 
 
Ringraziamenti: Daniele Schimmenti e tutto lo staff del progetto, il preside dell’Istituto Filippo Raciti Diego di Caro, gli atropidi genitori, gli Atropidi Sgattaiolati tutti.
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Un Ringraziamento a Emanuela B. da Milano che ha donato 1100 passi al Cammino della Musica

 
 
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06/01/2010

La Bela Stela è un rituale del periodo dell'epifania che viane fatto in varie parti del Veneto. A Pozzale di Cadore (BL) se ne sono inventati uno veramente originale.

 
 
Per approfondimenti vedi GRUPPO CORALE POZZALE
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aggiungerei anche il...
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anche Giuliano Prepa...
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chissà cosa ne pense...
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Guardo le foto e leg...
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CIAO SONO NICLA VIAR...
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...GRANDE Federico.....
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Ciao vagabondi, buon...
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E' invidiabile e dev...
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Parabéns, Andrea, me...
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