Cerca per parola chiave
 

homeprogettoviaggiatoredove sono sostenitoripillole contatti

Archivio Io Suono Italiano ?     archivio dal tango alla musica caraibica

Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
La del Comelico(ver nota abajo) no era la primera visita del Camino a conocer la música del Cadore veneto; algunos días antes la casa rodante había desviado por estas tierras, parando antes de llegar al Trentino Alto Adige (ver nota: Música entre las nubes). La excusa era la de conocer Andrea da Cortà, que hasta ahora había podido escuchar sólo por teléfono (tengo decenas de contactos desparramados por todo el territorio italiano que me dan informaciones valiosas sobre nuestro patrimonio musical, de los cuales conozco bien la voz pero no puedo imaginarme su rostro).
 
A Andrea no gustaba la idea de que mi visita no tuviera resultados desde el punto de vista de la documentación.Quería que me fuera con la grabación de por lo menos un músico veneto. Me acuerdo que un día me había avisado que por estos pagos no está bien visto el extranjero que llega con grabadores y otras herramientas. Yo le había contestado que de todas formas era veneto. Su respuesta fue así de seca y sorprendente: “Aún peor.
 
Contra toda previsión, Andrea consigue un “sí” de un señor que toca la mandolina en Foppa di Forno di Zoldo. Tampoco él lo cree. Es un lunes muy frío y la nieve es alta, por lo menos un metro y medio a lo largo de las calles.
 
A nuestra llegada Arnoldo Alessio nos está esperando afuera... está esperando también otros dos amigos músicos, un acordeonista y un guitarrista. Me avisa que éste último no quiere absolutamente que lo filmen o que lo graben. No importa, pienso, “por lo menos puedo escucharlo yo”. Esperamos su llegada con un rico vino acompañado por un queso….habla en dialecto y yo, que soy veneto, no entiendo nada. Andrea que vive a pocos kilómetros de distancia (Pieve di Cadore) entiende, pero no todo. Es sorprendente como en Italia los dialectos sean tan radicalmente diferentes entre países tan cercanos el uno del otro.
Cuando la formación musical está completa y logramos romper el hielo, nos vamos al piso de arriba y los tres músicos sacan todo su repertorio, que varia desde la canción veneta más tradicional a la italiana más “nacional”. Tocamos también Andrea con su organito y yo. Trato de sacar los grabadores. Miro al guitarrista como un perrito mira a su dueño después de haber hecho una desgracia. Él lo piensa un momento y luego me dice Bueno, está bien! No hay ningún problema, hagamos una excepción a la regla”.
.

Ya es de noche, cuando el encuentro termina; Andrea y yo estamos muy satisfechos y también los tres músicos. Nos saludamos con admiración reciproca y seguros de que las buenas intenciones y la humildad acompañadas del hacer música son capaces de unir las multitudes y abatir cualquier prejuicio.
.
NOTAS INTERESANTES:
Alessio es a lo mejor uno de los últimos mandolinistas que quedaron en la zona. Cuenta que sus hijos no se acercaron nunca a esta tradición, también porque emigraron al extranjero para trabajar. Como se puede ver del video, el repertorio del grupo es heterogéneo y sus miembros dicen que aprendieron los temas a oído, escuchándolos de otros músicos o parientes, reinterpretándolos luego según su capacidad mnemónica y técnica o según sus gustos personales. Durante la noche se presentaron diferentes ocasiones en las que la misma melodía interpretada por el gurupo la conocía también Andrea, pero hacía referencia a temas diferentes (ESCUCHA LA CONVERSACIÓN EN EL MP3 AQUÍ ABAJO).Esto indica, según mi opinión, cuanto el movimiento de personas lleve consigo mismo un intercambio natural y la “absorción” de una cultura musical. Por lo tanto, no puede existir una precisa categorización de la música tradicional, ni un dominio absoluto de una música, así como un significado unívoco del término “TRADICION”.
Articolo (p)Link Commenti Commenti (0)  Storico Storico  Stampa Stampa
 

Campane, campanine e baghet nella provincia di Bergamo

Chi mai potrebbe pensare che da quei pesanti campanacci, produttori di sgradevoli suoni disordinati che dall’alto del campanile disturbano con prepotenza la quiete circostante, ricordandoti che è tardi, possa uscire una melodia capace di allietare l’orecchio più delicato? È quello che accade nelle valli bergamasche, dove una passeggiata può sovente venire accompagnata dall’eco di concerti provenienti dai vari campanili sparsi nella zona.
 
È ormai sera quando il camper fa capolino a Nembro, paesello della provincia bergamasca situato nel mezzo della Val Seriana. Un ragazzo dall’esterno mi fa segni per parcheggiare il mezzo, poi senza quasi nemmeno presentarsi, avvisa che ha bisogno di una doccia perché il campanile dal quale è appena sceso era sporco e pieno di piccioni morti, uno dei quali è inevitabilmente caduto sulla testa di un altro campanaro. Nicola Persico, vice della Federazione Campanari Bergamaschi, mi dà così il benvenuto e mi annuncia che il giorno dopo bisogna svegliarsi presto per andare a suonare le campane nella vicina Zanica.
 
Il viaggio per raggiungere il luogo del concerto è ritmato dalle stime di Nicola sull’altezza dettagliata dei vari campanili che man mano incontriamo lungo la strada: “questo è alto 23 metri, ma dentro ci sono solo 5 campane”, “il nostro ne ha otto”; Poi mi illustra alcuni progetti futuri: “entro due anni dobbiamo riuscire a comprare altre due campane per il campanile di...” mi informo sui costi di una campana e preferisco non scriverlo!
 
In un paese vicino a Nembro un prete missionario di ritorno dalla Bolivia, forse influenzato dalla vivacità latino americana, ha fatto ingenuamente verniciare le campane della chiesa con differenti colori sgargianti: nella valle si urla al sacrilegio!
 
In un altro paese, c’è un abitante che nel suo giardino ha fatto costruire la parte finale del campanile, riempendolo di campane da concerto; all’interno della sua casa si possono ascoltare più di 2500 campane provenienti dai quattro angoli del mondo.
 
A Zanica durante il concerto il batocchio della quarta campana si è improvvisamente spezzato; il giorno dopo sarà portato d’urgenza dal carpentiere specializzato in campane per essere immediatamente riparato.
 
Da queste parti si ragiona per “campanilismo”, ogni località ha il proprio patrimonio campanario e il proprio repertorio musicale e la comunità locale piuttosto di non riuscire a contribuire al mantenimento e al miglioramento delle campane del paese, rinuncerebbe a cibarsi.
 
Il mondo delle campane si può dividere in tre gruppi: “campane”, “campane d’allegrezza” e “campanine”. Le prime sono quelle situate nel campanile che vengono azionate dalle classiche corde; l’abilità dei campanari che le suonano in gruppo, consiste nel sincronizzare il tempo del rintocco del batacchio nella campana in modo da formare una melodia con un ritmo regolare.
 
Suonare d’allegrezza invece, significa usare una particolare tastiera situata proprio sotto le campane, i cui grossi tasti sono collegati mediante dei fili di ferro ai batacchi delle campane. Il campanaro, questa volta solista, usa i pugni per far pressione sul tasto ed azionare così la campana corrispondente. È qui che si manifesta la destrezza musicale del campanaro.
 
Per esercitarsi il campanaro non è di certo costretto ogni volta a salire sul campanile, rischiando di disturbare l’intera comunità; si serve bensì di una tastierina di dimensioni ridotte, chiamata “campanina”, una sorta di xilofono le cui note sono prodotte da stanghette con tappi di sughero percosse su pezzi di vetro via via decrescenti, in modo da formare la scala musicale.

TI E' PIACIUTO QUESTO VIDEO?  SI - NO

Sono proprio le campanine che fanno uscire il repertorio dei campanari dai canoni ecclesiastici per abbracciare quello profano. In passato infatti era prassi portarsi le campanine in osteria e farle rintoccare a suon di polche, mazurche e scottish, abbinate ad altri strumenti come la fisarmonica, il clarinetto, la chitarra, il mandolino, il basso e chi più ne ha più ne metta.

Oggi nelle valli bergamasche decine di ragazzi frequentano i corsi di campanine per presto essere in grado di suonare l’allegrezza e addirittura di sollevare con la corda i 25 quintali della campana più grossa del campanile. Un buon esempio è la scuola di Roncobello, diretta da Luca Fiocchi, presidente della Federazione campanari bergamaschi. Vedere il video per credere.

PIU' FOTO

Ringraziamenti: Luca Fiocchi e i ragazzi della scuola di Roncobelo, Valter Biella e la sua famiglia, Nicola Persico, Giorgio Persico, organaro, per avermi concesso il suo laboratorio come parcheggio per il camper, il suo assistente, per la birra e i buoni consigli, il sindaco di Casnigo, i musici: Giuseppe Signori (di Albino, figlio di Mario, campanaro ad Albino), Lucio Mariani, Teresa Villa, Giampietro Crotti, Renata Tomasella.

La canzone qui sotto si intitola “Salisburgo”, ed è suonata con campanine, contrabbasso, chitarra, fisarmonica, ocarina, baghèt. La tradizione campanara stava per scomparire a causa degli inevitabili cambiamenti socioculturali, della sostituzione delle campane a corda con campane azionate elettricamente, e delle restrizioni indotte dalla SIAE per controllare i repertori, ma fu “presa per i capelli”, come dice lui, dal grande Valter Biella che, quasi per miracolo, scoprì un libretto nel quale un vecchio campanaro aveva manoscritto le musiche che poi eseguiva sul campanile (fatto più unico che raro considerando che solitamente i campanari imparavano il repertorio ad orecchio e nemmeno davano un titolo ai pezzi, forse un numero). Grazie a questa scoperta e al lavoro di recupero di Valter, il materiale dei campanari fu rimesso in circolazione e addirittura rinvigorito dai campanari di nuova generazione che, orgogliosi, si riappropriarono delle musiche dei loro nonni dando loro nuovi significati, come in questo pezzo.

Articolo (p)Link Commenti Commenti (1)  Storico Storico  Stampa Stampa
 

un martedì sera in un parcheggio nella Milano metropolitana, RETE 104 entra negli studi de "Il Cammino della Musica". Intervista all'interno del camper !!!

 Diego y Marcelo, quando andrà in onda ??

Articolo (p)Link Commenti Commenti (1)  Storico Storico  Stampa Stampa
 

Le tradizioni musicali del Veneto

Quella del Comelico (vedi post sotto) non era la prima visita del cammino della musica nel Cadore veneto; pochi giorni prima il camper aveva virato da queste parti facendo tappa prima di raggiungere il Trentino Alto Adige (vedi post: Musica tra le nuvole). Il pretesto era quello di conoscere Andrea da Cortà, che finora avevo solo sentito per telefono (ho decine di contatti sparsi nel territorio italiano che mi forniscono preziose informazioni sul nostro patrimonio musicale, dei quali conosco bene la voce ma la faccia posso solo immaginarmela).
 
Ad Andrea non piaceva l’idea che la mia visita fosse infruttuosa dal punto di vista della documentazione. Voleva che me ne andassi con almeno la registrazione di un musicista veneto. Ricordo che un giorno mi aveva avvisato che da queste parti solitamente non è ben accetto il forestiero che arriva con registratore e quant’altro. Io avevo risposto dicendo che anche io del resto sono veneto. La sua risposta era stata tanto secca quanto sorprendente: “Ancora peggio.
 
Contro ogni previsione, Andrea riesce a sfilare un sì da un signore che suona il mandolino a Foppa di Forno di Zoldo. Nemmeno lui ci crede. È un lunedì molto freddo, e la neve è alta almeno un metro e mezzo ai bordi delle strade.
 
Al nostro arrivo Arnoldo Alessio ci sta aspettando fuori... sta aspettando anche altri due suoi amici musici, un fisarmonicista e un chitarrista. Mi avvisa che quest’ultimo non vuole assolutamente essere ripreso o registrato. Poco male penso, “almeno posso ascoltarlo io”. Inganniamo l’attesa con del buon vino servito con del formaggio. … parla in dialetto e io che sono veneto, non ci capisco nulla. Andrea, che vive a pochi km di distanza (Pieve di Cadore) capisce, ma non tutto. È sorprendente come in Italia i dialetti siano così radicalmente differenti tra paesi così poco distanti l’uno dall’altro.
Quando la formazione è al completo e il ghiaccio è rotto, ci spostiamo ai piani inferiori e i tre musici sfornano tutto il loro repertorio che varia dalla canzone veneta più tradizionale a quella italiana più nazionalizzata. Suoniamo anche io e ed Andrea con il suo organetto. Mi azzardo a tirare fuori gli arnesi della registrazione. Guardo il chitarrista come un cagnolino guarda il padrone dopo aver commesso un malanno. Lui ci pensa un attimo e poi mi dice Ma sì dai!, Non c’è problema, facciamo uno strappo alla regola”.
.

È notte tarda quando la serata si conclude, io e Andrea siamo super soddisfatti, i tre amici musici anche. Ci lasciamo con grande mutua ammirazione e con la certezza che le buone intenzioni e l’umiltà suggellate dal far musica, siano in grado di uniformare le moltitudini ed abbattere qualsiasi preconcetto mentale.

NOTE INTERESSANTI:

Alessio è forse uno degli ultimi mandolinisti rimasti nella zona. Racconta che i loro figli non si sono mai avvicinati a questa tradizione anche perché sono emigrati all’estero per lavorare. Come si nota nel filmato, il repertorio del gruppo è eterogeneo e i componenti dicono che hanno appreso i pezzi ad orecchio, ascoltandoli da altri musicisti o parenti, e poi li hanno reinterpretati secondo le loro capacità mnemonico/tecniche, o in base a gusti personali. Durante la serata si sono presentate diverse occasioni dove la stessa melodia interpretata dal gruppo, la conosceva anche Andrea ma riferita a musiche differenti (ASCOLTA LA CONVERSAZIONE DELL'MP3 IN BASSO). Questo sta ad indicare, a mio avviso, quanto il movimento delle masse umane porti con sé un naturale scambio e assorbimento di cultura musicale; non può esistere quindi una precisa categorizzazione della musica tradizionale, né un demanio assoluto di una musica né una preciso significato del termine “TRADIZIONE”.

                                   TI E' PIACIUTO QUESTO POST?  SI - NO

Articolo (p)Link Commenti Commenti (2)  Storico Storico  Stampa Stampa
 

Andrea da Cortà warned me: "If you don’t come to listen to them during carnival it will be difficult to do it after". Unfortunately, I can reach Comelico Superiore just a month after that time and the only two violinists in the village do not want to play again. We have to wait another year to listen to them. In this village located in the Belluno Dolomites it is celebrated a typical carnival with the masks Matazìn and Matazina (among others) and a procession of accordion, guitar, bass and... violin players.
 
The opportunity to visit Comelico and to know its people and the Polka Saltata has been offered to me by the Association “Gruppo Candide” (www.gruppocandide.it) and the “Union ladina dal Comelgo”. Thanks to the initiative of the multi instruments player Andrea da Cortà (in the center; see picture www.altei.it), they invite me for my Video show”, thus this is the right opportunity for a syncretic exchange of Italian / Latin American / Comelico musical views.

The idea to organize a "video show" has the purpose to flush out the violinists, to sensitize them and try to make them play with the pretext of the invitation. Unfortunately in the village they say that without the accordionist the violinists do not play, thus the organizers take the phone and start looking for the accordion.
 
The sun sets and so do the lights of the theatre and the show begins. I must say that the participation of Comelico audience was one of the warmest (and they say that the inhabitants of the mountains are cold!), everybody knows each other and the atmosphere is very intimate. I play the last piece and the musicians start being itching to play, they take out their instruments and….the dancing is opened .... What about the violinists? I will find them next year.

The piece of the movie is a Polka Saltata. Andrea da Cortà tells me that this type of dance is present only in Comelico Superiore, in Dosoledo, Candide and Padula. Then there is another conservative oasis in the Four Provinces (Genoa, Alessandria, Pavia and Piacenza ). In all these places the dance is the same, but the steps are slightly different. The people present at the show are able to recognize the origin of the couple by the way they dance. The violin, formerly used for this type of music, seems to be doomed to disappear. In Comelico Superiore,  a part from the two "ghost" violinists there is nobody ready to continue the tradition. Moreover, the introduction and wide dissemination of the accordion in popular repertoire have substituted the use of the strings due to the technical easiness an the timbre possibilities.

 

TO BE CONTINUED...

 

Thanks to: Andrea da Cortà, Lucio Eiche Clere, Ass. "Gruppo Candide", Manuela da Cortà, il pubblico di Comelico, Union ladina dal Comelgo.

 

Articolo (p)Link Commenti Commenti (0)  Storico Storico  Stampa Stampa
 
Andrea da Cortà me había avisado:Si no venís a verlos en el periodo de carnaval, será difícil escucharlos luego”.  Lamentablemente pude llegar a Comelico Superiore solamente un mes después del carnaval y los únicos dos violinistas del pueblo no tienen más ganas de tocar. Para escucharlos habrá que esperar un año.En este pueblo de las Dolomites belluneses se festeja un típico carnaval con las máscaras Matazìns y Matazere (entre otras) y un desfile de músicos que tocan el acordeón, la guitarra, el contrabajo y…el violín.
 
La Asociación “Gruppo Candide” (www.gruppocandide.it) y la “Union ladina dal Comelgo” son las que me dan la oportunidad de visitar Comelico y conocer su gente y la Polca Saltata), gracias a la habilidad del gran poli-instrumentista Andrea da Cortà (al centro; ver imagen www.altei.it); me invitan para mi “Video show”: la ocasión es perfecta para realizar un sincrético intercambio de opiniones musicales Italianas/Latinoamericanas/Comelicanas.
 
La idea de organizar un “video show” nace también de la voluntad de encontrarme con los violinistas, sensibilizarlos y, con la excusa de la invitación, ver si pueden tocar algo. Lamentablemente, en el pueblo dicen que sin acordeonista los violinistas no tocan; los organizadores así empiezan la búsqueda telefónica del acordeonista.
 
Ya llega el atardecer y las luces de la sala y del espectáculo se encienden. Tengo que admitir que la participación del público del Comelico ha sido una de las más calidas (¡y después dicen que los habitantes de los montes son fríos!); todos aquí se conocen y el ambiente es de gran intimidad. Toco el último tema y a los músicos presentes en la sala les pican las manos, desenfundan los instrumentos….y se empieza a bailar. ¿Y los violinistas? Los encontraré el año que viene.
 
 
El tema del video es una Polca Saltata. Andrea da Cortà me cuenta que este tipo de baile está presente solo en Comelico Superiore, en Dosoledo, Candide y Padola. Existe también otro oasis que conserva esta música en las cuatro provincias (Génova, Alessandria, Pavia y Piacenza). En todas estas zonas el baile es el mismo, pero los pasos son un poco diferentes. Los que están presentes en la sala son capaces de reconocer la proveniencia de la pareja por el modo de bailar. El violín, utilizado en periodo de carnaval, está desapareciendo; parece que en Comelico Superiore, a parte de los violinistas “fantasma”, no hay nadie que quiera seguir con la tradición. De hecho, la introducción y la gran difusión del acordeón en el repertorio popular reemplazaron, por facilidad técnica y posibilidad de timbre, el uso del instrumento de arco.
.
SEGUIMOS MANANA...
. Traduccion: Sabrina Espeleta
.
Agradecimientos: Andrea da Cortà, Lucio Eiche Clere, Ass. "Gruppo Candide", Manuela da Cortà, il pubblico di Comelico, Union ladina dal Comelgo.
Articolo (p)Link Commenti Commenti (0)  Storico Storico  Stampa Stampa
 
Bolzano;I am with Robert Schwaerzer, a musician and researcher of Referat-Volksmusik, he is speaking at the phone looking for an opportunity to discover the music of Alto Adige.  He talks to everyone in German and get good hopes, but suddenly his face enlightens; he takes the phone and calls Otto Dellago. While discussing he looks at me making a victory sign: on Saturday his friend will make the usual annual sleigh performance with his "Trio donne Gardena" in one of the valleys of the Dolomites and .. he invites me to follow them.

This is the perfect occasion to learn about a music culture strictly connected to the surrounding mountain environment. The “Trio d’ëiles de Gherdëina cun Otto Dellago” is a group formed by Ladins, an ethnic-linguistic minority of about 30.000 people, divided into the geographical region called ladinia located between Trentino Alto Adige and Northern Veneto.
Even if these people are established in the Italian territory, they have their own culture, language and customs that have been often jeopardized by events in the history of our country. Now they enjoy protection and enhancement.

The meeting has been fixed early in the morning in a mountain dew of Val di Funes that the camper try to reach climbing through steep snow-covered ways. I arrive a little in late, I cannot see anyone and I start worrying but, from the car parking gentle voices of women perfectly in tun echo accompanied by a guitar; I hope to have found them. I rush on the ice with the risk to fall,
but the anxiety of the haste is soon cancelled by the harmony of these notes and the landscape. It is peace.

Since many years Monika, Claudia, Petra, and Otto perform a repertoire of religious and profane songs which are exclusively traditional of the alpine area. Between them they speak Ladino or German, but today they try to speak Italian because of me, even if they say " they do not feel really Italians”. Otto plays many instruments. In the custody of his guitar you can find small instruments he is testing, such as the ocarina, or the marranzano (Jew's harp), but he also plays the zither, an instrument widely used in this area in the past. He says that these songs were sang in the family occasions but now they do not sing often. They do it not for recovery or maintenance purposes but just for the pleasure of sharing some moments together.
Among the repertoire of the group there are also some Yodel (see the first part of the movie). This is surely the  most northern music of Italy; so northern that seems to be among the clouds. It will be certainly curious to get to Sicily and to compare the two sound landscapes at the opposite sides of our beautiful country. Meanwhile, from up here, I look towards the south, lulled by these notes, daydreaming on the adventure that I expect.
VERSIONE IN ITALIANO - VERSIÓN EN ESPAÑOL

The title of the piece you find here below is
Ciantia d’amor - Sciche na berca zënza vënt(Love poetry - Like a boat without wind). It has been composed by Otto Dellago and interpreted by the "Trio de Eilës Gherdëina". It is not a traditional piece like the ones you can listen in the movie. It draws from the tradition but it has definitely a present-day flavor .
 
Sciche na berca zënza vënt, - like a boat without wind
o n cheder nia depënt, - or a not painted painting
sciche n ciof zënza pavël, - like a flower without butterfly
o na nibla zënza ciel. – or a cloud without sky
.
Articolo (p)Link Commenti Commenti (0)  Storico Storico  Stampa Stampa
 

Articolo (p)Link Commenti Commenti (3)  Storico Storico  Stampa Stampa
 

Le tradizioni del Veneto

Andrea da Cortà mi aveva avvisato:Se non vieni ad ascoltarli in periodo carnevalesco sarà dura poi riuscirci”.  Purtroppo posso arrivare nel Comelico Superiore solo un mese dopo quel periodo e gli unici due violinisti del paese non ne vogliono sapere di suonare ancora. Per sentirli bisognerà aspettare un anno. In questo paese situato nelle Dolomiti bellunesi si celebra un caratteristico carnevale con le maschere Matazìns e Matazere (fra le altre) e un corteo di suonatori di fisarmonica, chitarra, contrabbasso e... violino.
 
L’opportunità di visitare il Comelico e conoscere la sua gente e la Polca Saltata, me l’offre l’Associazione “Gruppo Candide” (http://www.gruppocandide.it/) e la “Union ladina dal Comelgo”, grazie all’intraprendenza del grande polistrumentista Andrea da Cortà (al centro; vedi immagine www.altei.it); m’invitano per un mio “Video show”, quindi l’occasione è proprio quella giusta per un sincretico scambio di opinioni musicali Italiane/LatinoAmericane/Comeliane.
 
L’idea di organizzare un “video show” nasce pure dall’idea di stanare i violinisti, sensibilizzarli e cercare di farli suonare con il pretesto dell’invito. Purtroppo in paese corrono voci che senza un fisarmonicista i violinisti non si esibiscano; gli organizzatori così si appendono al telefono e scatta la ricerca della fisarmonica.
Il sole cala e con lui anche le luci di sala e lo spettacolo ha inizio. Devo dire che la partecipazione del pubblico del Comelico è stata una fra le più calorose (e poi dicono che gli abitanti delle montagne sono freddi!); tutti qui si conoscono e l’atmosfera è di grande intimità. Suono l’ultimo pezzo e ai musici presenti in sala prudono le mani, sfoderano gli strumenti e… via alle danze. I violinisti? Li troverò il prossimo anno.
 
 
Il pezzo del filmato è una Polca Saltata. Andrea da Cortà mi racconta che questo tipo di ballo è presente solo nel Comelico Superiore, a Dosoledo, Candide e Padola. C’è poi un’altra oasi conservatrice nelle Quatto province (Genova, Alessandria, Pavia e Piacenza). In tutte queste frazioni il ballo è lo stesso, ma i passi sono sottilmente differenti. I presenti in sala sono capaci di riconoscere la provenienza della coppia dal modo di danzare. Il violino, usato nel periodo del carnevale, pare sia destinato a scomparire; a Comelico Superiore oltre ai due violinisti “fantasma” pare non ci sia nessun altro pronto a continuare la tradizione. Del resto l’introduzione e la gran diffusione della fisarmonica nel repertorio popolare hanno soppiantato, per facilità tecnica e possibilità timbrica, l’uso dello strumento ad arco. 
.
CONTINUA DOMANI...
.
Ringraziamenti: Andrea da Cortà, Lucio Eiche Clere, Ass. "Gruppo Candide", Manuela da Cortà, il pubblico di Comelico, Union ladina dal Comelgo.
TI E' PIACIUTO QUESTO POST?  SI - NO
Articolo (p)Link Commenti Commenti (0)  Storico Storico  Stampa Stampa
 
Bolzano; estoy con Robert Schwaerzer, un músico e investigador de la Referat-volksmusik; está pegado al teléfono, buscando el momento justo para descubrir la música del Alto Adige. Habla con todos en alemán y tiene buenas esperanzas, pero de repente su rostro se ilumina; levanta el teléfono y llama a Otto Dellago. Mientras habla me mira y me hace una señal de victoria: el día sábado el amigo hará su habitual salida anual en trineo con su “Trío mujeres Gardena” en uno de los valles de las Dolomites y…me invita a seguirlos.
¿Qué ocasión podría ser mejor de esta para conocer más a fondo una cultura musical muy fuertemente vinculada con el ambiente de montaña? El “Trio d’ëiles de Gherdëina cun Otto Dellagoes un grupo formado por ladinos, una minoría étnico-lingüística de aproximadamente 30.000 personas divididas entre la región geográfica llamada ladinia, que se encuentra entre el Trentino, Alto Adige y el Veneto septentrional. Este pueblo, si bien arraigado en territorio italiano, tiene una cultura, un idioma y costumbres independientes que muy a menudo han sido amenazados por los eventos históricos de nuestro país, pero que hoy en día gozan de protección y valorización.
El encuentro ha sido organizado para la mañana temprano, en un refugio de la Val di Funes que mi casa rodante alcanza lentamente entre los empinados caminos de nieve. Llego un poco atrasado, no veo a nadie y empiezo a preocuparme, pero de la parte alta del estacionamiento escucho suaves voces femeninas, perfectamente afinadas y acompañadas por una guitarra; espero que sean ellos. Voy corriendo entre el hielo con el riesgo de caerme en cualquier momento en el suelo, pero mi emoción y mi apuro desaparecen enseguida luego de escuchar estas notas y su paisaje. Y de repente, todo es paz.
.

Monika, Claudia, Petra y Otto desde ya hace años ejecutan un repertorio de canciones profanas y religiosas tradicionales de la zona alpina. Entre ellos hablan en ladino, o en alemán, pero hoy estoy yo y tratan de hablar en italiano aunque dicen que no se sienten muy italianos. Otto es un poli-instrumentista, en el estuche de su guitarra se pueden encontrar pequeños instrumentos con los cuales se deleita, como la ocarina o el birimbao (marranzano / scacciapensieri), pero toca también la cetra, un instrumento muy utilizado por esta zona en el pasado. Dice que estos son los cantos que se hacían en familia, pero que ahora están desapareciendo. Ellos cantan y tocan sin objetivos de recuperación o mantenimiento: lo hacen por el gusto de compartir algunos momentos juntos.

.

Entre el repertorio del grupo están también los Yodel (en la primera parte del video), que sin lugar a dudas es la música más septentrional de Italia; tan al norte que parece estar entre las nubes. Será muy interesante llegar a Sicilia y poder comparar los dos paisajes sonoros en los dos extremos de nuestro país. Mientras tanto, desde aquí arriba, llevado por las notas, miro hacia el sur, imaginándome la aventura que todavía me espera.

.

.

VERSIONE IN ITALIANO - ENGLISH VERSION


El tema aquí abajo se llama “Ciantia d’amor - Sciche na berca zënza vënt (Poesía de amor – Como un bote sin viento). Está compuesta por Otto Dellago e interpretada por el “Trio d’ëiles de Gherdëina”. No es un tema de la tradición, como los que se pueden escuchar en el video. Toma inspiración de la tradición, pero tiene un sabor muy actual.

.

Sciche na berca zënza vënt, - como un bote sin viento

o n cheder nia depënt, - o un cuadro sin pintar

sciche n ciof zënza pavël, - como una flor sin mariposa

o na nibla zënza ciel. - o una nube sin cielo

.

 
 
Articolo (p)Link Commenti Commenti (0)  Storico Storico  Stampa Stampa
 
Pagine: 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 32 33 34 35 36 37 38 39 40

Iscriviti alla newsletter
chi sono


in questo momento
decisamente controcorrente



RAI DUE


RAI TRE


RAI TRE


RAI KILIMANGIARO


il Libro


CD chitarra


CD HandPan


visit my handPan website




Con il sostegno di







 



Ultimi commenti:
Ciao Alyssa. Si, è m...
07/07/2016 @ 11:35:11
Di Andrea Gorgi ZU
Semplicemente avvolg...
08/05/2016 @ 22:36:32
Di Alyssa
Ciao Elena. Grazie p...
17/01/2016 @ 05:42:38
Di Andrea Gorgi ZU
Il veneto non è un d...
11/01/2016 @ 11:01:00
Di elena
hehe! ma quelle imma...
12/08/2015 @ 11:45:46
Di Zu
sicuramente un filma...
12/08/2015 @ 08:10:26
Di roby boscarin
Ciao Nicola, grazie ...
29/06/2015 @ 10:39:23
Di Zu
Conosco questa canzo...
28/06/2015 @ 23:51:31
Di Nicola Scarpel
DOCUMENTARIO BELLISS...
16/05/2015 @ 18:56:14
Di b
Caro Zu , anche con ...
18/03/2015 @ 19:35:58
Di Adelina, Gianni
bravi!che possiate c...
16/03/2015 @ 10:26:20
Di gianfranco micarelli -scultore-
Grande Andrea!Ho app...
03/03/2015 @ 19:15:11
Di Diego
C'è tanto dentro que...
26/02/2015 @ 17:24:41
Di Stefania D.
Emozione.....tanta ....
26/02/2015 @ 17:23:23
Di Alida
aggiungerei anche il...
26/02/2015 @ 17:20:54
Di Tatiana M.
anche Giuliano Prepa...
26/02/2015 @ 17:20:30
Di Otello S.
chissà cosa ne pense...
26/02/2015 @ 17:19:52
Di Paolo
Guardo le foto e leg...
07/02/2015 @ 06:50:44
Di Mrisa
grazie meraviglioso ...
01/02/2015 @ 10:42:12
Di Francesca G.
How wonderful that y...
31/01/2015 @ 19:35:57
Di Lorie H.
Il caos di Jaipur cr...
31/01/2015 @ 19:33:49
Di Lara F.
Bravi! fate sentire ...
29/01/2015 @ 19:30:15
Di Adelina, Gianni
Veramente bello!!! C...
29/01/2015 @ 17:28:07
Di Lara
Sempre con un po' di...
25/01/2015 @ 01:23:33
Di Valerio
CIAO SONO NICLA VIAR...
24/01/2015 @ 06:26:16
Di NICOLA
...GRANDE Federico.....
23/01/2015 @ 06:57:17
Di sandro brunello
Ciao vagabondi, buon...
21/01/2015 @ 07:35:07
Di Robi e Anna
E' invidiabile e dev...
10/01/2015 @ 15:48:00
Di taddeo scalici
Parabéns, Andrea, me...
08/11/2014 @ 11:12:08
Di Valdeni
muy bueno andrea ya ...
08/11/2014 @ 11:11:38
Di Chelo


18/10/2017 @ 05.35.18
script eseguito in 47 ms


radio popolare la tribu