un martedì sera in un parcheggio nella Milano metropolitana, RETE 104 entra negli studi de "Il Cammino della Musica". Intervista all'interno del camper !!!
Campane, campanine e baghet nella provincia di Bergamo
Chi mai potrebbe pensare che da quei pesanti campanacci, produttori di sgradevoli suoni disordinati che dall’alto del campanile disturbano con prepotenza la quiete circostante, ricordandoti che è tardi, possa uscire una melodia capace di allietare l’orecchio più delicato? È quello che accade nelle valli bergamasche, dove una passeggiata può sovente venire accompagnata dall’eco di concerti provenienti dai vari campanili sparsi nella zona.
È ormai sera quando il camper fa capolino a Nembro, paesello della provincia bergamasca situato nel mezzo della Val Seriana. Un ragazzo dall’esterno mi fa segni per parcheggiare il mezzo, poi senza quasi nemmeno presentarsi, avvisa che ha bisogno di una doccia perché il campanile dal quale è appena sceso era sporco e pieno di piccioni morti, uno dei quali è inevitabilmente caduto sulla testa di un altro campanaro. Nicola Persico, vice della Federazione Campanari Bergamaschi, mi dà così il benvenuto e mi annuncia che il giorno dopo bisogna svegliarsi presto per andare a suonare le campane nella vicina Zanica.
Il viaggio per raggiungere il luogo del concerto è ritmato dalle stime di Nicola sull’altezza dettagliata dei vari campanili che man mano incontriamo lungo la strada: “questo è alto 23 metri, ma dentro ci sono solo 5 campane”, “il nostro ne ha otto”; Poi mi illustra alcuni progetti futuri: “entro due anni dobbiamo riuscire a comprare altre due campane per il campanile di...” mi informo sui costi di una campana e preferisco non scriverlo!
In un paese vicino a Nembro un prete missionario di ritorno dalla Bolivia, forse influenzato dalla vivacità latino americana, ha fatto ingenuamente verniciare le campane della chiesa con differenti colori sgargianti: nella valle si urla al sacrilegio!
In un altro paese, c’è un abitante che nel suo giardino ha fatto costruire la parte finale del campanile, riempendolo di campane da concerto; all’interno della sua casa si possono ascoltare più di 2500 campane provenienti dai quattro angoli del mondo.
A Zanica durante il concerto il batocchio della quarta campana si è improvvisamente spezzato; il giorno dopo sarà portato d’urgenza dal carpentiere specializzato in campane per essere immediatamente riparato.
Da queste parti si ragiona per “campanilismo”, ogni località ha il proprio patrimonio campanario e il proprio repertorio musicale e la comunità locale piuttosto di non riuscire a contribuire al mantenimento e al miglioramento delle campane del paese, rinuncerebbe a cibarsi.
Il mondo delle campane si può dividere in tre gruppi: “campane”, “campane d’allegrezza” e “campanine”. Le prime sono quelle situate nel campanile che vengono azionate dalle classiche corde; l’abilità dei campanari che le suonano in gruppo, consiste nel sincronizzare il tempo del rintocco del batacchio nella campana in modo da formare una melodia con un ritmo regolare.
Suonare d’allegrezza invece, significa usare una particolare tastiera situata proprio sotto le campane, i cui grossi tasti sono collegati mediante dei fili di ferro ai batacchi delle campane. Il campanaro, questa volta solista, usa i pugni per far pressione sul tasto ed azionare così la campana corrispondente. È qui che si manifesta la destrezza musicale del campanaro.
Per esercitarsi il campanaro non è di certo costretto ogni volta a salire sul campanile, rischiando di disturbare l’intera comunità; si serve bensì di una tastierina di dimensioni ridotte, chiamata “campanina”, una sorta di xilofono le cui note sono prodotte da stanghette con tappi di sughero percosse su pezzi di vetro via via decrescenti, in modo da formare la scala musicale.
Sono proprio le campanine che fanno uscire il repertorio dei campanari dai canoni ecclesiastici per abbracciare quello profano. In passato infatti era prassi portarsi le campanine in osteria e farle rintoccare a suon di polche, mazurche e scottish, abbinate ad altri strumenti come la fisarmonica, il clarinetto, la chitarra, il mandolino, il basso e chi più ne ha più ne metta.
Oggi nelle valli bergamasche decine di ragazzi frequentano i corsi di campanine per presto essere in grado di suonare l’allegrezza e addirittura di sollevare con la corda i 25 quintali della campana più grossa del campanile. Un buon esempio è la scuola di Roncobello, diretta da Luca Fiocchi, presidente della Federazione campanari bergamaschi. Vedere il video per credere.
Ringraziamenti:Luca Fiocchi e i ragazzi della scuola di Roncobelo, Valter Biella e la sua famiglia, Nicola Persico, Giorgio Persico, organaro, per avermi concesso il suo laboratorio come parcheggio per il camper, il suo assistente, per la birra e i buoni consigli, il sindaco di Casnigo, i musici: Giuseppe Signori (di Albino, figlio di Mario, campanaro ad Albino), Lucio Mariani, Teresa Villa, Giampietro Crotti, Renata Tomasella.
La canzone qui sotto si intitola “Salisburgo”, ed è suonata con campanine, contrabbasso, chitarra, fisarmonica, ocarina, baghèt. La tradizione campanara stava per scomparire a causa degli inevitabili cambiamenti socioculturali, della sostituzione delle campane a corda con campane azionate elettricamente, e delle restrizioni indotte dalla SIAE per controllare i repertori, ma fu “presa per i capelli”, come dice lui, dal grande Valter Biellache, quasi per miracolo, scoprì un libretto nel quale un vecchio campanaro aveva manoscritto le musiche che poi eseguiva sul campanile (fatto più unico che raro considerando che solitamente i campanari imparavano il repertorio ad orecchio e nemmeno davano un titolo ai pezzi, forse un numero). Grazie a questa scoperta e al lavoro di recupero di Valter, il materiale dei campanari fu rimesso in circolazione e addirittura rinvigorito dai campanari di nuova generazione che, orgogliosi, si riappropriarono delle musiche dei loro nonni dando loro nuovi significati, come in questo pezzo.
La del Comelico(ver nota abajo) no era la primera visita del Camino a conocer la música del Cadore veneto; algunos días antes la casa rodante había desviado por estas tierras, parando antes de llegar al Trentino Alto Adige (ver nota: Música entre las nubes). La excusa era la de conocer Andrea da Cortà, que hasta ahora había podido escuchar sólo por teléfono (tengo decenas de contactos desparramados por todo el territorio italiano que me dan informaciones valiosas sobre nuestro patrimonio musical, de los cuales conozco bien la voz pero no puedo imaginarme su rostro).
A Andrea no gustaba la idea de que mi visita no tuviera resultados desde el punto de vista de la documentación.Quería que me fuera con la grabación de por lo menos un músico veneto. Me acuerdo que un día me había avisado que por estos pagos no está bien visto el extranjero que llega con grabadores y otras herramientas. Yo le había contestado que de todas formas era veneto. Su respuesta fue así de seca y sorprendente: “Aún peor”.
Contra toda previsión, Andrea consigue un “sí” de un señor que toca la mandolina en Foppa di Forno di Zoldo. Tampoco él lo cree. Es un lunes muy frío y la nieve es alta, por lo menos un metro y medio a lo largo de las calles.
A nuestra llegada Arnoldo Alessio nos está esperando afuera... está esperando también otros dos amigos músicos, un acordeonista y un guitarrista.Me avisa que éste último no quiere absolutamente que lo filmen o que lo graben. No importa, pienso, “por lo menos puedo escucharlo yo”. Esperamos su llegada con un rico vino acompañado por un queso….habla en dialecto y yo, que soy veneto, no entiendo nada. Andrea que vive a pocos kilómetros de distancia (Pieve di Cadore) entiende, pero no todo. Es sorprendente como en Italia los dialectos sean tan radicalmente diferentes entre países tan cercanos el uno del otro.
Cuando la formación musical está completa y logramos romper el hielo, nos vamos al piso de arriba y los tres músicos sacan todo su repertorio, que varia desde la canción veneta más tradicional a la italiana más “nacional”. Tocamos también Andrea con su organito y yo. Trato de sacar los grabadores. Miro al guitarrista como un perrito mira a su dueño después de haber hecho una desgracia. Él lo piensa un momento y luego me dice“Bueno, está bien! No hay ningún problema, hagamos una excepción a la regla”.
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Ya es de noche, cuando el encuentro termina; Andrea y yo estamos muy satisfechos y también los tres músicos. Nos saludamos con admiración reciproca y seguros de que las buenas intenciones y la humildad acompañadas del hacer música son capaces de unir las multitudes y abatir cualquier prejuicio.
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NOTAS INTERESANTES:
Alessio es a lo mejor uno de los últimos mandolinistas que quedaron en la zona. Cuenta que sus hijos no se acercaron nunca a esta tradición, también porque emigraron al extranjero para trabajar. Como se puede ver del video, el repertorio del grupo es heterogéneo y sus miembros dicen que aprendieron los temas a oído, escuchándolos de otros músicos o parientes, reinterpretándolos luego según su capacidad mnemónica y técnica o según sus gustos personales. Durante la noche se presentaron diferentes ocasiones en las que la misma melodía interpretada por el gurupo la conocía también Andrea, pero hacía referencia a temas diferentes (ESCUCHA LA CONVERSACIÓN EN EL MP3 AQUÍ ABAJO).Esto indica, según mi opinión, cuanto el movimiento de personas lleve consigo mismo un intercambio natural y la “absorción” de una cultura musical. Por lo tanto, no puede existir una precisa categorización de la música tradicional, ni un dominio absoluto de una música, así como un significado unívoco del término “TRADICION”.
The stay in Comelico (see post below) was not the first visit in the Cadore area of Veneto. A few days ago the camper had stopped here before reaching the Trentino Alto Adige (see post: Music among the clouds). The pretext was to know Andrea da Cortà who I knew only by phone so far (I have dozens of contacts throughout the Italian territory that provide me valuable information on our musical heritage but I know only their voice, I can only imagine their face).
Andrea did not like the idea that my visit was unsuccessful in terms of documentation. He didn’t want me to leave without a recording of a musician from Veneto. I remember one day he warned me that a stranger with a recorder is not really welcomed in this area. I told him that I’m also from Veneto Region. His answer was blunt as much as surprising : “This is even worse”.
Against any expectations, Andrea manages to get a positive answer from a gentleman who plays the mandolin in Foppa di Forno di Zoldo. He cannot even believe. It is a very cold Monday and the snow is at least a meter and a half along roadsides.
At our arrival Arnoldo Alessio is waiting outside ... he is also waiting for two of his musicians friends, an accordionist and a guitarist. He warned me informing that absolutely the guitarist doesn’t want to be recorded or filmed. I think that this is not a problem “at least I can listen to him”.We kill the time with a good wine served with cheese. ... he speaks in dialect and even if I’m from Veneto region I cannot understand a word. Andrea, who lives a few kilometres away (Pieve di Cadore) understands but not everything. It's amazing how in Italy the dialects are so radically different between villages that are so close one to the other.
When the group is complete and the ice is broken, we move to the lower floors and the three musicians show all their repertoire ranging from traditional Venetian song to the Italian more nationalized one. Andrea, with his organ, and me start playing with them. I dare to take out the recording tools. I look at the guitarist like a dog looks at his owner after committing a damage. He thinks for a while and then says "All right then!, No problem, let’s make an exception to the rule."
When we finish it is late in the night. Andrea and me we are super satisfied, the three musicians friends also. We leave each other with great mutual admiration and with the certainty that the good intentions and humility, sealed by making music, are able to standardize the multitudes and break down any mental preconceptions.
¿Quién podría pensar que desde aquellas pesadas campanas de sonidos desagradables que, desde el alto del campanario molestan con prepotencia la calma a su alrededor recordándote que es tarde, pueda salir una melodía capaz de encantar hasta el oído más delicado?
Es lo que pasa en los valles de Bergamo, donde un paseo puede ser acompañado muy a menudo por el eco de conciertos que provienen de diferentes campanarios de la zona.
Ya es de noche cuando mi casa rodante llega a Nembro, pequeño pueblo de la provincia de Bergamo, en el medio de la Val Seriana. Un chico desde afuera me hace seña para estacionar el vehículo. Luego, casi sin presentarse, me dice que necesita hacerse una ducha porque el campanario desde el que bajó estaba sucio y lleno de palomas muertas, y una de ellas cayó sobre la cabeza de un campanaro.Nicola Persico, vice de la Federazione Campanari Bergamaschi, me da así la bienvenida y me anuncia que al día siguiente tiene que despertarse temprano para ir a tocar las campanas en la cercana Zanica.
El viaje para llegar hasta el lugar del concierto es acompañado por las estimaciones de Nicola sobre la altura detallada de los diferentes campanarios que encontramos poco a poco por el camino: “éste es alto 23 metros, pero adentro hay sólo 5 campanas”, “nuestro campanario tiene ocho”. Luego me cuenta algunos de sus proyectos futuros: “dentro de dos años tenemos que poder comprar otras dos campañas para el campanario de…” me entero de los precios de una campana y prefiero no escribirlo!
En un pueblo cerca de Nembro un cura misionero de regreso de Bolivia, a lo mejor influenciado por la vivacidad latinoamericana, hizo ingenuamente pintar las campanas de la iglesia con diferentes colores llamativos: ¡en el valle todos gritan en contra de este sacrilegio!
En otro pueblo hay un habitante que en su jardín hizo construir la punta del campanario, llenándolo de campanas de concierto; en el interior de su casa se pueden escuchar más de 2.500 campanas que llegan de los cuatro rincones del mundo.
Durante el concierto en Zanica el badajo de la cuarta campana de repente se rompió; al día siguiente lo llevaron de urgencia al carpintero especializado en campanas para ser inmediatamente reparado.
En estas partes se razona por “campanilismo” (en italiano significa también provincialismo N.d.T): cada localidad tiene su propio patrimonio de campanas y su propio repertorio musical y la comunidad local hasta “renunciaría” al pan de todos los días para poder contribuir al mantenimiento y al mejoramiento de las campanas del pueblo.
El mundo de las campanas se puede dividir en tres grupos: “campanas”, “campanas d’allegrezza” y “campanitas”. Las primeras son las que se encuentran en el campanario y funcionan a través de las cuerdas clásicas; la habilidad de los campanari que las tocan en grupo se da sincronizando el toque del badajo en la campana de modo tal que se forme una melodía con un ritmo regular.
Tocar d’allegrezza significa en vez usar un teclado particular ubicada debajo de las campanas, cuyas teclas grandes están conectadas a través de hilos de hierro a los badajos de las campanas. El campanaro, esta vez solista, usa los puños para hacer presión sobre el teclado y accionar de esta forma la campana correspondiente. Es aquí que se manifiesta la habilidad musical del campanaro.
Para entrenarse el campanaro no tiene que subir todas las veces al campanario, molestando así toda la comunidad… utiliza en vez un pequeño teclado de tamaño reducido, llamado “campanita”, una especie de xilófono cuyas notas son producidas por patillas con tapones de corcho, golpeadas sobre pedazos de vidrio cada vez más pequeños, formando de esta forma una escala musical.
Son justamente las campanitas que salen del canon eclesiástico para entrar en un terreo musical más profano. En el pasado de hecho era costumbre llevarse las campanitas a la taberna y tocarlas a ritmo de polca, mazurca y scottish, combinadas con otros instrumentos como el acordeón, el clarinete, la guitarra, la mandolina, el bajo etc.
Hoy en los valles de Bergamo decenas de jóvenes participan en los cursos de campanitas para poder pronto tocar la allegrezzahasta llegar a levantar con la cuerda los 25 quintales de la campana más pesada del campanario. Un buen ejemplo de esto es la escuela de Roncobello, dirigida por Luca Fiocchi, presidente de la Federazione campanari bergamaschi. Ver el video para creer.
Agradecimientos:Luca Fiocchi y los chicos de la escuela de Roncobello, Valter Biella y su familia, Nicola Persico, Giorgio Persico, organista, por haberme prestado su taller como estacionamiento para mi casa rodante; su asistente, por la cerveza y los buenos consejos, el intendente de Casnigo, los músicos: Giuseppe Signori (de Albino, hijo de Mario, campanaro en Albino), Lucio Mariani, Teresa Villa, Giampietro Crotti, Renata Tomasella.
La canción aquí abajo se llama “Salisburgo”, y se toca con campanas, contrabajo, guitarra, acordeón, ocarina, baghèt. La tradición “campanara” estaba por desaparecer, debido a los cambios socio-culturales inevitables, a la sustitución de las campanas a cuerda con campanas accionadas eléctricamente y a las restricciones de la Sociedad Italiana de Autores y Editores para controlar los repertorios: pero fue “agarrada por los pelos”, como dice el grande Valter Biellaque, casi por milagro, descubrió una libreta donde un viejo campanaro había escrito a mano las músicas que tocaba en el campanario (hecho único y raro, considerando que los campanari aprendían el repertorio a oído y nunca daban títulos a las piezas. A veces sólo un número). Gracias a este descubrimiento y al trabajo de recuperación de Valter, el material de los campanari fue puesto nuevamente en circulación y hasta fortalecido por los campanari de nueva generación que, orgullosos, se repropiaron de la música de sus abuelos, dándole nuevos significados, como el tema que pueden escuchar.
Who could ever think that from those heavy bells, producing unpleasant messy sounds, disturbing with arrogance the quiet of the surroundings from the belfry, remembering that it is late, can get out a melody able to gladden the most sensitive ear? That's what happens in the valleys of Bergamo, where a walk can often be accompanied by the eco of the concerts from the various bell towers around the area.
It is evening when the camper peeps out in Nembro, a village of the Bergamo province located in the middle of Val Seriana. A boy indicates me to park in the middle of the parking, then without even introducing himself he informs me he needs a shower because the bell tower, from where he arrives, was dirty and full of dead pigeons, one of which has inevitably fallen on the head of another bell player. Thus, Nicola Persico, vice President of the Bells Players Federation of Bergamo, gives me his welcome and he announces me that the day after we must wake up early to go and ring the bells in the nearby Zanica.
The journey to get to the concert is accompanied by Nicola’s estimations about the detailed heights of the various bell towers that we find along the way: "this is 23 meters high, but inside there are only 5 bells”, “ our bell tower has eight bells "Then he introduces some future projects," within two years we will have to buy two more bells for the tower of... "I ask about the cost of a bell and I prefer not to write it!
In a village near Nembro a missionary priest back from Bolivia, perhaps influenced by Latin American vitality, has naively painted church bells with different colours: in the valley they consider it a sacrilege!
In another village, there is a person who has built in his garden the final part of the bell tower, filling it with concert bells;inside his house you can listen to more than 2500 bells from all over the world.
In Zanica during the concert the clapper of the fourth bell suddenly broke off; the next day it will be taken by emergency to a bells specialized carpenter to be repaired immediately.
In this area there is a parochial way of thinking. Every village has its own bell heritage and its music repertoire and the local community would prefer to renounce to eat instead of not beeing able to contribute to the maintenance and improvement of the village bells..
The bells world can be divided into three groups: "bells”, “bells of joy" and " little bells". The first are those located in the bell tower which are activated by classical strings; the ability of Bell players group is to synchronize the time of the bell clapper toll in order to have a melody with a regular rhythm.
To play of joy, means using a special keyboard located just below the bells whose large keys are connected by iron wires to the bell clappers. The bell player is soloist in this occasion, he uses his fists to make pressure on the key activating the corresponding bell. In this way the bell player shows his musical ability.
The bell player is certainly not obliged to go up to the bell tower when he needs to practice, he would risk to disturb the whole community. He uses a small keypad, called "Campanina"(small bell), a kind of xylophone whose notes are produced by arms with cork stoppers beated on pieces of glass decreasing gradually, so as to form the musical scale.
The small bells allow the bell players repertoire to move from the ecclesiastic canons to embrace the profane ones. In fact, the past practice was to bring the bells in the taverns tolling them at the sound of polkas, mazurkas and scottish, combined with other instruments like the accordion, clarinet, guitar, mandolin, bass and more.
Today in the Bergamo valleys dozens of boys attend small bells courses in order to be able to play the sound of joy and even to lift up with the rope the 25 hundred kilos of the largest bell of the bell tower. A good example is the Roncobello school, directed by Luca Fiocchi, president of the Bergamo Bell Players Federation. Watch the video to believe.
Thanks to:Luca Fiocchi and the boys of Roncobello school, Valter Biella and his family, Nicola Persico, Giorgio Persico, organ player, who allowed me to park the camper in his laboratory, his assistant, for the beer and good advices, the mayor of Casnigo, the musicians: Giuseppe Signori (from Albino, son of Mario, bell ringer in Albino), Lucio Mariani, Teresa Villa, Giampietro Crotti, Renata Tomasella.
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The song below is titled "Salzburg", and is played with small bells, bass, guitar, accordion, ocarina, baghèt. The bell tradition was about to disappear because of the inevitable social and cultural changes, the substitution of bells activated by the rope with the electrically activated ones, and the restrictions induced by SIAE to control the repertoires, but “by a hair” as he says, the great Valter Biella, almost miraculously, discovered a book in which an old bell player wrote out the music performed in the bell tower (this is rare because normally the bells players learned their repertoire by ear and even they didn’t give a title to the songs, perhaps a number). Thanks to this discovery and the recovery work of Valter, the bell player material could be popularized and even strengthened by the new generation of bell players that, with pride, has taken possession of their grandparents music, giving it new meanings, as in this piece.
TESTIMONIANZA SCRITTA DA DIEGO PERNICI, OSPITE DEL CAMMINO DELLA MUSICA PER IL WEEKEND
Sabato 4 Aprile ore 8:15. Stazione Centrale di Milano
Sono in partenza per Cuneo, dove mi aspetta Andrea con il camper per andare a Demonte nelle Valli Occitane. Si prospetta un w-e interessante all'insegna della tradizione più viva e, ai più, sconosciuta.
Dopo quasi 4 ore di viaggio, arrivo nella stazione di Cuneo. Esco e vedo il camper. Andrea mi accoglie come sempre, con un gran sorriso e un forte abbraccio porteño (avendo vissuto assieme a Bs As, ci sentiamo un po' porteñi).
Ci dirigiamo a Demonte che, all'ora di pranzo, è deserta.
Questa è una delle cose che si notano di più uscendo dalla grande città, come Milano, dove io vivo.
A pranzo, a Demonte, sono tutti a mangiare. Non c'è in giro nessuno. I ritmi della giornata sono ancora segnati dai ritmi dell'uomo.
Nel pomeriggio iniziamo a sentire le prime voci nel parcheggio dove siamo stazionati e vediamo che sono ragazzi con delle custodie strane: sono musicisti. E' il nostro momento. Prendiamo telecamera, macchine fotografiche e partiamo all'inseguimento.
Ci ritroviamo ad assistere alle prove generali dei vari gruppi giunti per la festa "Prima d'Oc".
Ghironde, organetti, flauti, tamburi, arpe, mandolini, basso tuba. Insomma, tutti strumenti che al giorno d'oggi non vengono utilizzati spesso.
Oltre alla varietà di strumenti, tra cui appunto la ghironda che fino ad oggi non conoscevo, c'è anche una varietà di persone: ci sono bambini, giovani, anziani, donne e uomini, tutti uniti dalla stessa passione e dalla stessa radice: quella occitana.
Sabato 4 aprile ore 22:30
Siamo nella bocciofila di Demonte, dove sta per iniziare la grande serata di balli e musiche. Si accordano li strumenti e poi... via: si parte per questo viaggio di danza e musica popolare che mi porta in tempi remoti. La gente inizia a saltare, le mani si muovono e tutti sorridono.
Si susseguono i brani e la temperatura della sala si fa sempre più calda. Fuori piove. Dentro si respira un clima bellissimo.
Alla fine anche io e Andrea veniamo coinvolti in queste danze di gruppo. La gente non ha nessuna voglia di fermarsi. I balli e le musiche continuano fino a notte fonda, con Grappa finale.
Domenica 5 Aprile ore 10:30
Sveglia in camper nel solito piazzale.Sposto la tenda. Siamo circondati. Durante le prime ore del mattino (cioè verso le 9:30... ma siamo andati a nanna molto tardi!) sono arrivati da tutta la valle per l'ultimo giorno di festa. Questa volta il luogo sono le piazze e le vie di Demonte, chiuse al traffico per l'occasione. L'atmosfera è d'altri tempi. Vado a prendermi un caffè e un croissant in una pasticceria consigliata dai locali e mi imbatto in un gruppo di suonatori sotto i portici della via principale, proprio davanti al caffè dove mi stavo dirigendo. Bello questo clima, questo risveglio. Io, che strimpello da anni la batteria, sogno città e paesi dove si possa suonare liberamente per strada e oggi si sta avverando.
Alle 17 c'è il grande concerto finale di ghironde. Uno dei parcheggi del paese diventa, per una volta, una sala da ballo con musica dal vivo, a cielo aperto! Fatico a intrufolarmi tra la gente per fare qualche ripresa e alcune foto per il blog. Incrocio sguardi conosciuti. Sì, perché in soli due giorni, io e Andrea ci siamo inseriti in questa cultura, andando ogni tanto a disturbare le prove o i concerti per fare le foto o le riprese, ma ci hanno sempre accolto benevolmente e con il sorriso o, di fronte alla domanda se potevo fare foto, mi sentivo rispondere: "Sì, però prendimi dal mio lato migliore!" . Questa è per me la sintesi di questa due giorni al confine con la Francia.
Le persone sono quelle che ti lasciano qualcosa. Sono i loro modi, i loro sguardi e le loro parole, che mi porto via, sul treno del ritorno verso Milano.
Una nota simpatica: a me la custodia della ghironda fa simpatia, perché sembra una navicella spaziale!
Attilio Rocca (soprannominato Tilion) è un suonatore di fisarmonica, un uomo basso e robusto che vive a Ozzola, in Val Trebbia (PC); al nostro arrivo è fuori che affetta legna con una macchina che mai prima avevo visto. Ci saluta e con un atteggiamento di automatismo si dirige nella sua cantina e ne esce con un salame e un bottiglione di vino.
Raggiungiamo il salotto della vecchia casa costruita da lui ed il tavolo si trasforma presto in un prelibato banchetto. Su una credenza c’è una fila di cartucce ed una colonna di pacchetti di sigarette. Stefano Valla indicando questi elementi mi dice “Questo è Tilion”.
Stefano qui è di casa, Tilion per lui è come un padre ed è lui che gli va a prendere la fisarmonica e che gliela fa indossare. Suonano insieme un pezzo del vastissimo repertorio per piffero e fisarmonica, formazione doc della cultura musicale di queste parti. Un tempo era piffero – cornamusa, poi la fisarmonica ha sostituito lo strumento di accompagnamento, ma qui si dice ancora “filano come piffero e musa” riferendosi alle coppie felici. Suonano con molta energia; Attilio appoggia il mento sulla fisarmonica per guardarsi le mani, il suo atteggiamento un po’ stanco e sofferente sembra scomparire quando fa squillare le note del suo strumento.
Poi quando smette tossisce e ha il fiatone.
È autodidatta, e si vanta di un uomo che una volta gli aveva detto “Gli altri fisarmonicisti saranno tutti più bravi di te, ma tu mi piaci più di loro”. Prima suonava la musa, ma ha sempre desiderato la fisarmonica e quando è riuscito ad averne una, imparava mentre faceva il pastore, rischiando molte volte di perdere le pecore assorto come era dal suono della prima canzone che cercava di imparare: “La barchetta in mezzo al mare”. Poi comincia la carriera da suonatore “fino a quando non sono finiti i bei tempi, quando si suonava sempre e si portavano a casa due lire”, si trasferisce così a Milano per lavorare come rottamato ma pochi anni dopo viene richiamato da un pifferaio (Ettore Losini), che lo convince a tornare e riprendere la sua vera attività.
Attilio è un musicista innato che non si è mai fatto mancare la musica. Stefano mi racconta che in assenza di strumenti aveva ingegnato un’arpa dentro un armadio che fungeva da cassa di risonanza. “Avevo l’orecchio assoluto e detestavo suonare in DO ma poi ho avuto una “ischemia musicale” e non sono più lo stesso suonatore di un tempo”. Stefano, che è un professionista e di fisarmonicisti ne ha sentiti parecchi, lo rassicura comunicandogli che il suo stile non è di certo perduto e lo incoraggia invitandolo a suonare un altro pezzo assieme a lui.
Questo bell’incontro mi riporta indietro di due mesi, quando in Friuli, in una delle prime tappe del Cammino della Musica, avevo incontrato grazie ad Andrea del Favero, Eliseo Iussa (vedi post Il suono tradizionale del Friuli).
Persone come Attilio ed Eliseo, sono testimonianze di un passato musicale ancora attuale che non va di certo dimenticato, ma dal quale bisogna attingere ed imparare per portare avanti una tradizione che possa modellarsi ai tempi correnti, cosciente dei valori che l’hanno creata.