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Il Cammino della Musica & OltreVela presentano:

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Un marinaio, un musicista, un cercatore di musiche:
unire le culture di quattro popoli in un viaggio in barca a vela

Un musicista in più a bordo in ogni tappa
la creazione di un gruppo multiculturale
 
Una missione:
comporre la colonna sonora dell'integrazione

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 E AL RITORNO VI RACCONTEREMO IL VIAGGIO ATTRAVERSO UNO SPETTACOLO MULTIMEDIALE

                                                                La rotta: Italia, Montenegro, Albanía, Grecia, Italia.

ATTIVITA':

documentare le tradizioni di ogni paese dove sbarcheremo

raccogliere le storie dei migrati italiani

superare le divisioni culturali e
valorizzare i territori
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L'AVANSCOPERTA: Diego e io partiremo quest'estate in barca a vela dal Salento e in camper da Treviso per andare all'avanscoperta dei territori stabiliti, con la missione di cercare i musicisti (un Montenegrino, un Albanese e un greco), che poi saranno quelli che salperanno con noi nel 2013, per vivere il vero 1 SONG 4 PEOPLE.

IL FINANZIAMENTO DEL VIAGGIO: per finanziare questa prima parte stiamo utilizzando una piattaforma di CROWDFUNDING. Con questo sistema, qualsiasi persona alla quale piaccia il progetto può finanziarne una parte, ricevendo in cambio dei premi: video, foto, CANZONI DEDICATE e VIAGGI IN BARCA A VELA!

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VERSION EN ESPAÑOL - ENGLISH VERSION

 
 
 
 
 
 

 

ASCOLTA QUI SOTTO L'INTERVISTA SU RADIO MONTECARLO

 
IN UN VIAGGIO A CUBA qualunque sia lo scopo del viaggio, è inevitabile far riaffiorare alla memoria il ricordo di uno dei musicisti cubani più conosciuti al mondo, la cui fama è legata ad un film che ha fatto sognare un'intera generazione. Il film si chiama Buena Vista Social Club (Wim Wenders 1999) ed il protagonista principale era Maximo Francisco Repilado Muñoz, meglio conosciuto come Compay Segundo, il vecchietto cubano con il sigaro in bocca e il son nel sangue, che grazie a questo film diventò assieme al suo gruppo, una delle icone della musica cubana. VERSIÓN EN ESPAÑOL - ENGLISH VERSION

L'IMMORTALITA' DI UN MITO: la sua morte avvenuta nel 2003 ha reso immortale la sua immagine e alcuni pezzi da lui firmati come "Chan Chan" e "Las flores de al vida".

Oggi, a portare avanti il suo nome e la sua musica è il "Grupo Compay Segundo" il cui leader è Salvador Repilado, il figlio più piccolo di Compay Segundo.

L'ANTEFATTO: li avevo conosciuti qui in Italia quando lavorai alla realizzazione di una lunga tournée del gruppo in Italia. All'epoca il progetto era gestito dal mio maestro di chitarra Massimo Scattolin che assieme ad altri musicisti e alla collaborazione di varie orchestre sinfoniche italiane, avevano realizzato il cd "100 años Compay" (Indiewizard 2008).



I "VECCHI" BUENA VISTA
: alcuni musicisti fanno parte del vecchio gruppo, come il clarinettista Rafael Inciarte che ho incontrato nel barrio in cui vive, a Cohimar, al sud de LA Habana e grazie al quale ho potuto vivere le esperienze indimenticabili con il "Trio Heming". Oltre a Rafael Inciarte, fanno parte dei "vecchi" Haskell Armentero al clarinetto, Hugo Garzón alla voce prima, Rafael Fournier alle percussioni. Salvador Repilado l'ho incontrato nella sua lussuosa casa in un bel barrio del La Habana.



IL SOGNO CUBANO: è stata una forte emozione ritrovare gli amici cubani in casa loro, nella loro magica Cuba. è qui che si capisce perchè questa musica attira masse enormi di appassionati e sognatori. Qui dove l'atmosfera è immune all'erosione dei tempi. Recentemente ho rivisto il film di Wim Wenders e vi ho ritrovato la stessa Cuba che avevo vissuto in viaggio. La luce, i mezzi, le atmosfere, i colori e le idee sono ingredienti unici ed immutati. Magia e allo stesso tempo Paraddosso di questo meraviglioso paese.

Ringraziamenti: Salvador Repilado, Grupo Compay Segundo, tutto lo staff della "Casa Compay Segundo", Massimo Scattolin (Indiewizard)

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Mi trovo a Garanhuns, piccola città all´interno dello stato di Pernambuco (nordeste brasiliano). Ho deciso di cambiare rotta e lasciare così la costa ricca di musica ma anche ahimé di turismo, che un po´ostacola la mia ricerca, per addentrarmi nel cuore di Pernambuco che a sua volta sembra essere il cuore della musica brasiliana. E' qui infatti che affondano le loro radici i generi musicali che più rappresentano il Paese.
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LA COINCIDENZA: a condividere con me questo viaggio all'interno del Brasile, Elaine, un´abile fotografa di São Paolo, conosciuta per coincidenza nel combi che mi stava portando alla bella Isola di Itamaracá, per incontrare Lia de Itamaracá, una importante cantora di Ciranda (genere popolare di Pernambuco). Elaine sta portando avanti un progetto molto simile al mio: se ne va sola in giro per il Brasile fotografando la musica.  É incredibile come costruzione, dinamiche, problematiche, contatti, esperienza del progetto coincidano con le mie. Lei però è partita dal nord del Brasile per scendere, io faccio il contrario. Ci siamo incrociati ad Olinda (vedi post: Olinda che linda) e abbiamo così deciso di unire le forze e fare un po' di cammino insieme, poi ognuno andrà per la sua strada. 

L'ABBONDANZA DI MUSICA: Pernambuco offre una quantità di musica e generi musicali enorme.
La mole di materiale, unito a problematiche di viaggio come repentini spostamenti che occupano spesso molto tempo per zone di difficile raggiungimento, condizioni climatiche avverse (a Garanhuns siamo rimasti bloccati due giorni per pioggia) non mi permettono di aggiornare velocemente e costantemente il blog. La quantità di cose da scrivere e documentare è - per fortuna- esagerata. In questo stato ho avuto la fortuna di conoscere la Ciranda di Lia de Itamaracá, nominata dall´UNESCO patrimonio vivente della cultura, il Samba de Coco di Ana Lucia e poi ancora forró, Frevo, Maracatú, Capoeira e chi più ne ha più ne metta; poi dopo due giorni di viaggio in bus, auto, moto e... a piedi io e Elaine tra i suggestivi paesaggi dell´interno, abbiamo raggiunto una comunità di indios chiamata Fulniô. Il contatto per poter visitare l´aldeia ci è stato passato da un indio che vive a Olinda.
 
LA TRIBÚ E IL SACRO RITUALE: la comunità dimora in una aldeia nei pressi della città di Aguas Belas a 300 km dalla costa di Pernambuco. É conosciuta come l´unica comunità del nordeste brasiliano che preserva l´antico idioma indio Ia-té. L´aldeia è divisa in due parti una delle quali si trova nel mezzo della foresta, ma a noi, e all´uomo bianco in generale, è proibito entrare. Questa è infatti la sede dove nei mesi di settembre ed ottobre si celebra un antico e sacro rituale chiamato Ouricuri. Nessuno fino ad oggi sa di cosa si tratti, in quanto la religione di questa cultura proibisce anche solo di parlare e svelare i segreti del rituale. La credenza dice che chi ne parla morirá di una morte strana...
A raccontarci tutto questo è Vera, una indigena che ci ha accolti e accompagnati (senza perderci di vista un istante) durante tutta la nostra avventura all´aldeia. Vera è una indigena che ha dei lineamenti molto particolari, dice di non essere una indigena pura, ma di avere tratti di razza bianca e nera. Ha un taglio di occhi molto bello e di un colore blu scuro. Il suo nome in Ia-té è Tafireskane. Questo é il nome che le ha messo il Quesique della tribù alla sua nascita. L´altra aldeia che permette invece l´accesso a tutti, si trova vicinissima alla città di Aguas Belas. É un insieme di casupole in cemento poco curate e disposte un po' a caso. Architettura molto diversa dalla aldeia dei Tekoa Kõ e nju che avevo visitato a sud del Brasile (vedi post: Tekoa Kõ e nju). Questa parte di aldeia è anche una sede FUNAI (fondação nacional do indio). Il popolo Fulniô è integrato con la popolazione come dicono loro "civilizada" o "branca" (questi due termini per indicare tutti quelli che non sono indios). Molti di loro lavorano nel pubblico impiego presso polizia, comune, uffici FUNAi ecc. Ma nel periodo del Ouricuri sono autorizzati a mancare dal lavoro per dedicarsi interamente al rituale.
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IL RITUALE PER ME: Vera ha preparato per noi una rappresentazione di danza e musica. Dice che quello che vedremo non sono i canti e i balli propri del misterioso rituale, ma solo una dimostrazione di come loro siano impegnati a preservare e a far conoscere la propria cultura. Il gruppo si riunisce; è composto da sei uomini e tre donne adulti e una serie di bambini che ci guardano un po' intimoriti. Saliamo tutti su un bus scassatissimo con strumenti e costumi per dirigerci ai limiti del territorio proibito. Durante il viaggio per stradine sterrate e sconnesse, io e Elaine, che all´interno del gruppo sembriamo due macchioline bianche, cerchiamo di aprire un dialogo con i nostri vicini che inaspettatamente si rivelano essere molto simpatici e disponibili. I bambini mi guardano di nascosto e quando incrocio il loro sguardo voltano velocemente la testa e sgignazzano arrossiti. Il senso di "estraneità" che provo è fortissimo.
Per il bus sta girando una grossa pipa in legno dalla quale adulti e bambini boccheggiano del tabacco nero. Quando arriva a me faccio un tiro e involontareamente un po' di fumo mi va giù. Classica scena da film dove io tossisco paonazzo e gli indios ridono di me. Non era tabacco, era fuoco in polvere.
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LA PREPARAZIONE DELLE DANZE: arriviamo in prossimità di un lago molto bello. Il paesaggio e la quiete sono veramente suggestivi, se non fosse per i grossi cavi della corrente che solcano lo sfondo rovinando il bel quadretto. Tutti in acqua per purificarsi, poi comincia la preparazione per lo spettacolo. Per dipingersi il corpo usano dei colori fatti con resine e frutti tipici della zona, per il nero usano del carbone. Il tutto preparato lì sul momento. Usano costumi e simboli di guerriero tipici di questa comunità. Elaine si sbizzarrisce con la sua macchina fotografica, io riprendo il più possibile. Poi vado un po' a spasso con Vera che mi spiega alcuni particolari "di dominio pubblico" sul rituale: ci sono zone dell´aldeia dove le donne non possono entrare, durante tutto il periodo del rituale è poi obbligatoria l´astinenza sessuale, non si possono assumere bevande alcoliche, non si può ascoltare musica, il rituale serve anche per eleggere i vertici che rappresentano la comunità, e questa rimane isolata per tre mesi; non riesco a sapere nulla sulle modalità e fasi del rituale. Il gruppo è pronto per danzare.



MISTERI: lo spettacolo coreograficamente è senza dubbio suggestivo mi lascia però alquanto insoddisfatto, perché ogni mio tentativo di indagare sul significato delle parole e dei movimenti della danza è stato abilmente accantonato con spiegazioni vaghe e a mio avviso preparate.
"É un omaggio a dio per chiedere di poter preservare la nostra terra e la nostra cultura", "É un canto per ringraziare voi della vostra presenza qui".. dice Vera.

Dopo l´esibizione vado un po' a spasso con il quesique che mi mostra le varie piante dell´aldeia e la loro funzione terapeutica. Dice di essere in grado di curare qualsiasi malessere senza utilizzare nessun rimedio chimico farmaceutico. I ballerini rifanno un bel bagno per ripulirsi della tintura  poi ritorniamo tutti insieme all´aldeia. Molti indios se ne vanno via per lavorare, restiamo io, Eleine, Vera e qualche altro abitante dell´aldeia dentro una casetta con un tavolo ed un divano. Io, cocciuto, continuo a fare domande più specifiche sulla musica e sulla cultura, ma continuo a cavarne ben poco. Chiedo di spiegarmi almeno di cosa tratta la canzone che ho registrato. Tra loro parlano in Ia-té, e ho l´impressione che prima di darmi qualsiasi spiegazione si consultino fra loro. Anche all´aldeia al sud del Brasile era successa la stessa cosa: in questo caso comunicavano in Guarani e prima di rispondere aspettavano il consenso del Quesique.

AMARO IN BOCCA: L´avventura è stata senza dubbio interessante, ma ancora una volta me ne sono tornato a casa con l´amaro in bocca e la netta sensazione di non aver nemmeno sfiorato il contatto con una cultura che desidererei vivamente conoscere più a fondo e dalla quale potrei sicuramente imparare qualcosa. Del resto in questi giorni sono in contatto con una ragazza di Manaus, che sta aspettando il mio arrivo, che mi spiega che nemmeno studiosi e ricercatori che hanno rapporti con comunitá indios amazzoni da diversi anni, hanno avuto la possibilità di varcare il "confine" della conoscenza. É una cosa che posso comprendere, considerato il feroce passato di sottomissione imposto dall´uomo bianco, che in realtà in questa terra sarebbe l´intruso; ma la mia curiosità rimane comunque insoddisfatta e perció ancora molto forte. 
Il brano qui sotto è un canto (cafurna) offertomi dal gruppo Fulniô durante l´esibizione che ho descritto sopra. Gli strumenti sono pochi, poiché la musica è basata interamente sulla voce. Si usano delle maracas e dei caxixi, niente altro. Il canto è diretto da uno solo del gruppo che canta dei versi per poi farsi rispondere all´unisono dal resto del gruppo.  É lui che dirige la danza. La modalitá del canto funziona perció un po´ come nel Samba de coco (del quale spero di riuscire a trovare il tempo per parlarne); parlando con Vera scopro che alcuni rituali includono questo genere che effettivamente possiede anche radici indigene, frutto dell´incontro tra schiavi fuggiti all´interno del paese e indigeni. Purtroppo non sono in grado di pubblicare testo e traduzione delle parole, nonostante i miei vani tentativi di venirne a conoscenza. Secondo quanto mi è stato spiegato la canzone racconta che un tempo l´aldeia era costruita con case in paglia, poi l´uomo bianco dette fuoco al villaggio e la comunità si disperse per tutta la regione, fino al giorno in cui si riunì per creare questa nuova comunità. So che il gruppo si è già esibito in pubblico e ha anche fatto delle registrazioni, ma non ho trovato questo pezzo tra l´archivio. Sono in contatto con uno studioso dell´idioma Ia-tè, vediamo se lui potrà aiutarmi. Intanto buon ascolto.
Ringraziamenti:  Comunitá Fulniô, Beto Hees (produttore di Lia de Itamaracá), Lia Menezes (per tutti i contatti di pernambuco), la scuola di Capoeira di Olinda (per la presentazione offertami), Ana Lucia (cantora di samba de coco del quartiere di Amaro Branco a Olinda) Eleine Santana (www.elainesantana.com.br), le foto della comunità indigena sono scattate da lei. 20070725
  
 
 
 
Marcelo Martinez Garcia, in arte "Marcelo el rey del bolero" è un musicista che negli anni '50 passava le giornate assieme all'amico Ernest Hemingway, suonando boleros e godendo del paesaggio cubano del barrio di Cojimar, un luogo di singolare bellezza situato all'Habana del Este, un po' fuori mano rispetto la Habana Vieja. Ora Marcelino suona con il Trio Heming (Neraida, Reinaldo e Marcelino) proprio di fronte al momunento eretto in memoria dello scrittore, sperando che i turisti di passaggio, sgancino qualche dollaro, affascinati dai son cubani e dalle storie di Marcelino.
VERSION EN ESPAÑOL - ENGLISH VERSION

IL RACCONTO: "Un giorno una ragazza ha lasciato un messaggio sul mio blog: Me ne sono andata da Cuba con più domande di quando sono arrivata..
Il messaggio d’entrata del mio blog in quel momento era: Sto cercando di entrare in sintonia con Cuba.

Cuba è un paese diverso; diverso da tutti i paesi che ho visitato; porta nelle sue spalle mille sfaccettature, controsensi, paradossi, assurdità.. eppure mantiene un equilibrio. Un qualsiasi turista che voglia venire a Cuba per sperperare il suo denaro e redimere le sue frustrazioni in graziose puttane e CubaLibre, qui troverà il suo banale paradiso. Per chi invece voglia conoscere l’anima di Cuba, ossia il suo popolo e il suo “perché”, allora dovrà spaccarsi il celebro, mettersi a dura prova e cimentarsi in un qualcosa di veramente diverso e forte".

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AVVERTENZE: questo è l’inizio di un racconto che sto scrivendo sulle mie esperienze a Cuba. Non voglio proseguire perché sarebbe troppo lungo, solo voglio avvertire il visore del filmato: non è tutto oro quel che luccica! Probabilmente chi non è stato a Cuba o chi ha vissuto Cuba con la superficialità che ho sopra descritto, percepirà da queste immagini solo lo stereotipo cubano: nell'immaginario collettivo, Cuba appare come un'isola caraibica felice e spensierata, governata da eroi politici che operano contro il "sistema globale". Le cose non stanno esattamente così: la vita qui è veramente dura e povera e il popolo cubano per sopravvivere deve inventarsela, molte volte cedendo a pesanti compromessi.

CONCLUSIONE: Neraide si è licenziata dal suo lavoro per problemi di salute, ora è in pensione.. senza pensione, Reinaldo ha una splendida bambina che a fatica riesce a mantenere, Marcelino è un cubano che per tutta la vita ha fatto il musicista di strada; vive in una piccolissima e umile casa che puzza di piscio perché le tubature sono fatte male. Lo sprazzo dei suoi occhi è la prova che nella vita per essere felici bisogna sapersi accontentare.. e che la musica è una potente cura.

RINGRAZIAMENTI: Trio Hemingway (Marcelino, Neraida, Reinaldo), Rafael Inciarte (Grupo Compay Segundo) 20111103
Sottotitoli e traduzioni a cura di Giulia Forlivesi

 
 
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