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Archivio Io Suono Italiano ?     archivio dal tango alla musica caraibica

Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
23-06-2007
SECONDA PARTE
Come da copione, sono ritornato alla bella città capitale della regione del Paraná e capitale ecologica. A 650 km a nord di Bento Gonçalves. Curitiba è una città di 2 milioni di abitanti, ha un'archittettura moderna ed è un centro culturale molto importante. Teatri, musei e incontri culturali sono dappertutto. Curitiba non possiede una musica propriamente caratteristica, però per le sue strade si può ascoltare una varietà musicale proveniente dal nord e dal sud del paese. E' una città davvero rivolta al progresso musicale. In queste due volte in cui ci sono stato, ho assistito ad esibizioni di altissimo livello, dove la tradizione si mischia con l'innovazione. Ad attendermi a Curitiba, Nena, (www.act.com.br) la ragazza conosciuta alla Ihla do mel il maggio scorso (vedi post: Fandango in Brasil). Nena durante questo periodo si è impegnata a trovare contatti utili al progetto, a coinvolgere radio locali e a portarmi a concerti interessanti, tra i quali quello di un artista molto conosciuto da queste parti, Tomzé, che  ha un passato di contestazione. Tomzé ha 74 anni ma sul palco si muove come una piuma. (vedi tomze.com.br
La Domenica di Curitiba è di tradizione il mercato dell'artigianato Ferinha do Largo da Ordem, dove centinaia di bancherelle sfoggiano i colori dei loro prodotti: qui si trova di tutto, dai libri agli oggetti più strani, come ad esempio un vecchio scarpone con dentro una libreria per topi...  in questo contesto si esibisce da moltissimi anni il Conjunto Choro e Seresta che con la sua musica allieta le centinaia di persone che si concedono volentieri  una pausa musicale tra un acquisto e l'altro. Il gruppo ha una storia molto antica, la prima formazione risale al lontano 1970. Al cavaquinho (strumento a corda tradizionale brasiliano) Moacyr de Azevedo, integrante del gruppo dalla sua formazione. Ha 85 anni, dice che ormai il suo corpo è vecchio, ma la sua mente musicale è ancora frizzante. Il gruppo suona principalmente il Choro, un genere arrivato a Rio de Janeiro nel 1880, sicuramente il genere più conosciuto e rappresentativo del Brasile, assieme al Samba. Joãu Luis Rodriguezil, percussionista del gruppo, mi racconta la storia della formazione: furono invitati a suonare alla ferinha direttamente da Jaimer Lerner, all'epoca governatore della città; poi mi permette di registrare alcuni pezzi dedicati esclusivamente all'Italia. Ho inviato uno di questi a Radio Vita, e potete ascoltarlo sulla undicesima puntata.  
Alle dodici le bancherelle cominciano a sbaraccare, ma il gruppo ha appena finito di scaldarsi le mani. Ci si trasferisce così tutti al bar vicino alla piazza, dove fino a sera tra una cashaça e una cerveja, si balla al ritmo di samba e choro, per l'appunto. E' questa la vera atmosfera brasiliana.

 

Curitiba è anche un importante centro di cultura italiana. Santa Felicidade è il barrio dove nel 1878 arrivarono i primi italiani veneti; oggi è una zona tipicamente italiana posta ai lati della città. Sulla strada principale che attraversa qusta zona, sono numerosi i ristoranti italiani costruiti su edifici che si rifanno all'architettura italiana antica. C´è ad esempio un ristorante che riproduce il castello di Marostica. Qui il mantenimento della cultura eno-gastronomica italiana è davvero fortissima; e numerose sono anche le bellissime cantine che producono vino italiano. Santa Felicidade è veramente un bel quartiere curato e con molto verde, che vale la pena di visitare se si passa da queste parti. Questa è anche la sede di numerosi gruppi folklorici e corali che si impegnano a mantenere vivo il patrimonio musicale artistico italiano. Pedrinho Culpi è per l'appunto uno dei più accaniti mantenitori di cultura italiana e alla domenica conduce un programma a Radio Colombo, intitolato “Rivivere l´Italia” al quale mi ha invitato in occasione della mia vista a Curitiba. Il programma, rigorosamente in italiano o dialetto veneto, è seguito da migliaia di persone e propone solo musica popolare veneta. Pedrinho è anche parte integrante del "Quartetto Allegri Musicanti" e del "Gruppo Veneti in Brasile". Una di queste sere mi ha invitato a cenare in uno dei più conosciuti ristoranti del barrio; il Cascatinha, dove il proprietario ancora prima di presentarsi, mi ha messo in mano um bicchiere di grappa ed un piatto di polenta. Dopo la cena il "Coro Veneti in Brasile" si è esibito sfogliando tutto il suo repertorio di vecchie canzoni venete, applaudito da tutto il ristorante. (Sulla puntata n. 11 di Radio Vita troverete una conzone del Gruppo Veneti in Brasile e una curiosa testimoniza in dialetto veneto). La cena è stata a dir poco abbondante ed ottima.  A Santa Felicidade ho fatto anche visita anche al "Gruppo folklorico Italo Brasileiro Santa Felicidade", (www.grupoitalo.com.br/) che all'interno di un bellissimo edificio con una gigantografia del Ponte di Rialto di Venezia, si è esibito solo per me, ballando le tipiche danze venete e trentine con tanto di vestiti d'epoca. Il presidente del gruppo mi ha fatto visitare il deposito dei costumi: ce ne sono più di cinquemila, raccolti in molti anni di lavoro e ricerca per l'Italia. Mi confessa di aver fatto molta fatica per recuperare tutto questo materiale e dice che spesso non riceve nessuna assistenza e supporto da parte delle varie sezioni italiane. Lo spettacolo dei balli è stato veramente brillante e di altissima qualità.  

Quella che inserisco qui sotto è una canzone che fa parte del genere Caipira; un genere musicale tradizionale principalmente della zona di São Paulo, ma anche del Paraná e di Minas Gerais. A raccontarmela e a suonarmela, due fra i massimi esponenti di questo genere a Curitiba. Oswaldo Rios e Rogério Gulin, insieme ai "Viola Quebrada"(www.violaquebrada.com.br). Il termine Caipira deriva dallla lingua Tupi (una delle 180 lingue indigene parlate in Brasile), e significa "cortador de mato" (tagliatori di bosco) così gli indios chiamavano l'uomo bianco che arrivava in Brasile e cominciava a fare man bassa di tutta la selva brasiliana. Il genere risale al 1500, ma la prima registrazione che la battezzò appunto con il nome di Caipira risale al 1927. La formazione tipica di questa musica è violão (chitarra) e Viola Caipira, uno strumento di origine portoghese  molto simile alla chitarra, ma con dieci corde in metallo disposte in cinque coppie. Uno strumento veramente divertente e con un suono brillante. I musici mi raccontano che non esiste un ritmo per identificare la Caipira, ce ne sono invece molti, alcuni con nomi indigeni come Caterete, Cururu, Querumana Catira, altri con nomi europei come Vals, Polka... Ciò che la caratterizza è la formazione ed il canto in coppia per terza. Il testo è ancora una volta riferito alla vita rurale e campesina, "parla d´amore e tragedie", suggerisce Rogério. E' un portoghese arcaico, che sente delle influenze indigene e anche italiane.. il ritmo è binario. Il pezzo si intitola Encantos de Naturaleza di Tião Carreiro e Luiz de Castro. Il ritmo di questa canzone Caipira é Querumana. Bibliografia: Nepomuceno, Musica caipira da roça ao redeio editoria 34, 1999. Tecnica viola A arte de pontear viola Roberto Correa. www.violacorrea.com.br

Il testo:

Tu que não tiveste a felicidade deixe a cidade e vem conhecer

Meu sertão querido, meu reino encantado

Meu berço adorado que me viu nascer

Venha o mais depressa não fique pensando

Estou te esperando para te mostrar

Vou mostrar os lindos rios águas claras

E as belezas raras do nosso luar


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Domenica 10 giugno, alle 11 collegamento radio tra Radio Viva www.leouve.com.br di Bento Goncalves (Brasile) e Radio Conegliano (Italia). UN PROGRAMMA INTERAMENTE IN DIALETTO VENETO! vai sul sito http://www.radioconegliano.it/ e clicca "ON AIR". Qui saranno le 6 di mattina...

www.imprensadigital.blogspot.com

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09-06-2007

Eccomi qui in terra brasiliana, nuovo paese, nuova cultura, nuovo idioma e nuova musica. Tanta musica.

Da Assuncion ho raggiunto Posada (Argentina), dove mi sono fermato una notte; attraversato il grande Rio Uruguay, che oltre ad essere un fiume è un confine, ho raggiunto Santo Angelo, prima tappa brasiliana nella regione di Missione a Rio Grande do Sul (estremo sud del Brasile).

Varcato il confine, le immagini che mi si proponevano dai finestrini dell'autobus, che in questo caso sembravano grandi schermi televisivi, mostravano con i loro colori paesaggi sconfinati che declamavano senza alcuna timidezza l'immensità di questo paese in un'esplosione di natura.

Santo Angelo è una località che conta 80.000 abitanti ed è la capitale della musica missionera. Ad aspettarmi ci sono Claudette e Victor Boff. Il contatto l'ho avuto tramite l'amico di Vittorio Veneto, Carlo De Poi. Claudette ha origini di Cison di Valmarino ed è una professoressa universitaria di storia dell'arte, Vicotor ha origini bellunesi, è medico ed appassionato di musica missionera. Avevo già sentito parlare dell'ospitalità brasiliana ed incontrando queste due persone, non posso fare altro che confermare la gentilezza, la cordialità e l'accoglienza per lo straniero, che caratterizza questa bella gente. Claudette e Victor, oltre ad ospitarmi nella loro grande casa per tutta la mia permanenza con ogni genere di comodità, hanno organizzato minuziosamente incontri con musici missioneri, interviste a radio e periodici, incontri con italiani e... aborigeni (nel prossimo post racconterò della mia esperienza tra gli indios guarani, della loro vita e della loro musica).

Sebbene mi trovi in Brasile, in questa zona l'influeza argentina, uruguaya e paraguaya è ancora forte: qui si beve lo Shimarrão che sarebbe il corrispondente Mate argentino però con un'erba dal gusto più soave. Fuori dai centri abitati molti pascoli domati dai Gauchos, che sono diversi da quelli argentini solo nell'abbigliamento (vedi articolo: fiera de los gauchos). La carne è ancora buona e Victor è un ottimo cuoco; il suo piatto forte è il Churrasco, che sarebbe la Parrilla argentina.

L'unione e l'affinità com le terre confinanti è confermata anche dalla musica. Marco Augusto Munchen (un chitarrista missionero) dice che la musica missionera più che riferirsi ad un genere musicale si riferisce ad un'area musicale, che comprende tutto il Rio grando do Sul ed in particolare la zona di Missione, ma ingloba visibili influenze della musica del litorale argentino e uruguayo, della quale ho scritto nei post precedenti, e la cultura Guarani è presente in modo consistente anche qui. Augusto spiega anche che, sebbene si parli di una musica “universale” di queste parti, lo stile del musico missionero è ben riconoscibile da quello limitrofo e dona così alla musica missionera, un'identità ben specifica.
A Santo Angelo ho fatto visita all´Associazione Missionera della Etnia Italiana (AMEI). Il presidente Ivan Barrachini e tutti i soci mi hanno invitato ad una cena nel bell'edificio sede dell'associazione, costruito 18 anni fa con il contributo gratuito di tutti i soci. I partecipanti alla festa sono tutti discendenti di italiani, sopratutto veneti, ma non c'è nessuno che sia nato in Italia. Il presidente mi spiega che in questa zona del Brasile la maggiorparte degli italiani fa parte della terza o quarta generazione. Non manca comunque chi mi parla in dialetto, ricordando le parole dei nonni o dei genitori. Dopo cena si è esibito il coro AMEI diretto da Irmano Bruno, che legge le note da un libricino il cui titolo mi crea un po' di mainconia: "Ricordi d´Italia". Anche in questo caso l'accoglienza è stata calorosa. Sono stato trattato come un re, ho scattato mille foto e scambiato qualche parola più o meno con tutti i partecipanti, in una lingua che sta ai confini con italiano, portoghese, spagnolo e dialetto veneto. L´importante è capirsi.

Il pezzo che metto qui sotto è una Chamarrita Missionera (per la chamarrita vedi articolo: Chiama Rita a Concepción cliccando su "storico") è suonata da Marco Augusto Munchen alla chitarra, José Luiz Scheis alla gaita, Edison Grabin al basso. Sono tre musicisti gauchos di Santo Angelo. Il pezzo si intitola Recuerdos Costeros di José Luis Vilela e Cenair Maica. Gli strumenti utilizzati sono quelli tipici del genere litorale. L´acordeon da queste parti viene chiamato Gaita. Il testo della canzone è un valido esempio della tematica del genere missionero che si riferisce alla vita del los gauchos in relazione ai paesi confinanti: Nasci num catre de vento e com o vento me criei meu rumo e remo a tracei emparelhando horizontes. Sono nato in un letto di vento e con il vento mi sono cerato, il mio cammino a remi terminó accoppiando orizzonti. Gli orizzonti sarebbero quelli di Argentina e Brasile uniti dal Rio Uruguay. Il pezzo parla di un gaucho costero che attraversa il confine argentino per portare merce da vendere in Brasile.

Ringraziamenti: Claudette e Victor Boff, la direttora accademica de la universidad de Santo Angelo, Jerson Fontana, Luis Octavio, tutti i soci dell´associazione AMEI, Radio Santo Angelo, Fatima Cattani del Jornal das Missões, il giornalista Cristiano Devicari, principessa Casarotto Alessandra, tutti gli amici di Santo Angelo.
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04-06-2007
Non era nel programma passare per questo bel paese che pochi conoscono e molti ignorano. Io ci sono venuto l’anno scorso, quando dalla Bolivia decisi di raggiungere Las Cataratas de Iguazu (le spettacolari cascate a Nord Ovest dell’Argentina), passando per il Paraguay anziché per il Brasile (prendendo una mappa si capisce). A spingermi qui anche quest’anno, due amici, Panchi e Sonia, due architetti di Assuncion, che l’anno scorso mi regalarono un’autentica vacanza avventurosa nel Chaco paraguayo, una zona selvaggia caratterizzata da fauna e flora particolarissime. Da Corrientes (Argentina) ad Assuncion, sono “solo” cinque ore di auto e così, entrato in contatto “ciberepistolare” con gli amici, ho deciso di fare una capatina da queste parti.
 
Assuncion è la capitale del Paraguay; è una città che conta un milione di abitanti ed è molto inquinata, come tutte le grandi città dell'America Latina. Al centro storico si susseguono quartieri poveri e desolati, ma affascinanti per i loro colori, per la varietà di automezzi scassatissimi e “assemblati in casa”, e per l’attività frenetica dei venditori ambulanti che ad ogni incrocio cercano in tutti i modi di venderti qualcosa: frutta, caramelle, dolci, pulizia dei vetri dell’auto, scarpe, e chi più ne ha più ne metta.
 
Ho deciso di venire qui anche perché il Paraguay è la culla di tutta la musica che ho raccolto fin ora nel litorale argentino. La cultura Guarani parte infatti da questi luoghi (vedi post: Gracias Concepciòn del Uruguay). Per la strada, soprattutto le persone più anziane e più povere, parlano questo idioma veramente complicato ed incomprensibile. Da pochi anni il governo paraguayo ha saggiamente deciso di inserire tra le materie scolastiche l’insegnamento del Guarani, con l’intento di preservare la conoscenza di un idioma così antico ed importante.
 
Panchi e Sonia, animatosi dal progetto del Cammino, si sono dati da fare per procurarmi contatti con musici del folklore locale e con un amico etnomusicologo molto conosciuto (Gulliermo Sequera), che per molti anni ha lavorato con le numerose comunità aborigene della zona. Purtroppo per mancanza di coincidenze, ho perso l’opportunità di visitarne una e di conoscerne la musica. Spero mi ricapiti un’altra occasione in Brasile.
 
Riescono così ad organizzare per una sera un incontro con un guppo locale che suona principalmente polca, il genere tradizionale paraguayo. Los Troveres de Luque sono tre musicisti campesini di Luque, una località a venti minuti da Assuncion. Per raggiungere l'abitazione dei musici serve assolutamente avere un fuoristrada, considerate le condizioni del selciato. Il gruppo è ben contento di suonare in cambio di una parrilla.
La casa dei musici è veramente umile: una cucina, una camera ed una stanza completamente vuota, c'è solamente appeso il poster della squadra di calcio del Luque. Qui è dove si suona; non c´è riscaldamento, il bagno è all´aperto e fa un freddo cane. In compenso l'accoglienza è caldissima. Riesco a capire poco di quello che mi dicono, perché usano per lo più parlare e.. cantare in Guarani, così Panchi e Sonia mi aiutano nella comprensione.
 
Il concerto privato si suona prima e dopo la cena. I tre musici hanno dato il meglio, riscaldando l'atmosfera con il ritmo della polca, il suo ballo e la sua allegria. Impossible fermarli.

La Polca sotto è suonata da Los Troveres de Luque. Arpa: Ramon Benitez, prima chitarra e voce: Lolmau Paredez, seconda chitarra e voce: Teodero Lonely. L'arpa paraguaya è considerata lo strumento nazionale; differisce dall'arpa europea per molteplici caratteristiche come il timbro del suono, la forma e le dimensioni dello strumento, il numero di corde e la mancanza di pedaliera. La Polca ha origini europee, più precisamente la sua origine è della Repubblica Ceca. Il nome polca significa "medio", e si riferisce al passo medio che si esegue nella danza tipica. Il ritmo della polca è binario, ma in Paraguay si distingue per il ritmo ternario. Los Trovere de Luque ci tengono a far sapere che la polca paraguaya non ha nulla a che fare con la polca europea, e nemmeno con quella che si può ascoltare in altre zone del latino america o del mondo.  

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29-05-2007
Il 25 maggio in Argentina è festa nazionale, si celebra  l’indipendenza dal potere spagnolo e il primo governo argentino. Ogni città festeggia questo giorno più o meno allo stesso modo: al mattino nella via principale sfilano le varie sezioni dell’esercito, le comunita de los gauchos con i loro cavalli, le scuole e le comunita di immigrati davanti al palco delle principali autorità della città. Poi si dà il via ai festeggiamenti con concerti di folklore, parrilas e attività all’aria aperta (tempo permettendo). Tutti i ristoranti servono locro: una zuppa di vari tipi di carne, mais, patate, manioca e chi più ne ha più ne metta. Una vera delizia, anche se un po` pesante.  
 
 
 
 Io festeggio a Resistencia, una città della regione del Chaco, distante un ponte da Corrientes. Arrivo a qui grazie a Margarita Bussolon (Presidente della comunitá dei trentini), che mi invita a visitare la città perché dice che qui c’è una forte presenza artistica italiana. In questi giorni quindi faccio la spola tra Corrientes, per introdurmi nel mondo del Chamamè, e Resistencia, per incontrare i miei compaesani. Margarita è un’ottima organizzatrice, e in due giorni mi presenta tutti i rappresentati delle comunità, mi fa uscire su due periodici della zona, mi fa incontrare il Viceconsole d'Italia Pablo Posanzini, che ringrazio per il tempo concessomi, la sotto segretaria alla cultura e il direttore del teatro principale di Resistencia. Tra le moltissime iniziative a sfondo italiano organizzate dalle comunità di Resistencia,  un importante spettacolo “Resistiendo en Resistencia: vita speranza” con la regia di Javier Luquez Toledo. Sono stato invitato ad assistere alle prove, lo spattacolo tratta dell’immigrazione e dell’influsso di essa nella tradizione argentina. È una sorta di musical con molta musica italiana, al quale partecipano piú di trecento persone, tra attori, cori e ballerini. Moltissimi fanno parte delle associazioni italiane.
 
 
 
 
 A Corrientes ho incontrato un grande del Chamamé: Pocho Roch. Qui é considerato come il “supremo” di questo genere. Il contatto l’ho avuto sempre grazie al sig. Lopez.
La casa di Pocho è un autentico archivio musicale. Ha cinquant’anni di ricerca alle spalle: registrazioni in campo, documenti importanti, libri originali dell’epoca delle missioni gesuitiche e francescane, tutto catalogato per tipologia e data in cassetti ben ordinati. Pocho mi ha regalato tre ore del suo tempo, ma servirebbe fermarsi sei mesi solo qui, nella stanza della sua casa. Anche lui come José Castro di Concepción (vedi post: Chiama Rita a Concepción), non si esibisce più da tempo per motivi di salute, e anche questa volta sono riuscito (senza nessuna supplica) a fargli imbracciare la chitarra e a farmi suonare qualcosa. Nonostante la mancanza di esercizio, il risultato è a dir poco soddisfacente. Ascoltare per credere.

“Pueblero de alla ité” si chiama il Chamamé lento che metto qui sotto. È una composizione di Pocho Roch. Questo genere è tradizionalmente suonato con chitarra e accordeon o bandoneon. Pocho non è assolutamente tradizionalista, come invece si è rivelato essere José Castro di Concepciòn, e per le sue composizioni usa strumenti non caratteristici, come ad esempio il pianoforte digitale, utilizzato con vari timbri elettronici. Dice che questi riproducono in chiave moderna gli strumenti scomparsi degli aborigeni. Si possono ascoltare inoltre, in questo pezzo, influenze nettamente jazzistiche nell’armonia e nel “tocco”, anche se il ritmo rimane quello dei 6/8 del Chamamé. A tratti Pocho suona il giro armonico in modo tradizionale, ossia senza arpeggiare, e così il pezzo riacquista improvvisamente tutto il suo carattere folklorico. Le opionioni sulle origini di questo genere, sul significato del suo nome, sulle influenze delle musiche in esso, sono moltissime, tanto che gli etnomusicologi più conosciuti dispensano teorie il più delle volte contrastanti. C’è per esempio chi sostiene, senza fare nomi, che il primo Chamamé risalga al 1930, quando invece Pocho mi ha mostrato un articolo di una rivista di Buenos Aires (datata 1821) che parla già di questa musica. Sembra che il termine derivi dell’idioma Guarani (vedi articolo sotto) e che quindi abbia più di mille anni, ma anche le teorie sull’origine del nome sono moltissime e confuse. Del resto molti Chamamé sono scritti in questa lingua. È un idioma complicato, ma se lo si analizza, si scopre che è molto poetico. Pocho dice che lo spagnolo è ben distante dal raggiungere il livello poetico di questo idioma antico. Come la Chammarrita (vedi post sotto) e tutte le canzoni del litorale, anche il Chamamé parla di ciò che ha a che fare con il Rio, la gente di queste parti ed il loro carattere. 

Colgo l’occasione per ringraziare tutte le persone che ho incontrato in questi giorni e soprattutto Margarita Bussolon. Più foto su:  http://www.flickr.com/photos/ilcamminodellamusica/  CLICCA SU "STORICO" per visualizzare gli articoli precedenti; Klicca sobre "STORICO" para mirar otros articolos
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Corrientes, capoluogo della regione omonima a 12 ore di bus a nord da Concepción del Uruguay. Conta quasi un milione di abitanti ed è situata nel punto dove confluiscono i due grandi fiumi della zona del Litorale, il Rio Paranà e il Rio Uruguay. Corrientes è il cuore del genere tradizionale di questa regione: il Chamamè.
 
Ad attendermi il signor Lopez, un senatore di Corrientes, amante della buona musica. Tramite le sue conoscenze mi procura in breve tempo un alloggio con camera e bagno privato a soli 5 Pesos (poco più di un euro), e contatti con i musici più rappresentativi del chamamè.
 
La sorte mi è amica, e nell’albergo alloggia anche un corpo di ballo folklorico di Monte Casero, il paese più a nord di Entre Rios. Ballerine e ballerini, tutti giovani e simpatici, sono qui per la presentazione del libro “MALVINAS, relatos de guerra de los AVA’ ÑARO (indios bravo)”, stasera alla Casa del Governo di Corrientes. Il libro è una testimonianza di una guerra, forse poco conosciuta, tra l'esercito argentino e quello del Regno Unito, che si è bruciata in soli 72 giorni nel 1982 sulle isole della Malvinas, nell’oceano Atlantico, poco distanti dalla Tierra del Fuego argentina. http://www.montecaserosya.com.ar/indiosbravos/home.asp
 
Tra i partecipanti alla presentazione ci sono dei veterani di guerra, tra i quali Vincente Pablo Còrdoba, l’autore del libro. Pablo è un nativo di Monte Casero, uomo con un gran senso dell’ironia ed uno sguardo che non nasconde un passato difficile e glorioso.
Veterani e ballerini, venuti a conoscenza di quello che sto facendo, mi invitano alla presentazione, così le prime ore a Corrientes si rivelano subito profique ed interessanti.
Nel bel palazzo del governo, situato nel centro della città, la presentazione del libro è ben organizzata: inizia l’esibizione del corpo di ballo, con costumi tipici da Paisano e Paisana e, tra le numerose danze, c’è ovviamente anche quella del chamamè, che inserisco nel filmato sotto. A seguire, un breve documentario con delle immagini originali molto suggestive. Poi il discorso dei vari presentatori del libro tra i quali Pablo. Parole molto forti, che azzittiscono la folla presente e creano un’attenzione carica di rispetto e ammirazione per degli uomini che sono stati costretti a combattere una guerra ingiusta, come tutte le guerre, una guerra che nessuno voleva, combattuta “con mezzi e condizioni non idonei”. Le reclute dell’esercito impiegato erano soprattutto giovanissimi indios che, reduci da una guerra tanto veloce quanto cruda, hanno avuto grossi problemi di reinserimento nella società. Questo è un libro scritto per "non dimenticare tutti quelli che offrirono la vita per il beneficio della integrità territoriale argentinache per distinte ragioni non furono riconosciuti ufficialmente".
 
A fine presentazione la tensione emotiva si scioglie per dare spazio all’allegria del gruppo. C’è la cena in uno dei migliori ristoranti di Corrientes, con la presenza di varie personalità del governo, e poi ritorno all’albergo con una corriera… dell’esercito. Finiamo la serata nel giardino dell’albergo con chitarre, accordeon e mate calliente y amargo (mate caldo e amaro), sicuramente meno formale, ma molto più divertente ed argentino.
Foto: Ruben Martini, io, Vicente Pablo Cordòba
Un saluto ad il corpo di ballo di Monte Casero e tutti i partecipanti della presentazione del libro.
Muchas gracias Pablo!!! Un Gusto!
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Desidero ringraziare i docenti dell' Istituto Normal di Conception de Uruguay in particolar modo la professoressa Cecilia Feliciana Castro per avermi invitato ad un incontro con gli studenti della scuola, dove ho avuto la possibilità di confrontarmi con i ragazzi esponendo la mia esperienza e portando un po' di musica italiana. Per me è stata un'esperienza positiva e spero di esser riuscito a comunicare qualcosa di utile agli alunni musicisti e non.

Deseo dar gracias a los docentes de la Escuela Normal Mariano Moreno de Concepciòn De Uruguay en particular modo a la profesora Cecilia Feliciana Castro por envitarme a un encuentro con los alumnos de la escuela donde pude confrontarme con los chicos esponiendo mi experiencia que estoy realizando y tocando un poco de musica italiana. Por mi fue una experiensia positiva y espero aber comunicato algo util a los alumnos musicos y no. (y tambien a Marcelo para la traduction y la filmacion!!). Otras fotos aka! http://www.flickr.com/photos/ilcamminodellamusica/ 


Gracias a Marcelo Boxler e monica, Octavio, nena, per avermi ospitato e organizzato tutta la movida di concepciòn, A radio Concepcion, a Canal 2, a la Casa de la Cultura, a Tutta Concepciòn del Uruguay.
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Sono a Concepción del Uruguay, un paese a 500 km a nord di Buenos Aires. Non bisogna farsi ingannare dal nome, siamo ancora in Argentina. Il Rio Uruguay bagna questo paese e segna il confine tra Argentina ed Uruguay. Mi trovo nella regione chiamata Entre Rio, chiamata anche zona del Litoral, caratterizzata appunto dalla presenza di grandi fiumi, fonti termali, lagune; la strada per raggiungere Conception è l’unica linea solida tra una palude acquitrinosa dove le mucche sembrano più dei sommozzatori. 
Conception de Uruguay conta 70.000 abitanti ed è una cittadina molto tranquilla, molto umile. Non ha nulla di speciale se non la gente che vi abita.

Ad accogliermi c’è Marcelo, amico conosciuto al mio arrivo a Buenos Aires; ha già organizzato tutto per il mio arrivo, presentando il progetto alla “Casa della Cultura” e a vari amici musici, cosicché la scaletta prevede molti incontri, interviste a radio e televisioni, a periodici locali, lezioni di musica nelle scuole. Grazie Marcelo!!

La zona del litorale possiede una cultura, una musica e delle usanze che la rendono ben distina da qualsiasi altra zona dell’Argentina, tanto che in ogni Chamarrita (canzone tradizionale locale), si decantano le doti e le caratteristiche della gente che vive da queste parti. L’entrerriano e il correntino (abitanti della zona confinante) sono uomini amanti della natura e dell’aria aperta, con saldi valori di amicizia e generosità, e con un alto orgoglio della propria terra.

Gli incontri che ho fatto in questi giorni sono stati tutti molto interessanti ed utili per l'aspetto musicale del viaggio. Tra questi vorrei parlare di Josè Antonio Castro, una vera celebrità da queste parti: 75 anni ed un glorioso passato musicale. È stato ricercatore di folklore e ha suonato con tutti i più grandi interpreti, tra i quali Mercedes Sosa ed il grande Atahualpa Yupanqui, il più grande, lo storico referente della musica folklorica argentina. Josè, sotto un ombroso albero di arance, nel giardino della sua umile casupola fatta di mattoni al grezzo, mi racconta le curiosità della sua vita artistica e della chamarrita. Purtroppo non suona più per problemi di salute ma nostante ciò imbraccia la chitarra, dopo cinque anni che non la tocca. Vuole suonarmi qualcosa. Inizialmente fa una grande fatica, le dita arrancano sul manico dello strumento e io comincio a pensare che non ce la faccia (e mi si spezza il cuore), poi sembra ritrovare la familiarità con lo strumento. Chiude gli occhi e fa un po’ di silenzio prima di cominciare: canta una canzone del litorale, semplice, così come si suonava trent'anni fa, “quando si suonava con il cuore e con la pancia”. Penso che si sia emozionato perché quando ha finito aveva gli occhi lucidi. Poi soddisfatto e visibilmente sollevato, mi passa lo strumento e mi chiede di suonare. Va a finire che ora è lui che registra me, con un vecchissimo registratore a cassette, poi ascoltiamo la registrazione assieme: un suono che sembra distante 50 anni e invece sono io un minuto prima. Devo dire che è stato emozionante suonare per una persona come Josè, soprattutto per l’espresione del suo volto; mi sarebbe piaciuto entrare nei suoi pensieri. Mi ha regalato una sua registrazione del ‘79 inedita e riportata in cd da una vecchia cassetta. Per me rappresenta una preziosissima testimonianza di un genere musicale folklorico che da queste parti si sta estinguendo. Poi mi regala una sua composizione scritta da “uno studioso della musica”, lui è sempre stato autodidatta. Lo ringrazio infinitamente per il bel momento, per il materiale donatomi e per il mate che mi ha offerto la simpatica moglie. Lui mi ringrazia dicendomi che gli ho donato 10 anni di vita...


 

 

El Pescador: Canciòn del Rio Paranà di Anibal Sampayo. Suona Josè Castro.

 


Foto: io con i Sapucay Cague

 

Una sera sono andato con Fabian Gallaraga e Alberto Betinez a Gualeguaychu, un paese ad un’ora a sud, famoso per la celebrazione del carnevale caratteristico. Insieme loro formano il gruppo “Sapucay Cague”, che in guarany (idioma della cultura omonima) significa Orgoglio entrerriano, e sono uno dei pochi gruppi “professionisti” della zona. Suonano il folklore della zona e cercano di diffonderlo mantenedone la tradizione. Partiamo di sera in quattro (Fabian, Albreto, Marcelo ed io), con una di quelle vecchie ed enormi macchine americane; parliamo un po`di tutto mentre il mate gira in macchina. Ad accompagniarci anche  un tramonto spettacolare. Prima di esibirsi mi hanno suonato qualcosa del loro repertorio, spiegandomi i dettagli musicali ed il significato dei testi,  resistendo al mio serrato “interrogatorio musicale”. Grazie Fabian e Alberto.


 

 

A seguire metto una Chamarrita chiamata “Dicen que la Chamarita ”, suonata dai  Sapucay Cague (Alberto chitarra e Fabian Chitarra e voce). Questo è un esempio di chamarrita litoraleña. In questo genere di musica si sente la notevole influenza europea a discapito dell’influenza aborigena rispetto ad altri ritmi che ho inserito in articoli precedenti. Gli strumenti tipici di questo genere sono la chitarra e talvolta l’accordeon. La sua origine è stata fissata nelle isole delle Azzorre, quindi una musica portoghese arrivata qui intorno al 1870 scendendo dal Brasile. I libri dicono che arrivò nella zona del litorale argentino dal sud del Brasile, mentre Josè Castro ritiene che derivi dal nord, essendo giunte qui le prime famiglie azzoriane, che poi scesero via fiume fino all’Argentina. Il nome Chamarrita (Chimarrita in Brazil e Simarrita in Uruguay) deriva da “llamar Rita” (chiama Rita). Josè mi racconta che come il tango, la Chamarrita deriva dai bordelli del tempo e quindi “Rita” potrebbe essere una “poco di buono”. Altre fonti definiscono “Rita” come una “Mujer casquivana”.

La Chamarrita è un genere danzato. Attualmente viene suonata incorporando altri generi, come il Chamamè correntino o ritmi brasiliani, per dare più movimento ad  un genere che sarebbe molto più soave e tranquillo. Per questo Josè e altri musicisti più tradizionalisti sono dell’opinione che sia un genere in via di estinzione. Bibliografia: La chamarrita y el caranguiyo; F. Assunçao Entre Rios Direccioòn de cultura.

Il Testo:

Dicen que la Chamarrita bajo por el Uruguay

Algunos hay que la vieron bajar por el Paranà
 
Cruzar por Bajada Grande ir al rancho e’ Don Abel
Despuès meterse en las islas y en la selva de Montiel
 
Anduvo de fogonera con nutrieros del lugar
Y con Linares Cardozo dele cantar y cantar
 
Chammarrita chamarrita noviecita litoral
Costera por nacimiento y entrerriana por demás
 
Commentan los pescadores quea veces la suelen ver
En una canoa de luna recorriendo el espinel
 
Dicen que la vieron triste por los pagos de La Paz
De un zorsal enamorada que eligió la ibertad.
 
Por eso es que desde entonces vaga por el litoral
Porque pa’ olvidar las penas nada es mejor que vagar.

I testi della Chamarrita sono prevalentemente in spagnolo, ma hanno delle influenze dell’idioma Guarani, idioma della cultura aborigena di questo pezzo di Argentina, vedi http://www.educar.org/Kunumi/guaranies.asp e http://es.wikipedia.org/wiki/Idioma_guaran%C3%AD .Trattano generalmente temi che hanno a che fare con il litorale, la vita all’aperto, la libertà e la fratellanza che distinguono il carattere della popolazione che rappresentano. Molto spesso includono Mitos o duendes, ossia folletti o personaggi immaginari come la Solapa, il duende de la siesta, che disturba o nasconde le cose ai bambini che non fanno la siesta dopo il pasto. Ce ne sono a centinaia di duendes da queste parti e la credenza è ancora forte. Gli entrerrianos considerano la Chamarrita patrimonio della regione, tanto che si celebra la festa della Chamarita a Santa Elena.

 

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Ad un mese dalla partenza, come da copione, sono tornato a Buenos Aires per depositare il materiale raccolto durante questo periodo, ricaricare le pile (non solo quelle della fotocamera), sbigare qualche piccola faccenda e ovviamente ritrovare gli amici porteños. Fa freddo, più o meno 13 gradi, ma il cielo è spettacolare e l’aria è frizzante. Certo il cambio di temperatura dal caldo Brasile alla fredda Argentina mi ha colto un po’ impreparato e mi ha un po’ “indebolito”.
Buenos Aires: Plaza de los Congresos
 
Nell’elenco delle persone da chiamare ovviamente c’è Mariano, l’amico musico nativo di Tilcara (vedi post in basso “Peña folclorica nel Tigre”) conosciuto durante il viaggio dell’anno scorso nel caldo nord ovest andino e argentino. Felice di risentirmi a Buenos Aires, mi invita subito ad una peña folklorica per il sabato, dicendomi che vuole a tutti i costi farmi partecipare; così, dopo aver assunto un po’ di energizzanti, prendo un bus per Pacheco, una località ad un’ora di strada da B. Aires. Arrivo alla casa di Mariano, dove regna sempre un’aria di festa e di atmosfera conviviale: qui vivono in sette, tra cui la abuela, la nonna un po’ sorda che avevo conosciuto la volta scorsa. Quando mi vede non mi riconosce subito, e quando le grido all’orecchio che sono “il Tano” (l’italiano o napoletano), gli occhi neri le si riempiono di gioia, mi afferra per un braccio, mi fa sedere, mi versa una porzione esagerata di “guiso de lentejas” (zuppa di lenticchie, carne, verdure, spezie), e comincia a raccontarmi, urlando anche lei, tutto quello che mi aveva già raccontato la volta scorsa, con tanto di foto alla mano e vecchi ricordi di quando il marito veneziano era in vita e lei ancora ci sentiva bene. Mi parla in castellano mescolato a qualche parola o aneddoto veneziano e, senza mezzi termini, talvolta arricchisce il discorso con qualche bestemmia tipica delle mie zone… un’esperienza indimenticabile.
Mariano porta gli strumenti e chiama gli altri musici del suo gruppo che suona folklore. Sa che mi piace molto un pezzo che si chiama Waira Waira, un classico di queste parti, e lo ha quindi arrangiato per questa formazione di clarinetto, basso, charango e chitarra. Proviamo un po’, ognuno ci mette del suo, e così ne esce una cosa che suona un po’ Quechua, un po’ Porteño… un po’ Tano.

Il club dove si suonerà è simile ad un oratorio di un paesino di campagna. Una grande sala con alcuni tavoli sistemati a griglia di pesce con un grosso palco nel fondo. Tutto molto semplice e umile, un po’ freddo, ma la sala è destinata a colmarsi di persone che scalderanno l’ambiente e l’atmosfera. Come al solito non c'è uno standard generazionale, e bambini, giovani ed adulti si mischiano per festeggiare in un solo coro. Sono molti i gruppi che si esibiranno questa sera, tra i quali anche Las de Mandinga (Vedi più sotto). La partecipazione del pubblico è fortissima, ed anche il musicista più timido qui troverebbe forza e motivazione; ecco che in breve tempo i tavoli vengono spostati per dare spazio alle danze fino a notte fonda.

Un momento del concerto con i Secundo Arce


Mariano Cruz Ponce è un nativo di Tilcara, un piccolo paese della zona di Jujui a Nord dell’Argentina, località andina chiamata “Quebrada de Humahuaca”. Il suo nome in quechua  è "Rupay Wayra Kawaj". Mi spiega che “nativo” è il termine esatto per indicare un abitante dell’america latina che non ha origini straniere. Dice di avere lontane discendenze africane. Il termine “indio” andrebbe bene ugualmente, ma racchiude un significato forse un po’ dispregiativo. Anche “Sud America” è un termine non corretto, meglio dire “America Latina”, considerando la grande influenza della cultura latina in questo paese. Da  poco tempo Mariano si è trasferito nella grande Buenos Aires per questioni private, e qui lavora come musicista, compositore ed insegnante di musica; non nasconde affatto la nostalgia per il suo paese, cosi’ distante da Buenos Aires, e non solo fisicamente. Il fatto di incontrare Mariano qui è per me una fortuna, perché egli  rappresenta una testimoniana di una musica che viene da distante, da un paese che ho già visitato l’anno scorso (il percorso che effettuerò quest'anno è diverso e non prevede di raggiungere il nord ovest dell’Argentina).  Le sue  influenze musicali derivano dalla musica classica (è un ottimo clarinettista), dal jazz e da altri generi “occidentali”, ma nelle composizioni di carattere folklorico tende a dimenticarsene, mantenendo le caratteristiche tradizionali della sua musica. Racconta: “Sono in constante ricerca delle mie origini (…) tramite la musica, per non correre il rischio di dimenticare, e far dimenticare, una cultura ben diversa da quella in cui vivo oggi” .

 


Waira Waira (Vento vento), di autore anonimo, è un canto tradizionale del nord Ovest argentino del genere HUAYNO: canzone folklorica e danza di origine peruviana, ma molto popolare in Bolivia e nel nord dell’Argentina; fa parte della cultura Inca e si è mantenuto inalterato anche dopo la venuta della colonizzazione ispanica. Oggi è il genere più diffuso tra le popolazioni andine, che lo usano per importanti celebrazioni rituali. Il ballo in coppia di uomo donna, è caratterizzato da un forte e vigoroso movimento di gambe. Il ritmo è binario (2/4 o 6/8). La melodia costruita su una base pentatonica è sincopata. Solitamente è suddivisa da tre parti,la cui estensione varia molto, ma la forma di questo genere varia a seconda della tradizione locale e regionale. Se suonata strumentalmente, nella terza parte, la melodia può passare al basso, solitamente in tonalità minore. Gli strumenti tipici del Huayno sono quena, charango, mandolina, arpa e violino. (vedi sezione strumenti).

Bibliografia: "Musica tradicional argentina aborigen criolla"; ed. Magisterio del Rio de la Plata.

IL TESTO: (grazie a Mariano per la traduzione)

Wiscachachuscaiman orqopi sayaiman Mi piacerebbe essere un Vizcacha (roditore simile ad un castoro) Wiscachachuscaiman orqopi sayaiman per stare nella montagna.

orqo patapiri wayrawantusuyman Unito alla montagna e con il vento ballare.

orqo patapiri wayrawantusuyman

wayra wayra vento vento,
wayrawan tusuyman con il vento ballare,
wayra wayra
wayrawan tusuyman

Takijman tusuyman
wayrawan tusuyman
takijman tusuyman
wayrawan tusuyman


Il testo è scritto in QUECHUA: idioma ufficiale dell’impero Inca, (subentrato in un secondo momento all’idioma Puquina). Viene tutt’ora parlato nelle regioni di Ecuador, Perú, Bolivia e a nord dell’Argentina. Oggi esistono dei piani di educazione che tendono a preservare l’idioma nelle scuole, anche se attualmente la lingua insegnata é solo lo spagnolo, mentre in altri paesi come ad esempio il Paraguay, il Guarany (idioma antico di questa regione) viene insegnato insieme allo spagnolo. http://es.wikipedia.org/wiki/Quechua
Più foto su http://www.flickr.com/photos/ilcamminodellamusica/  Collegamento con "Radio Vita" Venerdi ore 11.30 e 18.30.
Il pezzo in MP3 che ho inserito, è un'altra forma di Huayno, suonato da Las de Mandinga in un momento del concerto. 
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I due giorni passati nella splendida Ilha do Mel, al sud del Brasile nello stato di Paranà, mi hanno fatto conoscere Nena e Jacquie, due ragazze di Curitiba portate qui probabilmente dalla provvidenza. Nena dirige un centro teatrale http://www.act.art.br/, mentre Jaquie organizza eventi culturali; sono qui in vacanza, parlo a loro del progetto e decidono di "sacrificare" l'ultimo giorno della vacanza per portarmi a Paranaguà e a Valadares, due isole poco distanti, dove si suona il Fandango, genere tradizionale tipico di questa piccola zona.

Partiamo al mattino, dopo una ricca colazione a base di papaya offerta dalla posada dell'isola. La barca ci porta, sotto un sole cocente, in terra ferma e da lì prendiamo il furgone di Jaquie e partiamo per Paranaguà a caccia di musica.

Foto: Jaquie, Nena, io

Curitiba

Non siamo così sicuri di trovare qualche testimone di questo genere, perché solitamente sono gli anziani dell'isola che praticano questa cultura musicale, veramente poco conosciuta; solitamente non hanno il telefono e sono spesso a spasso. Le ragazze hanno però un contatto importante: Poro, il presidente dell'associazione Mandiquera, che si occupa di preservare questo genere musicale e altri in pericolo di estinzione.

Dopo esserci riempiti lo stomaco con delle ostriche appena pescate e comprate sul molo (36 ostriche a 15 Reais!), Poro ci porta nella sede dell'associazione che è un bungalow in canne su palafitte all'interno del bosco dell'isola di Valadares, e durante il cammino ci spiega gli aspetti più interessanti e poco conosciuti della musica e della cultura Cai硲a. Nena mi fa da traduttrice in castellano e Poro ci fa suonare alcuni dei ritmi tipici della zona con i vari strumenti a percussione fabbricati lì nell'associazione, che è anche una scuola di musica.

Quando le zanzare diventano insopportabili, decidiamo di tornare alla piazzetta del paesino: sulla strada, in terra, carri trainati da muli, bambini in bicicletta e baracche di legno con vecchi che fumano. In una specie di bar incontriamo finalmente Mestro Gabriel Martins, uno dei maggiori interpreti del Fandango valadarese, che sta suonando una chitarra sgangherata in esposizione al bar. Gabriel è il maestro di Poro, e ci dice che andrà a prendere la sua rebeca per suonarci qualcosa alla piazzetta.

Foto: Gabriel Martins, Io, Poro

Paranaguà (Brasile)

Gabriel ha 60 anni, è vedovo da cinque anni, ha sei figli tutti sposati e suona la rebeca. Dice che il Fandango si trasmentte di famiglia in famiglia e a lui glielo insegnò il nonno quando aveva appena sette anni. Parla un portoghese stretto e ancora una volta Nena risolve i miei problemi di traduzione. Mentre parla sistema la sua rebeca, veramente mal messa. La tradizione vuole che la costruzione degli strumenti sia fatta artigianalmente dalle varie famiglie delle isole che praticano il Fandango e tra queste famiglie, che sono tre, esiste grande rivalità... musicale. Gabriel fa il barbiere, ma non ha un negozio, gira con forbice e pettine nel taschino della camicia; per il resto suona e mi dice: "Potrei vivere meglio lavorando all'hotel di mia sorella, ma per me la musica è la cosa principale e non riesco a stare chiuso in un posto per troppo tempo, preferisco suonare tra le varie isole del litorale". Il Fandango si suona così, senza curarsi troppo dell'intonazione degli strumenti e della voce, per le strade o nei bar, ma soprattutto all'aperto, in quanto la musica è strettamente legata alla cultura rurale.

Dopo aver sistemato alla buona la rebeca, Gabriel suona solo per noi sotto il controllo del mio registratore, poi ci ringrazia e dice che per lui questi momenti di amistad (amicizia) e scambio, sono i più importanti, e ci invita ad una esibizione in quartetto con corpo di ballo, che farà più avanti.

Purtroppo io non potevo fermarmi oltre nella bella isola, ma ho intenzione di tornare più avanti seguendo la rotta del mio cammino. Altre foto su http://www.flickr.com/photos/ilcamminodellamusica/


La canzone che metto qui sotto è una Chamarrita, genere più diffuso tra il Fandango. Il Fandango è un genere cultural popolare che unisce danza e musica della zona del litorale del sud est del Brasile. Comprende le regioni di Sao Paulo, Paranà e Rio Grande do Sul. Le sue origini sono spagnole, ma questa musica fu portata qui dalle colonie portoghesi nel 1700, dove si è mescolata con la musica autoctona della cultura Caiçara, molto legata alla vita rurale, alla pesca e all'agricoltura, creando un genere che ben poco del Fandango spagnolo. La formazione tipica del Fandango normalmente è composta da due "Viola do Fandango", suonate da due cantori che cantano in intervalli di terza, una "Rebeca" e un "Adufo" (vedi foto nella sezione strumenti). Le danze possono essere di due tipi: Valsados o Batido. Il primo si esegue in coppia di uomo e donna, mentre il secondo è eseguito solo dagli uomini ed è caratterizzato dallo sbattere pesanti zoccoli di legno (calzature che si usavano all'epoca) sul palco di legno. Poro mi racconta che questa danza deriva dal movimento che si faceva con i piedi per pulire l'arroz (riso) steso sul pavimento. Il Valsado serve inoltre per far riposare gli uomini dall'affaticamento del Batido. Il testo della canzone (Chamarrita) in video, come la maggior parte delle Chamarritas, parla di amore, un amore campestre .

Rif. bibliografici: Enciclopedia Caiçara volume II Diegues A.C. -  Museo vivo do Fandango Caburè - www.museovivodofandango.com.br - http://pt.wikipedia.org/wiki/Fandango -

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