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Archivio Io Suono Italiano ?     archivio dal tango alla musica caraibica

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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Mi trovo ad Alessandria del Carretto (CS) nel bel mezzo nel Parco Nazionale del Pollino. Qui un gruppo di donne, a quanto pare crescente, dedica parte dell’anno pensando a come meglio adornare le cinte in onore della Santa Madonna del Carmine. Si tratta di vere opere d’arte devozionale che pur seguendo specifiche regole riguardo la costruzione (più che altro regole territoriali) lasciano libero sfogo alla creatività, che deve comunque essere misurata per non risultare troppo invadente e... pesante: le cinte infatti vengono fatte sfilare durante una processione danzante di sei ore, portandole sul capo. ENGLISH VERSION - VERSIÓN EN ESPAÑOL
La processione ha inizio la sera del 23 agosto, quando Margherita mi dice di seguirla a casa sua per prendere la cinta. Per lei è la prima volta, ha costruito una bella cinta adornata di rosso, diversa dalle altre che vedrò: Quelle di Plataci (paese Arbëreshë della provincia di CS) hanno più questa forma quadrata... per me è stata una coincidenza, perché mio padre è di Plataci e quasi inconsciamente ho creato una struttura mista tra la forma di Plataci e quella di Alessandria”. La mamma la attende con la nuova cinta già in testa e a piedi nudi: “Quest’anno ho deciso di fare tutta la processione scalza, in segno di devozione”. Le donne che la guardano incuriosite, più tardi, mi racconteranno che un tempo erano molte le donne scalze; chi aveva un voto camminava scalza e si spogliavano del vestito da sposa davanti alla madonna.
Partiamo dalla casa di Margherita seguiti da un piccolo corteo di musicisti di zampogna e tamburello. La prima fase della festa prevede la ricerca delle altre cinte che sfilano tra le vie del paese. Dopo pochi metri di cammino già intravediamo la prima: è Angela con la sua cinta che rappresenta la cupola di una chiesa. Le due cinte si incontrano e ballano una tarantella assieme, poi proseguono il cammino fino a quando il gruppo sarà al completo. Quest’anno le cinte sono sei. Vengono depositate nella Chiesa fino al mattino seguente

         Press "cc" for subtitles in all languages       
Ore 9.00, le donne vestono la Madonna, se la caricano sulle braccia e partono per il lunghissimo pellegrinaggio. Il paese è in festa, c’è la banda che apre la processione, segue il gruppo di donne che danza con le cinte, il gruppo di suonatori, le donne che portano la Madonna e tutto il paese a seguire. Si passerà per ogni casa di Alessandria, in sei ore. Qualcuno offre un ristoro alle donne affaticate, altri fanno generose offerte alla Madonna e declamano preghiere, altri seguono la processione dal balcone di casa.
La musica si alterna tra una potente banda al completo e un misero gruppo di suonatori di zampogna e tamburello. Purtroppo pochi giorni fa ad Alessandria c’è stato un lutto e così oggi i suonatori hanno preferito non suonare. In questo viaggio i lutti mi hanno fatto perdere molte occasioni, non li sopporto più.
Lo spettacolo coreutico delle cinte è bellissimo, le donne sembrano facciano a gara per “incoronarsene” una e così le “proprietarie” hanno modo di riposarsi e ballare la tarantella più alleggerite. Quest’anno anche Isabella ci prova. All’inizio era titubante, temeva forse di cadere e rompere la cinta, o forse di non essere pronta... sfilare con la cinta per la Madonna è una cosa importante e rivestita di profondi significati. La vedo mentre Margherita le passa la sua, spengo la telecamera e mi vivo la scena senza filtri. Isabella titubante calibra il peso nella testa e parte, ce l’ha fatta, è pronta e trionfante.
Quest’anno c’è anche un uomo con la cinta in testa; è un fatto straordinario, la Madonna del Carmine è una festa prettamente femminile, quella cinta però è storica e appartiene ad una donna che ha sempre partecipato alla processione, quest’anno non può farlo perché è malata, lui è suo nipote.
La processione prosegue, le donne sembrano essere sempre più cariche anziché stanche e continuano a ballare ininterrottamente. Si fa sera, si arriva in chiesa, ultimo sprazzo di gaudio, poi la Madonna viene svestita e le cinte riposte fino al prossimo anno. Le donne scommettono che ce ne saranno molte di più, ed Alessandria torna alla sua calma.
PIU' FOTO (quelle qui sopra sono scattate da Paolo Napoli)
ENGLISH VERSION - VERSIÓN EN ESPAÑOL
Ringraziamenti: le donne delle cinte, Paolo Napoli, l'Amministrazione Comunale di Alessandria del Carretto, Mimma, Andrea quello dell'incidente e Giusi Duino. Lo staff di Radicazioni, Paolo Napoli, Sandro Brunacci, Alessandro Adduci, Alessandria tutta. 20090826

                                                                                                       Sottotitoli a cura di Giulia Forlivesi

 
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Tradizione a "passaggio generazionale inverso"

IL PETROLIO SONANTE: Viggiano è un piccolo paese situato nella Val D'Agri in provincia di Potenza. E' nota per i preziosi (preziosi per pochi) giacimenti di petrolio, ma il vero tesoro che la contraddistingue e la rende unica in Italia è tutt'altro che nero, è chiaro come il legno del pero selvatico ed è fatto di note! Viggiano è il fulcro di una tradizione musicale tri-secolare che si è fatta distinguere in vari angoli del mondo: quella dell'Arpa Popolare Italiana.

GLI ANZIANI SUONATORI: Viggiano era una delle tappe previste dal percorso del CamminAmare Basilicata. Ci siamo arrivati camminando da Moliterno, dove, grazie al chitarrista-ricercatore Graziano Accinni, avevamo incontrato l'ultimo dei depositari di questa antica tradizione, l'anziano Luigi Milano (vedi post).

I suoi racconti, come quelli di tutti i musicisti anziani che ho incontrato, sono sempre densi di emozione. Luigi si guadagnava la vita suonando l'arpa "portativa". Soprattutto nei periodi natalizi suonava le novene per le contrade e le case lucane, con la sua arpa, accompagnato da un ensamble di violino, voce e zampogne. Mi racconta del freddo patito, ma anche del divertimento e della sensazione di libertà.

UN'ARPA PER LA LIBERTA': forse la stessa sensazione cercata dai numerosissimi arpisti (o arpaioli come piace dire a Luigi Milano) che negli anni dell'esodo di massa italiano, emigravano per il Sud America, l'Australia, il Sud Africa in cerca di fortuna. Non a caso oggi molti arpisti riconsciuti a livello mondiale arrivano proprio da Viggiano (vedi Alberto Salvi, prima Arpa della Chicago Orchestra).

I GIOVANI SALVATORI: una tradizione che, per la particolarità dello strumento, riesce a ritrovare una rara commistione tra musica popolare, colta e sacra. Una tradizione che purtroppo, caduta in disuso, stava per scomparire senza lasciare alcuna traccia, se non fosse stato per alcuni giovani musicisti lucani che spesso inconsapevolmente si avvicinarono a questo affascinante strumento. Uno fra questi e il giovanissimo Davide Ierardi.

IL MIRACOLO: Davide ha al suo attivo due "miracoli"; il primo è quello di aver scoperto la passione per l'arpa, il secondo quello di aver "contagiato" il papà Giovanni in questa sua missione. Ora padre e figlio gestiscono assieme un laboratorio di liuteria di arpa viggianese, situato vicino alla Chiesa dove è custodita la Madonna Nera di Viggiano, protettrice del popolo lucano.

LA STORIA DI GIOVANNI: qualcosa di miracolo c'è in questa bella storia, se consideriamo che Giovanni, ora in pensione come invalido al lavoro dopo 30 anni di operaio metalmeccanico, non ne sapeva nulla di liuteria e di falegnameria, prima di farsi ammaliare dal suono dell'arpa suonata dal figliolo. "Cominciai a costruire delle piccole arpette come "souvenir" per i turisti, poi mi è venuto in mente di farne una più grande…" mi racconta Giovanni. "Ora mi sono reso conto che ho in mano una missione.. e quindi anche dei nuovi pensieri. Ma costruire arpe mi fa stare bene, perchè mi tengo in movimento, non cado nell'ozio e quindi non deperisco".

E' la prima volta che incontro un caso di "passaggio generazionale inverso". Solitamente sono padri e nonni a passare ai loro figli o nipoti la passione per una tradizione. La storia di Giovanni e Davide è molto curiosa e fa riflettere molto sulla "casualità" dei "compiti" che il destino riserva nella vita di alcuni uomini.

Ringraziamenti: Giovanni e Davide Ierardi, Graziano Accinni, Luigi Milano

PIU' FOTO

 
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Marcelo Martinez Garcia, who people call “Marcelo king of the bolero” is a musician who in the fifties  used to spend his days with his friend Hemingway, playing boleros and enjoying the wonderful landscape in the Cojimar quarter, a breathtakingly beautiful place, situated in Havana del Este, a little bit out of the way with respect to Havana Vieja. Nowadays Marcelino plays in front of the monument erected to Hemingway with his Trio Hemingway (Neraida, Reinaldo, Marcelino) in the hope of receiving some money from tourists, fascinated by the cuban son and  Marcelino's stories.
VERSIÓN EN ESPAÑOL  - VERSIONE IN ITALIANO

THE STORY: “One day a girl wrote a message ON my blog: when I left Cuba I had more questions than I had when I arrived.. at that moment the message on the banner of my blog was: I'm trying to be in tune with Cuba.

Cuba is a different country. Different from every country I've ever visited.; it has lots of facets, contradictions, paradoxes, absurdities.. however it keeps its equilibrium. Any tourist who would like to go to Cuba to waste his money and to get rid of his frustrations with nice prostitutes and Cubalibre, will find here his banal heaven.
On the other hand those who would like to know the soul of Cuba, its population and its reason for being, will have to rack their brains and work hard, trying to find something truly strong and different”.


WARNING: this is the beginning of a story that I'm writing about my Cuban experiences. I'm not going to continue because it would be too long, I just want to warn the spectator: not everything is as it seems to be!
Probably those who have never been to Cuba or those who have lived there with the shallowness that I described before, will only understand from this video the cuban stereotype: in the collective consciousness Cuba seems like a Carribean island, joyful and carefree, managed by political heroes that are fighting against the “global system”. However this isn't the truth: life is very hard and poor here and the cuban population has to invent ways to survive, frequently stooping to compromises.

CONCLUSION: Neraide has resigned from her job for health problems, now she is retired...without a pension, Reinaldo has difficulties with growing and supporting his wonderful daughter, Marcelino is a Cuban who   has been spending is whole life as a busker; he lives in a house very small that smells of pee because the pipages doesn't work properly. The shining of his eyes it's a sure sign that you have to be pleased with what you have..and that music is a strong treatment.

Translation and subtitles: Giulia Forlivesi

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Marcelo Martinez Garcia, llamado “Marcelo el rey del bolero”, es un músico que durante los '50 transcurría los dias junto a su amigo Ernest Hemingway, tocando boleros y disfrutando del paisaje cubano en el barrio de Cojimar, un lugar muy precioso situado en la Habana del Este, un poco lejo de la Habana Vieja.
Ahora Marcelino toca junto al trio Heming (Neraida, Reinaldo y Marcelino) en frente del monumento construido para el escritor, esperando que los turistas, atraidos por el son cubano y por los cuentos de Marcelino, dejen un poco de dinero.
VERSIONE IN ITALIANO
- ENGLISH VERSION

EL RELATO: “ Un día una chica dejó un mensaje en mí blog: cuando me fui de Cuba tenía más preguntas que cuando había llegado.. al mismo tiempo el mensaje inicial de mí blog era: estoy buscando una sintonía entre Cuba y yo.

Cuba es un país muy diferente de todos los que visité; tiene muchas diferencias, contradicciones, paradojos, absurdidades.. no obstante eso mantiene su equilibrio. Cada turista que llegue aquí para derrochar su dinero y redimirse de sus frustaciones con buenas putas y vasos de ron, seguramente aquí encuentrará un paraíso.
De otro lado quien quiera conocer el alma de Cuba, su población y su porque, tendrá que quebrarse la cabeza, ponerse a duras pena y encotrar algo verdaderamente diferente y fuerte”.



ADVERTENCIAS:
esta es la pieza inicial de un cuento que estoy escribiendo sobre mi experiencia en Cuba. No quiero proseguir porque sería demasiado largo pero quiero poner en guardia los espectadores de este reportaje: ¡no es todo oro lo que reluce! Es probable que quien no haya estado en Cuba o quien haya vivivo en Cuba con la superficialidad que ya he describido, solamente percibirá de este documental el estereotipo cubano de siempre: Cuba, dentro del imaginario colectivo aparece come una isla caribeña feliz y despreocupada, gobernada por héroes operantes contra el “sistema global”. Sin embargo, la verdad no es esa: aquí la vida es muy pobre y dificíl y la población cubana para vivir tiene que inventarla, enfrentando muchas veces  compromisos incómodos.


CONCLUSIÓN: Neraide dejó su trabajo porque tenía una enfermedad, ahora está en jubilación.. sin jubilación, Reinaldo tiene muchas dificultades para mantener una hija estupenda, Marcelino es un cubano que durante toda su vida ha tocado en la calle; vive en un piso muy pequeño que, como las tuberías son construida muy mal, huele a pis. La  luz de sus ojos es la prueba que para ser una persona feliz hay que contentarse.. y que la música es un remedio poderoso.

AGRADECIMIENTOS: Trio hemingway (Marcelino, Neraida, Reinaldo), Rafael Inciarte (Grupo Compay Segundo)

Traducido y subtitulados por: Giulia Forlivesi

 
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(*)

è un'idea che nasce dal desiderio di soddisfare quelle persone che vorrebbero ascoltare le mie storie di viaggio ma non hanno l'opportunità di venire a teatro per assistere ai miei spettacoli.

nasce anche da un'abitudine: ringraziare in modo artistico, per l'ospitalità che ricevo durante i miei Cammini di ricerca.

questa dimensione “domestica” mi ha sempre affascinato, e ho deciso di sperimentarla "professionalmente".  


QUELLO CHE TI SERVE:

una televisione, una lampada, del vino per i tuoi ospiti

QUELLO CHE TI PORTO:

il mio spettacolo a casa tua, con i video, i racconti di viaggio e.. la mia chitarra

sarà tua cura invitare un gruppo di persone (amici, parenti, vicini di casa..) per formare il pubblico partecipante e procurare gli ingredienti per creare un'atmosfera adeguata.


TU OSPITI, IO RACCONTO LE STORIE DEI MIEI VIAGGI

scrivimi a info@ilcamminodellamusica.it

risponderò alle tue domande e ti darò più informazioni


disponibili due viaggi

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(*) disegno di Isabella d'Este
 
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