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12-11-2007
Mi trovo nello stato di Lara, a nord est del Venezuela. Arrivo al mattino presto nella capitale Barquisimeto, una piccola metropoli di rovente cemento. Lascio in fretta il caotico e rumoroso centro per trasferirmi in una zona decisamente più affascinante e tranquilla, chiamata "El Manzano", una collinetta verde ai margini della città distante da rumore e nervosismo, dove al mattino il canto di centinaia di differenti specie di uccelli mi avvisa che il sole sta sorgendo.
Qui ad aspettarmi ci sono Sara, Saul e Samir Rodriguez, una famiglia di artisti capaci di produrre splendidi oggetti di artigianato e curiose sculture in terracotta. La casa è amena quanto il loro lavoro.
Barquisimento vanta l`attributo di "città più musicale del Venezuela" . Sono venuto proprio qui per ascoltare un genere venezuelano molto particolare, il "Golpe Tucuyano", considerato uno dei più rappresentativi del Venezuela.
Il mio contatto arriva dalla tappa precedente, quando al concerto di Chiguarà (Merida, vedi post: Alla ricerca del violino perduto), conosco i componenti del gruppo "Golperos de Sanare" che mi invitano a fargli visita.
Sanare è un piccolo paesino situato fra le basse montagne dello stato Lara. È conosciuto per la sua musica e per i suoi bellissimi fiori.
Al mio arrivo vengo accolto con una sorpresa: Luis Gerardo è il cuatrista del gruppo e mi informa che proprio oggi nella casa di un campesino ci sarà un Tamunangue. Sinceramente io del Tamunangue non sapevo quasi nulla, avevo solo sentito parlarne vagamente da qualcuno a Barquisimento.
Luis colma in breve tempo la mia lacuna musicale spiegandomi le caratteristiche più peculiari di questo, che poi diventerà uno dei generi che più ho apprezzato in terra venezuelana. Il Tamunangue è una celebrazione musicale religiosa e pagana in onore di Sant'Antonio da Padova. Più che un genere è un rituale musicale che si esegue specificatamente ogni 13 luglio, ma anche in altre occasioni e momenti dell`anno, con la funzione di rito propiziatorio per il raccolto o, come in questo caso, come pagamento di una promessa al Santo. Ancora una volta incontro nel viaggio un genere musicale che viene associato al culto di un Santo cristiano (vedi post: Bumba meu boi e Alla ricerca del..).
 
Ci avviciniamo alla casa della promessa, e Luis mi confessa di non conoscere il motivo di questo Tamunangue. Si stanno facendo gli ultimi preparativi e parenti, amici e musici si sistemano nel cortiletto posteriore dell`umile abitazione. L`atmosfera è un misto tra festa, mistero e aspettativa. Tutti mi accolgono con grande gentilezza, ma in questo caso mi sento più intruso che mai, vista la situazione molto intima del rituale, e visto che non mi è mai piaciuto documentare con video e foto una celebrazione che ha a che fare con aspetti religiosi. Questa sensazione però durerà poco, sedata dalla cordialità e dall`accoglienza che solo un venezuelano può dimostrare. Conosco il padrone della casa che è anche colui che deve pagare la promessa: si tratta di suo figlio, che ha una grave malattia che non gli permette di camminare. Sembra però che il male sia migliorato e quindi è arrivato il momento di pagare la promessa.
In una parete è appoggiato un piccolo altare sul quale è sistemata una statua di Sant'Antonio da Padova. L`altare è adornato con molti fiori, una candela ed un bicchiere d'acqua. Si dà fuoco a dell`incenso in un secchio di latta e si comincia a recitare un lungo rosario.
Non c`è nessun prete, ma il rosario è "guidato" dal più anziano fra i presenti, che annuncia i santi da ringraziare. Dopo questa fase del tutto uguale ad un rituale cattolico, un gruppo di musici con cuatro e di cantori si sistema in semicerchio di fronte all`altare e comincia ad intonare un lungo "Salve", un canto somigliante ad un lamento, la seconda fase religiosa del Tamunangue. Comincio a pensare di esser capitato in un comune rituale di ringraziamento al Santo, tramite qualche preghiera e canzone di chiesa, ma mi sbaglio di grosso: i tamburi che sono sistemati ben in vista vicino all`altare spezzano la monotonia e l`atmosfera di devozione. Si tratta dei "tamunango", da cui deriva il nome del rituale, che sono dei tamburi di chiare origini africane del tutto simili (anche nel modo di suonarli) a quelli che avevo trovato a San Luis in Brasile, utilizzati per il genere "Tambor criollo" (ascolta la puntata n. 17 di Radio Vita). Quando termina il "Salve" si dà inizio alla parte più pagana del Tamunangue; i musici indossano il loro tipico cappello larense prima messo da parte, i tamunangos vengono portati al centro del cortile, distesi per terra di fronte all`altare, poi si apre una bottiglia di forte whisky e comincia la vera festa.
Il Tamunangue è suddiviso in sette momenti: la bella, la juruminga, el yeyevamos o chichivamos, el poco a poco, la perrendenga, el galerón e el seis por ocho o seis figurato. Prima però si esegue un pezzo indipendente, chiamato Batalla, dove i ballerini simulano una forma di combattimento con dei garrotes: strumenti dalle incerte origini africane o indigene.

 

Pare che questo pezzo si esegua solo quando si paga una promessa. Luis mi dice che serve per chiedere il permesso a Sant. Antonio di fare un Tamunangue.
Il rituale continua e tra una fase e l'altra, musici e ballerini si riposano, conversano, scherzano, mangiano e bevono, e la festa si fa via via sempre più animata. I danzatori all´inizio e alla fine dell'esibizione si inchinano davanti alla statua di Sant'Antonio. Il bambino, oggetto della promessa, passa tra le braccia dei genitori e dei ballerini e danza così insieme a loro per ringraziare il santo.
I sette momenti sono interpretati da un ensemble di cuatro, cinco, mediocinco, requinto, tambor colgante, maracas e voci (vedi sezione strumenti). E' molto interessante l´interazione tra musici e ballerini: tra i cantori c`è un solista che, improvvisando, suggerisce ai danzatori le azioni che devono mimare o simulare, così da far sembrare lo spettacolo una sorta di pantomima musicale. Il video qui sotto fornisce una chiara idea di quest'ultimo particolare del Tamunangue.

Si tratta della Juruminga, il terzo momento del rituale: è formato da un verso cantato dal solista e un ritornello del coro che dice sempre la parola "cojela". I danzatori devono interpretare mimando con il corpo e "los garrotes", tutto quello che il solista dice loro di fare. Solitamente l'argomento sul quale si improvvisa riguarda il lavoro nei campi, la semina, il raccolto, il corteggiamento della dama e aspetti che hanno a che fare con la vita campesina.

 

Il rituale può durare anche più di 4 ore, dipendendo dalla lunghezza dei brani e da quella delle pause tra i vari momenti. Il Tamunangue si conclude nello stesso modo di come è iniziato: con un lungo rosario nel quale si ringrazia Sant'Antonio e vari altri santi.

A Sanare ho partecipato a due Tamunangue in soli due giorni. Ho parlato a lungo con musici, paganti della promessa e semplici invitati, sull'importanza di questo rituale, e ho cercato di osservare e capire il più possibile, cercando di non farmi influenzare da giudizi e pregiudizi personali o impersonali. La cosa che mi ha più stupito è il grado di fede che possiede questa gente. Qui si fa tutto in onore ed in nome di Sant'Antonio da Padova. Parlando con un musico ho scoperto che, almeno qui a Sanare, la Chiesa cattolica non approva molto questa tradizione, considerandola come un rituale profano che utilizza santi e mezzi cattolici o come una forma di preghiera che non impiega certo dei canoni cattolici.  
La leggenda narra che Sant'Antonio da Padova per portare la parola di Dio agli indios, suonò per tre mesi i tamburi, dopo questo periodo smise di farlo e gli indios, essendosi abituati al suono, corsero in direzione del Santo per vedere cosa fosse successo; fu in questo momento che Sant' Antonio predicò la parola di Dio. Bisogna considerare però, che il Tamunangue ha salde radici africane; testimoni sono i principali strumenti con il quale si suona, los tamunangos. I musici mi raccontano che in passato questo era un rituale prettamente africano che con il tempo ha incluso caratteristiche cristiane e strumenti  e usanze venezuelane. Durante l'epoca coloniale e quella dell`evangelizzazione era usanza degli schiavi africani continuare a professare la propria fede "vestendo" i propri santi (oricha) con parvenze cristiane in modo da eludere i profeti. Ecco che Sant'Antonio da Padova era l`Oricha chiamato Elegguà, dio del cammino e capo del destino. Oltre a camuffare i propri santi, gli schiavi mescolavano i rituali cristiani con i propri formando così nuovi tipi di religioni e fedi (Vedi ad esempio post Candomblè). Durante il mio cammino e soprattutto in terra brasiliana, dove la presenza e l'influenza africana sono più forti che in altre zone, ho visto molte volte riproduzioni di santi cristiani con pelle nera.

Aver partecipato in questo cammino a numerosi rituali musico-religiosi tanto ameni quanto differenti tra loro, mi ha mostrato quanto l'opera di evangelizzazione cristiana da queste parti abbia stravolto, influenzato e riformato antiche culture religiose ed umane. La colonizzazione, con l`apporto forzato di razze differenti in zone a loro estranee, ha creato una mescolanza culturale che ancora oggi mostra i suoi risultati e dà i suoi frutti attraverso manifestazioni così eterogenee e particolari come il Tamunangue che, sebbene praticate in piccoli ed isolati angoli di mondo come la città di Sanares, racchiudono in sé le culture di mezzo mondo.  
Molti sono stati i racconti su miracolose guarizioni di casi disperati attraverso la venerazione a Sant'Antonio e al suo Tamunangue. In Brasile però sentivo gli stessi racconti associati al culto di altri santi o orichas e alla pratica di altri rituali. Non posso certo sapere se questi cosiddetti miracoli siano il regalo di santi o entità sovraumane, o abbiano una spiegazione nientemeno che scientifica, l`unica cosa che mi sembra di aver capito dopo queste esperienze, è che a volte la forza della fede in qualsiasi sua forma e per qualsiasi forma, supera ogni spiegazione razionale o irrazionale.  
RINGRAZIAMENTI: Famiglia Rodriguez: Saul, Sara, Samir; El grupo "Los golperos de sanare" Luis Gerardo
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