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Reportage LOMBARDIA: Stonato come una campana?

Campane, campanine e baghet nella provincia di Bergamo

Chi mai potrebbe pensare che da quei pesanti campanacci, produttori di sgradevoli suoni disordinati che dall’alto del campanile disturbano con prepotenza la quiete circostante, ricordandoti che è tardi, possa uscire una melodia capace di allietare l’orecchio più delicato? È quello che accade nelle valli bergamasche, dove una passeggiata può sovente venire accompagnata dall’eco di concerti provenienti dai vari campanili sparsi nella zona.
 
È ormai sera quando il camper fa capolino a Nembro, paesello della provincia bergamasca situato nel mezzo della Val Seriana. Un ragazzo dall’esterno mi fa segni per parcheggiare il mezzo, poi senza quasi nemmeno presentarsi, avvisa che ha bisogno di una doccia perché il campanile dal quale è appena sceso era sporco e pieno di piccioni morti, uno dei quali è inevitabilmente caduto sulla testa di un altro campanaro. Nicola Persico, vice della Federazione Campanari Bergamaschi, mi dà così il benvenuto e mi annuncia che il giorno dopo bisogna svegliarsi presto per andare a suonare le campane nella vicina Zanica.
 
Il viaggio per raggiungere il luogo del concerto è ritmato dalle stime di Nicola sull’altezza dettagliata dei vari campanili che man mano incontriamo lungo la strada: “questo è alto 23 metri, ma dentro ci sono solo 5 campane”, “il nostro ne ha otto”; Poi mi illustra alcuni progetti futuri: “entro due anni dobbiamo riuscire a comprare altre due campane per il campanile di...” mi informo sui costi di una campana e preferisco non scriverlo!
 
In un paese vicino a Nembro un prete missionario di ritorno dalla Bolivia, forse influenzato dalla vivacità latino americana, ha fatto ingenuamente verniciare le campane della chiesa con differenti colori sgargianti: nella valle si urla al sacrilegio!
 
In un altro paese, c’è un abitante che nel suo giardino ha fatto costruire la parte finale del campanile, riempendolo di campane da concerto; all’interno della sua casa si possono ascoltare più di 2500 campane provenienti dai quattro angoli del mondo.
 
A Zanica durante il concerto il batocchio della quarta campana si è improvvisamente spezzato; il giorno dopo sarà portato d’urgenza dal carpentiere specializzato in campane per essere immediatamente riparato.
 
Da queste parti si ragiona per “campanilismo”, ogni località ha il proprio patrimonio campanario e il proprio repertorio musicale e la comunità locale piuttosto di non riuscire a contribuire al mantenimento e al miglioramento delle campane del paese, rinuncerebbe a cibarsi.
 
Il mondo delle campane si può dividere in tre gruppi: “campane”, “campane d’allegrezza” e “campanine”. Le prime sono quelle situate nel campanile che vengono azionate dalle classiche corde; l’abilità dei campanari che le suonano in gruppo, consiste nel sincronizzare il tempo del rintocco del batacchio nella campana in modo da formare una melodia con un ritmo regolare.
 
Suonare d’allegrezza invece, significa usare una particolare tastiera situata proprio sotto le campane, i cui grossi tasti sono collegati mediante dei fili di ferro ai batacchi delle campane. Il campanaro, questa volta solista, usa i pugni per far pressione sul tasto ed azionare così la campana corrispondente. È qui che si manifesta la destrezza musicale del campanaro.
 
Per esercitarsi il campanaro non è di certo costretto ogni volta a salire sul campanile, rischiando di disturbare l’intera comunità; si serve bensì di una tastierina di dimensioni ridotte, chiamata “campanina”, una sorta di xilofono le cui note sono prodotte da stanghette con tappi di sughero percosse su pezzi di vetro via via decrescenti, in modo da formare la scala musicale.

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Sono proprio le campanine che fanno uscire il repertorio dei campanari dai canoni ecclesiastici per abbracciare quello profano. In passato infatti era prassi portarsi le campanine in osteria e farle rintoccare a suon di polche, mazurche e scottish, abbinate ad altri strumenti come la fisarmonica, il clarinetto, la chitarra, il mandolino, il basso e chi più ne ha più ne metta.

Oggi nelle valli bergamasche decine di ragazzi frequentano i corsi di campanine per presto essere in grado di suonare l’allegrezza e addirittura di sollevare con la corda i 25 quintali della campana più grossa del campanile. Un buon esempio è la scuola di Roncobello, diretta da Luca Fiocchi, presidente della Federazione campanari bergamaschi. Vedere il video per credere.

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Ringraziamenti: Luca Fiocchi e i ragazzi della scuola di Roncobelo, Valter Biella e la sua famiglia, Nicola Persico, Giorgio Persico, organaro, per avermi concesso il suo laboratorio come parcheggio per il camper, il suo assistente, per la birra e i buoni consigli, il sindaco di Casnigo, i musici: Giuseppe Signori (di Albino, figlio di Mario, campanaro ad Albino), Lucio Mariani, Teresa Villa, Giampietro Crotti, Renata Tomasella.

La canzone qui sotto si intitola “Salisburgo”, ed è suonata con campanine, contrabbasso, chitarra, fisarmonica, ocarina, baghèt. La tradizione campanara stava per scomparire a causa degli inevitabili cambiamenti socioculturali, della sostituzione delle campane a corda con campane azionate elettricamente, e delle restrizioni indotte dalla SIAE per controllare i repertori, ma fu “presa per i capelli”, come dice lui, dal grande Valter Biella che, quasi per miracolo, scoprì un libretto nel quale un vecchio campanaro aveva manoscritto le musiche che poi eseguiva sul campanile (fatto più unico che raro considerando che solitamente i campanari imparavano il repertorio ad orecchio e nemmeno davano un titolo ai pezzi, forse un numero). Grazie a questa scoperta e al lavoro di recupero di Valter, il materiale dei campanari fu rimesso in circolazione e addirittura rinvigorito dai campanari di nuova generazione che, orgogliosi, si riappropriarono delle musiche dei loro nonni dando loro nuovi significati, come in questo pezzo.

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