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Reportage TRENTINO: Musica tra le nuvole - ITA ENG SPA

Lo Jodel e i ladini tra le valli delle Dolomiti

Bolzano; Mi trovo con Robert Schwaerzer, un musicista e ricercatore della Referat-volksmusik; è attaccato al telefono e sta cercando l’occasione giusta per scoprire la musica dell’Alto Adige. Parla con tutti in tedesco e ottiene buone speranze, ma ad un tratto il suo volto assume un’espressione illuminata; alza la cornetta e chiama Otto Dellago. Mentre discute mi guarda e mi fa cenno di vittoria: sabato l’amico farà la consueta uscita annuale in slitta con il suo “Trio donne Gardena” in una delle valli dolomitiche e... m'invita a seguirli.

Quale occasione migliore per approfondire la conoscenza di una cultura musicale strettamente legata con l’ambiente montano circostante? Il “Trio d’ëiles de Gherdëina cun Otto Dellago” è un gruppo formato da ladini, una minoranza etnico-linguistica di circa 30.000 persone suddivise in quella regione geografica chiamata ladinia situata a cavallo fra Trentino, Alto Adige e Veneto Settentrionale.

Questo popolo seppur radicato nel territorio italiano, può vantare una cultura, un idioma e delle usanze indipendenti che spesso sono stati messi a repentaglio dagli eventi storici del nostro paese, ma che ora godono di protezione e valorizzazione.

L’incontro è fissato per il mattino presto in un rifugio della Val di Funes che il camper raggiunge arrancando tra ripidi tratti innevati. Arrivo un po’ in ritardo, non vedo nessuno e comincio a preoccuparmi, ma dall’alto del parcheggio echeggiano soavi voci di donna perfettamente intonate accompagnate da una chitarra; spero si tratti di loro. Mi scapicollo tra il ghiaccio con il rischio di rovinare a terra, ma l’ansia della fretta viene presto disintegrata dall’armonia di queste note e del loro paesaggio. Ed è la pace.

 

 

Monika, Claudia, Petra e Otto ormai da anni eseguono un repertorio di canzoni profane e religiose esclusivamente tradizionali dell'arco alpino. Tra di loro parlano in ladino, oppure in tedesco, oggi però ci sono io e si sforzano di parlare italiano anche se dicono di non sentirsi molto italiani; Otto è un polistrumentista, nella custodia della sua chitarra si possono trovare piccoli strumenti con i quali si cimenta, come la ocarina o il marranzano (scacciapensieri), ma suona anche la cetra, strumento molto usato da queste parti in passato. Dice che questi sono i canti che si facevano in famiglia ma che ormai non si canta più tanto. Loro lo fanno indipendentemente da scopi di recupero o di mantenimento, lo fanno per il piacere di condividere alcuni momenti insieme.

Tra il repertorio del gruppo ci sono anche degli Jodel (il primo pezzo del fimato), sicuramente la musica più settentrionale dell’Italia; così settentrionale che sembra di essere tra le nuvole. Sarà sicuramente curioso arrivare in Sicilia e poter paragonare i due paesaggi sonori agli apici del nostro bel paese. Intanto da quassù, cullato da queste note, guardo in direzione sud, fantasticando sull’avventura che mi spetta.

GUARDA QUI TUTTE LE FOTO

ENGLISH VERSION - VERSIÓN EN ESPAÑOL

Il pezzo qui sotto si intitola “Ciantia d’amor - Sciche na berca zënza vënt (Poesia d’amore - Come una barca senza vento). È composta da Otto Dellago e interpretata dal “Trio d’ëiles de Gherdëina”. Non è un pezzo facente parte della tradizione, come quelli che si possono ascoltare nel filmato. Attinge dalla tradizione ma ha un sapore decisamente attuale.

Sciche na berca zënza vënt, - come una barca senza vento

o n cheder nia depënt, - o un quadro non dipinto

sciche n ciof zënza pavël, - come un fiore senza farfalla

o na nibla zënza ciel. - o una nuvola senza cielo...

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