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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
28-07-2007
Per non deludere nessuno e rendere omaggio a tutti, farò una panoramica su tutto quello che ho avuto modo di conoscere nel grande stato di Pernambuco.
Nella bella città di Olinda (vedi post: Olinda che linda), ho avuto finalmente l´occasione di documentare, senza che nessuno mi chiedesse denaro in cambio, la tanto praticata Capoeira. Si dice che il fulcro di questa arte sia Bahia, ma purtoppo Salvador de Bahia ultimamente fa di tutto un mercato, perciò non è stato per nulla facile durante il mio soggiorno in questa capitale, recuperare materiale per il progetto. A Olinda invece sono addirittura stato invitato a partecipare ad una roda de Capoeira nella sede del Rotary Club dove per l´occasione si sono riuniti tutti i più bravi maestri del genere e della zona. Ad accogliermi e a spiegarmi le caratteristiche di questa arte, e in questo caso di questa scuola, è Mestre Carinhoso. Sulla Capoeira ci sarebbe da parlare molto, in internet si possono trovare tonnellate di materiale, foto e filmati. Quella a cui ho assistito io però è una Capoeira speciale che ha lo scopo di salvare i ragazzi dalla strada e dai pericoli delle favelas, indirizzandoli ad uno sport che insieme è un´arte e permettere loro di apprendere questa tecnica che un giorno potrebbe diventare un lavoro e procurargli un dignitoso futuro. Carinhoso mi spiega che qui i ragazzi non pagano una iscrizione, il corso è interamente gratuito e patrocinato da un organo pubblico. I maestri parlano della fortuna e dell´importanza di questa possibilità che loro non hanno avuto. Ho assistito a più di un allenamento e devo dire che la qualità dell´insegnamento e la disciplina dei ragazzi è veramente alta. Anche i più piccoli si muovono rapidamente e sferrano colpi micidiali tra acrobazie pericolose.
La Capoerira (pronuncia capuera) è una tecnica di combattimento che ha le sembianze di una danza. E' uno sport artistico che include musica, canto, danza, e lotta allo stesso tempo. La bravura dei capoeristi è misurata non tanto dalla potenza dei colpi, quanto dall´armonia dei movimenti. I capoeristi formano un cerchio (la roda) all´interno del quale due concorrenti alla volta si sfidano lanciandosi abili colpi che -solitamente- non toccano l´avversario. I movimenti di questa affascinante lotta danzata sono ritmati dalla vibrazione della corda del berimbau, strumeno tipico e preincipale di questa forma d´arte (vedi la sezione foto: strumenti) e da altri strumenti a percussione come pandeiro, atabaque, agogo, caxixi. Anche in questo caso il genere arriva direttamente dall´Africa. Le sue origini risalgono alla fine del XVIII sec. ma sono incerte e molte sono le teorie a riguardo. La più accreditata è quella che dice che in passato la Capoeira era una forma per gli schiavi di manifestare il loro desiderio di rivolta mascherandolo in questo modo. Altre origini parlano della Capoeira come forma di combattimento nato nei Quilombos, che sono quei luoghi normalmente situati nell´entroterrra del Brasile, dove gli schiavi che riuscivano a fuggire si riunivano formando delle comunità organizzate che incutevano terrore agli schiavisti. I Quilombos rappresentano per la musica brasiliana un elemento importantissimo. E' da questi luoghi infatti che si sono formate le cellule principali di numerosi generi musicali che oggi rappresentano la cultura popolare brasiliana. Oggi i Quilombos sono dei centri culturali dove si preserva la cultura artistica africana. Io e Elaine ne abbiamo visitato uno a Castainho all´interno di Pernambuco; esperienza molto interessante che mi ha fatto capire che se non ci fosse stata la sciavitù tutta questa musica non esisterebbe.  
La Capoeria fu proibita per molto tempo, quando nel 1932 il grande maestro Manuel Dos Reis Machado, più facilmente chimato Bimba, ebbe l´occasione di ufficializzarlo come sport nazionale brasiliano. Da quell´epoca esistono due tipi di capoeira: Regionale e Angola (Joaquin Ferreira Vincente piú facilmente chiamato Pastinha, fu il pioniere di quest´ultimo genere) che posseggono differenti ritmi, canti, movimenti, stili. Questo un quadro velocissimo e generico su questa forma d´arte che è forse la più praticata nel nordeste brasiliano. La Capoerira si incontra dappertutto: nelle piazze, sulle spiagge, nelle scuole, per le strade. Nel mio viaggio in Brasile ho conosciuto moltissimi capoeristi e ho assistito a diverse rodas talvolta veramente spettacolari. Ho scoperto molti "segreti del mestiere" ma soprattutto ho capito che la Capoeira più che uno sport è una filosofia che include tradizione, disciplina, stile, rispetto, forma fisica.  
Il video che metto qui sotto è una fase della roda organizzata dal "Grupo de capoeira regional Chute na lua" di Olinda. Si tratta della forma Regionale che rispetto quella Angola è più veloce e "acrobatica". Buona visione!

CONTINUA...

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20-07-2007
Olinda è una piccola città dello stato di Pernambuco. E' senza dubbio uno dei gioellini del Brasile, tanto che si pensa che il nome che porta (linda significa bella) derivi dall´esclamazione del capitano che l´ha scoperta: Oh que linda!! A pochi passi dalla grande e caotica capitale Recife, Olinda offre la tranquillità e l´atmosfera di un antico paesino di campagna. Con le sue ripide strade in pietra, la moltitudine di chiese barocche farcite di immense ricchezze, le casette coloniali color pastello e la sua musica, Olinda è stata nominata patrimonio culturale e artistico dall´UNESCO ed è considerata il centro culturale del Brasile. Senza dubbio una tappa obbligatoria per chi vuole assaporare il gusto dell´arte pernabuchiana! Qui mi aspettano appuntamenti molto interessanti.
Per ora una cosa curiosa e simpatica che ha accolto il mio arrivo: da Praça São Pedro ogni venerdi sera alle 21.30 parte una specie di processione... romantica. Il "Gruppo Serenata Luar de Olinda" dall´8 maggio 1987 scorrazza per le stradine di Olinda suonando sereste e serenate alla città intera. Il gruppo è composto da 17 musicisti muniti di percussioni, chitarre, fiati e piccoli amplificatori appesi alla cintura. A seguire il gruppo, una folta folla di cittadini, turisti e curiosi che cantano all´unisono i temi d´amore. Alexandre Alguiar de Oliveria, uno dei coordinatori e creatori del gruppo, mi spiega che l´iniziativa parte dalla decisione di chiudere la città al traffico che nel 1987 cominciava a diventare troppo invadente e rumoroso. A decisione presa però la città risultava troppo tranquilla! Ecco la soluzione: una specie di fanfara che si fa sentire da distante, arriva pian piano a riempire le case di musica e si allontana lasciando un dolce ricordo.   

Il pezzo qui sotto è una seresta suonata dal Gruppo Serenata Luar de Olinda. Si intitola "As Rosas Não Falam"; l´autore è Cartola.
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13-07-2007
Si dice che Bahia sia una terra magica; luogo di incontro di culture, religioni, antichi rituali e credenze provenienti da tutto il mondo. Per le strade di Salvador corre una percettibile energia carica di esotismo e misticismo che procura una certa scossa a chi ha la fortuna di percorrerle. Salvador, terra degli schiavi: trascinati qui per lavorare nei campi di canna da zucchero, sradicati dal loro habitat, costretti a una religione diversa e ad una vita sofferente. Salvador oggi è una “terra nera”, la città più africana del Brasile. Il trionfo di questa cultura è presente dappertutto, e sta in perfetto accordo ed equilibrio con quella portoghese; ci sono addirittura delle Chiese costruite dagli schiavi con santi neri, dove oggi si celebrano delle messe festose  con ritmi africani. Abbigliamento, cibi, feste, percussioni, musiche e ritmi che parlano e suonano africano.
 
Il paesaggio di Bahia è tropicale, qui mi sento veramente distante da casa e per la prima volta nel viaggio ho avuto una sensazione di breve solitudine. A Santo Amaro ho provato l´esperienza di essere l´unico bianco in mezzo ad un popolo di neri. Passeggiare per la strada e sentirsi osservato e considerato per il colore della pelle, per scoprire poi grazie ad un sorriso che osservazioni e considerazioni sono del tutto innoque e positive. Il popolo di Santo Amaro e di Bahia in generale è uno tra i più accoglienti allegri e vitali che abbia incontrato fin ora.

In questa atmosfera ho avuto la fortuna di partecipare ad un rituale di Candomblé. Grazie a Roberto Mendez (vedi post sotto) sono entrato in contatto con Pai Raimundo, che mi ha accolto nel suo “Centro do caboclo estrela guía” a Santo Amaro, spiegandomi tutto ciò che bisogna sapere su questo rituale e permettendomi di documentare tutta la cerimonia; una concessione molto rara.
Il Candomblé è una religione afrobrasiliana creata dai sacerdoti africani che venivano deportati in Brasile come schiavi e venivano convertiti dai missionari cattolici. Il modo per poter continuar a celebrare le proprie tradizioni religiose consisteva nel "celare" il nome degli Orixa (i miti africani) con quelli dei santi cattolici. Da tempo bandita dalla Chiesa cattolica è oggi professata liberamente e praticata da tutte le classi sociali, e i seguaci neri e bianchi sono milioni. Solo a Salvador è incalcolabile il numero dei templi (terreiros) dedicati al culto.
 
In internet e nelle biblioteche troverete moltissime informazioni su questo culto. Io racconterò l´esperienza che ho potuto vivere in prima persona in uno dei tanti terreiros di Santo Amaro. Ogni terreiro ha infatti le sua caratteristiche, i suoi rituali,il proprio patrono.. cosicché ogni esperienza rimane unica.
 
Il “Centro do caboclo estrela guía” sembra essare una casa come molte altre qui a Santo Amaro senonché al suo interno sono presenti chiari riferimenrti al culto del Candomblé: all´entrata è sistemata una statua di Santo Antonio, che è il patrono del centro e qui rappresenta l´orixa OGUM (divinità del ferro e della guerra). A sinistra c´è una stanza con all´interno solo un  tavolino con un bicchiere d´acqua (simbolo di naturalezza) e una candela (necessaria per concentrarsi). Qui si pratica il Jogo de Buzo: il Pai, con delle formule orali, getta sul tavolo una manciata di conchiglie e tramite la loro disposizione è in grado di decifrare informazioni sulla persona che chiede l´intervento degli spiriti e anche di conoscere quale Orixa rappresenta. Statue di legno nero rappresentano divinità africane; il soffitto della casa è fitto di festoni a bandierina che creano una atmosfera di festa di compleanno. C´è una stanza con una porta chiusa; qui solo in pochi possono entrare; è la stanza della "matanza" degli animali. Il Candomblé è una religine che prevede il sacrificio di animali (capre e galline) come offerta agli Orixa. Formule e rituali di questa fase sono segrete e vanno fatti prima della festa.
 
Pai Raimundo mi racconta di essersi avvicinato al Candomblé molti anni fa, quando non risciva a trovare rimedio ad un male. Tramite questo culto è guarito e dopo 7 anni di inizializzazione è diventato Pai Santo. Oggi si festeggerà il giorno di Caboclo, una entità brasiliana che dà il nome al terreiros. Pai Raimundo mi accompagna verso il centro del rituale, una veranda con delle sedie disposte ai lati e tre tamburi nel fondo; Sono gli atabaques, servono per chiamare gli Orixas tramite appositi ritmi. Gli atabaques sono diversi solo per la dimensione, ma la loro funzione è ben distinta: il più grande è chiamato Rum, Pai Raimundo dice che serve per guidare i passi della danza e chiama gli spiriti; il piú piccolo è che introduce la musica e chiama i fedeli a ballare, quello in mezzo Rumpi risponde e accompagna gli altri due. Una cosa mi stupisce: la stanza è piena di casse di birra che verrà poi offerta ai partecipanti prima e durante il rituale. Tainá e Anapaula, due amiche conosciute a Salvador, mi dicono che l´alcool serve per aumentare la percezione e la ricezione degli spiriti (Alcool/spirito). Mi dicono anche che durante il rituale solitamente non si potrebbe bere. Qui si può anche fumare.
 
Arrivano gli Alabês (i suonatori di atabaque) e prima della cerimonia Pai Raimundo chiede loro di suonare un inno a Caboclo "Salvaçao de Caboclo" per permettermi di registrarlo. Tra loro c´è una donna (Tainá mi dice che solitamente alle donne è proibito suonare); il più anziano mi dice che l´arte di suonare questi strumenti si tramanda di famiglia in famiglia. Esistono più di 100 Orixa e ognuno ha ritmi e canti differenti. Il modo di suonare senza bacchette suggerisce che si tratta di un Candomblé Angola.
 
Pian piano arrivano i partecipanti e si dà inizio alla festa. I canti iniziali servono per "scaldare l´aria" e procurare la giusta energia per ricevere gli Orixa. I fedeli conoscono tutti i canti, alcuni sono in portoghese, altri in africano. La festa si apre con Exu (entità che più si avvicina all´essere umano) poi si prosegue con i canti per Ogun fino ad arrivare a Oxalá. Solo dopo questo ciclo sarà il momento di invocare lo spirito di Caboclo e lasciare che si incorpori tra i fedeli. L´atmosfera è di festa e Pai Raimundo la conduce.  Tutti cantano e battono le mani ritmicamente con molta energia. I canti hanno una struttura ben precisa che tutti tranne me sembrano conoscere. Apparentemente sembra la confusione totale, ma abituando l´orecchio si cominciano a percepire le diverse pulsazioni dei tamburi e la loro funzione nel rituale. Tainá e Anapaula mi aiutano a comprendere meglio quello che sta succedendo. Ancora una volta mi sento un perfetto estraneo.
Arriva il momento dell´invocazione di Caboclo che finalmente tramite i ritmi dell´abatoque e dei canti, può manifestarsi incorporando qualcuno. Solo chi rappresenta questa identità potrà essere incorporato. Un ragazzo alla mia destra cade improvvisamente in trance. Pai Raimundo con l´aiuto di altri gli fa indossare delle bende al torace e alla testa (ogni Orixa ha un suo costume). Ora Caboclo è incorporato e può mostrarsi ed esprimersi attraverso la danza (ogni Orixa ha un proprio stile di danza). Il ragazzo ha gli occhi chiusi. Capisco quindi che non sta recitando perché non sarebbe possibile danzare in quel modo in spazi così limitati e con così tanti ostacoli senza poter vedere. Le persone alle quali si avvicina alzano il palmo delle mani verso lui per ricevere la sua energia. I fedeli festeggiano questo momento cantando e battendo le mani ancora più energicamente e lanciando urli di gioia. Io cerco in qualche modo di celare il mio stupore.
 
Come ho scritto prima ho avuto la possibilità di documentare tutta questa esperienza con la mia videocamera. Ho deciso di non pubblicare alcun video per rispetto delle persone che partecipavano; sebbene abbia l´autorizzazione del Pai, non ho quella delle persone che sono state incorporate.
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Mi trovo a Bahia, il primo stato del cosiddetto nordeste brasileiro. Dopo aver passato due giorni nella capitale Salvador de Bahia (bellissima), dove mi hanno ospitato la gentilissima Anasao Jose con la sua adorabile Preta che qui  ringrazio,  mi sono spostato nell´entroterra in un paesino chiamato Santo Amaro. Qui devo incontrare Roberto Mendez che è un chitarrista molto rispettato e conosciuto a Bahia, dove suona il Samba de Roda con una tecnica speciale cihiamata Chulas. Roberto sembra essere uno dei pochissimi praticanti di questa tecnica, qui a Bahia. Santo Amaro conta 60.000 abitanti, è considerata una delle culle della musica tradizionale bahiana. La città è molto antica ed è stata una delle prime colonie portoghesi dove arrivavano gli schiavi deportati dall´Angola. Qui più che in Brasile sembra di essere in Africa. Per questo risultano ancora vive le tradizioni, le usanze e la musica africana. La popolazione è soprattutto nera, il clima è tropicale, piove sempre e fa caldo. E' impressionante come spostandomi da una località all´altra del Brasile cambino insieme paesaggio, clima, popolazione, cibo e ovviamente musica! E' faticoso ogni volta doversi abituare ad un cambiamento così radicale: il Brasile è un paese che contiene molti brasile al suo interno. Le dimensioni continentali del paese fanno sì che l´unica cosa comune in esso sia l´idioma. Il resto è un continuo mutare. Qui a Santo Amaro piove ininterrottamente da due giorni. Roberto mi dice che quando piove la gente diventa triste e tutto si ferma. Soprattutto l´attività musicale. Non nascondo che anche io sono stato colpito da questa sindrome da pioggia e l´apatia ha sovrastato anche me, rendendomi un po' malinconico. Oggi però è spuntato il sole per qualche ora e così ho colto l´occasione per farmi un giro per il paesino africano. In attesa di documenti musicali (si prospettano per me incontri interessanti), metterò delle immagini scattate durante una passeggiata per Santo Amaro. Avevo fatto un bel video della passeggiata ma la macchinetta fotografica fa i capricci e quindi non posso pubblicarlo. Spero che i colori delle immagini non siano troppo sbiaditi, perché da qui, in quell´ora di sole, la frutta delle bancherelle dava una spinta alla lentezza della giornata.


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05-07-2007
PRIMA PARTE
Belo Horizonte è una città di tre milioni di abitanti a a sette ore di bus da Rio de Janeiro direzione nord ovest nello stato di Mina Gerais. Mi sono allontanato dalla costa atlantica per entrare nell´entroterra del Brasile, che mi propone paesaggi familiari di montagne e colline di un´estensione a me fin ora sconosciuta. Ancora una volta la caratteristica che più mi colpisce di questo paese è l´immensità.
Belo Horizonte è molto giovane, ha infatti poco più di 100 anni, è ben costruita, con molti spazi dedicati al verde; strade e piazze sono ben curate. Il nome che porta è del tutto meritato: Belo Horizonte si trova a 900 metri sul livello del mare e salendo di poco le montagne che la circondano, si gode di una vista mozzafiato.
Ad attendermi alla stazione c´è Suely Machado, amica di Nena (vedi post Curitiba). Suely è insegnante di danza ed ha una sua scuola molto attiva nel centro della città. (www.primeiroato.com.br)  
Anche in quest´occasione la sorte mi è amica. Suely oltre ad avere importanti contatti com musicisti della zona, ha anche una splendida casa a 15 minuti dal centro su un promontorio a 1500 metri di altezza che domina e... nomina Belo Horizonte.
Mina Gerais è uno stato che gode di una notevole reputazione musicale; tutti ne parlano come una delle culle della musica brasiliana.
Fra le tante, la cosa che maggiormente mi ha attirato in questa città è la notizia che Suely mi aveva dato per telefono: “Vieni che qui c´è un gruppo di signore che alla mattina si riunisce per cantare dei canti tradizionali mineri”. Pensavo che potesse essere un documento musicale in stretto rapporto con l´altro obiettivo del viaggio, che è quello di raccogliere e documentare vecchie canzoni italiane.
MENINAS DE SINHÁ  è un gruppo vocale e strumentale di 35 donne tra i 43 e gli 87 anni che alle sette di mattina per tre giorni alla settimana, si riunisce per arrangiare  e  cantare le canzoni di “roda” di quando erano bambine. In realtà Meninas de Sinhá è ben altro che un gruppo di signore nostalgiche, è infatti un progetto di “recupero dignità” per donne che soffrono di depressione. Mi sono trovato quindi a contatto non solo con un´espressione di musica tradizionale e di ricerca musicale, ma anche con un valido esempio di musicoterapia.
Le donne si riuniscono a Alto Vera Cruz, un bairro povero ed affascinante alla periferia della città. Per raggiungerlo talvolta la macchina è messa a dura prova, viste le ripide pendenze delle stradine che si insinuano tra le misere casupole del paesino. Sede dell´incontro, un centro culturale dove si sta facendo classe di percussione ai bambini del bairro. Le signore sono sedute allineate sul muretto dell´edificio in attesa del mio arrivo. Questa volta non sono le sette della mattina, ma le sei di sera.
Mi accolgono con grandi sorrisi, con e senza denti, mi viene da dire che sono bellissime.
La maggior parte di loro è nera e proviene dalla povertà e dai problemi della periferia.
Valdete Cordeiro, la fondatrice del gruppo, prepara la stanza, disponendo le sedie a cerchio, poi prima dell´esibizione mi spiega le origini del gruppo e le sue finalità. Io con il mio stentato “portognolo” cerco di spiegare origini e obiettivi del mio progetto, ricevendo in cambio espressioni di perfetta e buffa incomprensione (questo dell´idioma è un problema che devo risolvere in fretta! Man mano che proseguo verso nord lo spagnolo e l´italiano diventano sempre più inefficaci). Un grazie a Suely per la traduzione corretta alle signore, che poi fingevano di non averne bisogno e di aver giò capito tutto prima.
Inizialmente Valdete riceveva le donne depresse cercando di aiutarle tramite la conversazione, tecniche di espressione corporea, danza e lavori manuali; solo in un secondo momento è nato il gruppo musicale. Le donne sono arrivate qui tramite  passaparola  o mandate direttamente dal medico psichiatra. Il passato di alcune è veramente pesante, segnato da episodi di cruda violenza domestica e miseria. Una di loro racconta di aver  visto morire suo figlio, ucciso com una pallottola in testa mentre era seduto al suo fianco. Altre testimonianze parlano di donne incapaci di vivere che ora, grazie al gruppo al canto ed alla danza, hanno riacquistato forza ed orgoglio.
L´esibizione delle signore è emozionante: è forte il rituale del cerchio che tra loro formano, simbolo di unione, protezione, condivisione e repulsione dell´infelicità.
Le donne cantano con gli occhi chiusi e sorridono. Sembrano liberare con il canto tutta la vitalità  repressa e di ritrovare la gioia della fanciullezza. Fanno gesti diretti verso il cielo con le mani. Sarebbe bello entrare nei loro pensieri. Poi il cerchio si spezza e cominciano le danze, talvolta solo abbozzate, considerate le età non più tenere. Effettivamente il loro canto sembra quello di un gruppo di bambine spensierate, e anche le loro espressioni sembrano più giovani di decine di anni.
Oggi il gruppo si esibisce in varie scuole, università, ospedali, penitenziari e per svariati spettacoli in giro per Mina Gerais.
 La canzone che inserisco sotto nell´MP3 si intitola "Oh, que noite tão bonita" (Oh che bella notte). E' un canto tradizionale minero arrangiato dal gruppo Meninas de Sinhá. Cantato all´unisono è accompagnato dal ritmo ternario di strumenti tipici di questa regione come il Caxixi ed il Chekueré (vedi sezione strumenti).
 
IL TESTO:
"Se eu soubesse com certeza
que você me tem amor
Cairia nos teus braços
como o sereno na flor
Oh, que noite tão bonita
oh, que céu tão estrelado
quem me dera eu ter agora
o meu lindo namorado..."
SECONDA PARTE 07/07/07

L´avventura musicale a Belo Horizonte mi accompagna a visitare una favela alla periferia della città dove opera un centro culturale molto conosciuto chiamato Tambolelé. Il centro è sorto grazie ad un finanziamento di una grande azienda privata di telefonia mobile brasiliana che ha così permesso di creare uno spazio fisico per praticare quello che prima veniva fatto nella strada. Tambolelé è un progetto che intende educare e dare una opportunità ai ragazzi della favelas tramite l´educazione musicale. Qui si danno lezioni di capoeira e di percussione. Sergio Perere è uno dei gestori di questo spazio; lui è un abile percussionista molto conosciuto da queste parti. Tambolelé è anche il nome del suo trio. Sergio mi fa fare un giro per la scuola, mostrandomi le varie percussioni tipiche di Minas Geraise, dandomi dimostrazioni pratiche dela tecnica utilizzata. Poi andiamo nello spazio dedicato all´insegnamento dove almeno una cinquantina tra bambini e adulti sta praticando. Prima di usare gli strumenti si fa un riscaldamento, usando la voce al posto delle bacchette. Sergio dice che prima di passare allo strumento bisogna assaporare il gusto del ritmo in questo modo. Il training dura più di una ora poi si dà il via alla musica. Il ritmo è travolgente ed il volume è davvero assordante.  


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20-08-2007
Non nascondo di aver provato un certo timore al pensiero di "dover" raggiungere Rio de Janeiro, tappa obbligatoria per un viaggio all´insegna della musica che attraversa tutto il paese. Troppe leggende, dicerie e diffamazioni sopra questa BELLISSIMA città purtoppo stereotipo di barbara violenza. Penso che i mass media creino allarmismo e calchino troppo questo aspetto che indubbiamente esiste e preoccupa, ma che non è sicuramente la principale caratteristica di questa città; tuttavia le voci che corrono mi hanno limitato molto nella scelta dell'attrezzatura da mettere nello zaino per documentare l'aspetto musicale che, questo sì, è ciò che dipinge meglio il carattere di Rio. Cosicché il materiale audio video che ho raccolto non è  ricco come nelle precedenti tappe. Penso con certezza che mi rifarò cammin facendo. Ora entrerò infatti nella zona calda della musica brasiliana: il nord est.
Purtroppo devo sferrare una nota un po' dolente, riguardo l'esito del progetto "Il cammino della musica" a Rio de Janeiro. Tutto è risultato molto più complicato delle esperienze precedenti. Rio è una città di dimensioni giganti, è molto caotica, ma per contro bisogna rispettare i suoi tempi comodi. Non è quindi possibile riuscire, in pochi giorni, a concludere molto. I Carioca (gli abitanti di Rio) si sono dimostrati sì, interessati all'iniziativa, ma in modo un po' distaccato, limitandosi ad indicarmi i luoghi e le iniziative musicali della città. Inoltre più di una volta mi è successo di sentirmi chiedere del denaro in cambio di una registrazione o di una documentazione visiva, quando in tutte le altre tappe, il mio lavoro è stato sempre considerato oggetto di scambio reciproco. Più tardi mi è stato parlato dell'aspetto commerciale di Rio de Janeiro, altra parentesi poco piacevole della città. Del resto devo ammettere che fino ad ora sono stato abituato fin troppo bene, a tal punto che mi considero viziato.
 
Non vorrei comunque dare ad intendere che i carioca non siano buona gente; anzi, il sorriso, l'accolglienza e l'energia che hanno, sono ciò che meglio li identifica. Fanno parte però del "sistema Rio", vivono in una città favolosa sempre in festa e hanno la spiaggia nel sangue. Fate una passeggiata per Ipanema e capirete.
 
Non sono comunque mancate le persone che si sono appassionate al progetto e hanno partecipato alla sua realizzazione.
 
Samba e Choro sono i due generi che più decantano l'anima musicale di Rio De Janeiro. Non solo concerti nei numerosi locali della città, talvolta assolutamente insoliti, ma sulla spiaggia, nelle strade, nei mezzi pubblici, il ritmo dei sonagli del pandeiro filtra nelle orecchie e fa muovere il sedere.
 
Rio ho fatto visita alla "Escola Portatil de Musica" situata nella parte est della città nel bairro Urca. Un'accademia musicale che si impegna a creare musicisti professionisti attraverso l´insegnamento del linguaggio del Choro. A ricervermi c'è la coordinatrice didattica Luciana Rabello, che mi spiega gli obiettivi e le iniziative del centro musicale. Qui il sabato, alle 12, allievi e professori si riuniscono nel giardino della scuola per dare vita ad una grande orchestra divisa per sezioni di strumenti a corda: violão, cavaquinho, bandolino; strumenti a fiato: flauta, tromba, sax; percussioni: pandeiro, tambora.
 
All'entrata del cortile le note giungono squillanti da tutte le direzioni. Piccoli ensemble o singoli solisti provano prima dell'esibizione aperta al pubblico. Poi arrivano gli insegnanti, i direttori e gli arrangiatori dei pezzi e si dà il via alla musica. Choro e Samba, suonati con le dimensioni musicali di questa bella orchestra, assumono un aspetto sicuramente più bandistico e carnevalesco, trascinando mente e corpo lontano dai problemi della città, nei paesaggi sonori di questa musica così solare.

La musica sotto è un Samba Choro intitolato Gafieira Suburbana (balera suburbana) di Cristovão Bastos con l'arrangiamento di Cristovão Bastos per l´orchestra della "Escola Portatil Do Musica" di Rio de Janeiro. (non scriverò approfondimenti su Choro e Samba).

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aggiungerei anche il...
26/02/2015 @ 17:20:54
Di Tatiana M.
anche Giuliano Prepa...
26/02/2015 @ 17:20:30
Di Otello S.
chissà cosa ne pense...
26/02/2015 @ 17:19:52
Di Paolo
Guardo le foto e leg...
07/02/2015 @ 06:50:44
Di Mrisa
grazie meraviglioso ...
01/02/2015 @ 10:42:12
Di Francesca G.
How wonderful that y...
31/01/2015 @ 19:35:57
Di Lorie H.
Il caos di Jaipur cr...
31/01/2015 @ 19:33:49
Di Lara F.
Bravi! fate sentire ...
29/01/2015 @ 19:30:15
Di Adelina, Gianni
Veramente bello!!! C...
29/01/2015 @ 17:28:07
Di Lara
Sempre con un po' di...
25/01/2015 @ 01:23:33
Di Valerio
CIAO SONO NICLA VIAR...
24/01/2015 @ 06:26:16
Di NICOLA
...GRANDE Federico.....
23/01/2015 @ 06:57:17
Di sandro brunello
Ciao vagabondi, buon...
21/01/2015 @ 07:35:07
Di Robi e Anna
E' invidiabile e dev...
10/01/2015 @ 15:48:00
Di taddeo scalici
Parabéns, Andrea, me...
08/11/2014 @ 11:12:08
Di Valdeni
muy bueno andrea ya ...
08/11/2014 @ 11:11:38
Di Chelo


11/12/2017 @ 03.06.09
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