Cerca per parola chiave
 

homeprogettoviaggiatoredove sono sostenitoripillole contatti

Archivio Io Suono Italiano ?     archivio dal tango alla musica caraibica

\\ Home Page : Storico per mese (inverti l'ordine)
Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
29-05-2007
Il 25 maggio in Argentina è festa nazionale, si celebra  l’indipendenza dal potere spagnolo e il primo governo argentino. Ogni città festeggia questo giorno più o meno allo stesso modo: al mattino nella via principale sfilano le varie sezioni dell’esercito, le comunita de los gauchos con i loro cavalli, le scuole e le comunita di immigrati davanti al palco delle principali autorità della città. Poi si dà il via ai festeggiamenti con concerti di folklore, parrilas e attività all’aria aperta (tempo permettendo). Tutti i ristoranti servono locro: una zuppa di vari tipi di carne, mais, patate, manioca e chi più ne ha più ne metta. Una vera delizia, anche se un po` pesante.  
 
 
 
 Io festeggio a Resistencia, una città della regione del Chaco, distante un ponte da Corrientes. Arrivo a qui grazie a Margarita Bussolon (Presidente della comunitá dei trentini), che mi invita a visitare la città perché dice che qui c’è una forte presenza artistica italiana. In questi giorni quindi faccio la spola tra Corrientes, per introdurmi nel mondo del Chamamè, e Resistencia, per incontrare i miei compaesani. Margarita è un’ottima organizzatrice, e in due giorni mi presenta tutti i rappresentati delle comunità, mi fa uscire su due periodici della zona, mi fa incontrare il Viceconsole d'Italia Pablo Posanzini, che ringrazio per il tempo concessomi, la sotto segretaria alla cultura e il direttore del teatro principale di Resistencia. Tra le moltissime iniziative a sfondo italiano organizzate dalle comunità di Resistencia,  un importante spettacolo “Resistiendo en Resistencia: vita speranza” con la regia di Javier Luquez Toledo. Sono stato invitato ad assistere alle prove, lo spattacolo tratta dell’immigrazione e dell’influsso di essa nella tradizione argentina. È una sorta di musical con molta musica italiana, al quale partecipano piú di trecento persone, tra attori, cori e ballerini. Moltissimi fanno parte delle associazioni italiane.
 
 
 
 
 A Corrientes ho incontrato un grande del Chamamé: Pocho Roch. Qui é considerato come il “supremo” di questo genere. Il contatto l’ho avuto sempre grazie al sig. Lopez.
La casa di Pocho è un autentico archivio musicale. Ha cinquant’anni di ricerca alle spalle: registrazioni in campo, documenti importanti, libri originali dell’epoca delle missioni gesuitiche e francescane, tutto catalogato per tipologia e data in cassetti ben ordinati. Pocho mi ha regalato tre ore del suo tempo, ma servirebbe fermarsi sei mesi solo qui, nella stanza della sua casa. Anche lui come José Castro di Concepción (vedi post: Chiama Rita a Concepción), non si esibisce più da tempo per motivi di salute, e anche questa volta sono riuscito (senza nessuna supplica) a fargli imbracciare la chitarra e a farmi suonare qualcosa. Nonostante la mancanza di esercizio, il risultato è a dir poco soddisfacente. Ascoltare per credere.

“Pueblero de alla ité” si chiama il Chamamé lento che metto qui sotto. È una composizione di Pocho Roch. Questo genere è tradizionalmente suonato con chitarra e accordeon o bandoneon. Pocho non è assolutamente tradizionalista, come invece si è rivelato essere José Castro di Concepciòn, e per le sue composizioni usa strumenti non caratteristici, come ad esempio il pianoforte digitale, utilizzato con vari timbri elettronici. Dice che questi riproducono in chiave moderna gli strumenti scomparsi degli aborigeni. Si possono ascoltare inoltre, in questo pezzo, influenze nettamente jazzistiche nell’armonia e nel “tocco”, anche se il ritmo rimane quello dei 6/8 del Chamamé. A tratti Pocho suona il giro armonico in modo tradizionale, ossia senza arpeggiare, e così il pezzo riacquista improvvisamente tutto il suo carattere folklorico. Le opionioni sulle origini di questo genere, sul significato del suo nome, sulle influenze delle musiche in esso, sono moltissime, tanto che gli etnomusicologi più conosciuti dispensano teorie il più delle volte contrastanti. C’è per esempio chi sostiene, senza fare nomi, che il primo Chamamé risalga al 1930, quando invece Pocho mi ha mostrato un articolo di una rivista di Buenos Aires (datata 1821) che parla già di questa musica. Sembra che il termine derivi dell’idioma Guarani (vedi articolo sotto) e che quindi abbia più di mille anni, ma anche le teorie sull’origine del nome sono moltissime e confuse. Del resto molti Chamamé sono scritti in questa lingua. È un idioma complicato, ma se lo si analizza, si scopre che è molto poetico. Pocho dice che lo spagnolo è ben distante dal raggiungere il livello poetico di questo idioma antico. Come la Chammarrita (vedi post sotto) e tutte le canzoni del litorale, anche il Chamamé parla di ciò che ha a che fare con il Rio, la gente di queste parti ed il loro carattere. 

Colgo l’occasione per ringraziare tutte le persone che ho incontrato in questi giorni e soprattutto Margarita Bussolon. Più foto su:  http://www.flickr.com/photos/ilcamminodellamusica/  CLICCA SU "STORICO" per visualizzare gli articoli precedenti; Klicca sobre "STORICO" para mirar otros articolos
Articolo (p)Link Commenti Commenti (5)  Storico Storico  Stampa Stampa
 
Corrientes, capoluogo della regione omonima a 12 ore di bus a nord da Concepción del Uruguay. Conta quasi un milione di abitanti ed è situata nel punto dove confluiscono i due grandi fiumi della zona del Litorale, il Rio Paranà e il Rio Uruguay. Corrientes è il cuore del genere tradizionale di questa regione: il Chamamè.
 
Ad attendermi il signor Lopez, un senatore di Corrientes, amante della buona musica. Tramite le sue conoscenze mi procura in breve tempo un alloggio con camera e bagno privato a soli 5 Pesos (poco più di un euro), e contatti con i musici più rappresentativi del chamamè.
 
La sorte mi è amica, e nell’albergo alloggia anche un corpo di ballo folklorico di Monte Casero, il paese più a nord di Entre Rios. Ballerine e ballerini, tutti giovani e simpatici, sono qui per la presentazione del libro “MALVINAS, relatos de guerra de los AVA’ ÑARO (indios bravo)”, stasera alla Casa del Governo di Corrientes. Il libro è una testimonianza di una guerra, forse poco conosciuta, tra l'esercito argentino e quello del Regno Unito, che si è bruciata in soli 72 giorni nel 1982 sulle isole della Malvinas, nell’oceano Atlantico, poco distanti dalla Tierra del Fuego argentina. http://www.montecaserosya.com.ar/indiosbravos/home.asp
 
Tra i partecipanti alla presentazione ci sono dei veterani di guerra, tra i quali Vincente Pablo Còrdoba, l’autore del libro. Pablo è un nativo di Monte Casero, uomo con un gran senso dell’ironia ed uno sguardo che non nasconde un passato difficile e glorioso.
Veterani e ballerini, venuti a conoscenza di quello che sto facendo, mi invitano alla presentazione, così le prime ore a Corrientes si rivelano subito profique ed interessanti.
Nel bel palazzo del governo, situato nel centro della città, la presentazione del libro è ben organizzata: inizia l’esibizione del corpo di ballo, con costumi tipici da Paisano e Paisana e, tra le numerose danze, c’è ovviamente anche quella del chamamè, che inserisco nel filmato sotto. A seguire, un breve documentario con delle immagini originali molto suggestive. Poi il discorso dei vari presentatori del libro tra i quali Pablo. Parole molto forti, che azzittiscono la folla presente e creano un’attenzione carica di rispetto e ammirazione per degli uomini che sono stati costretti a combattere una guerra ingiusta, come tutte le guerre, una guerra che nessuno voleva, combattuta “con mezzi e condizioni non idonei”. Le reclute dell’esercito impiegato erano soprattutto giovanissimi indios che, reduci da una guerra tanto veloce quanto cruda, hanno avuto grossi problemi di reinserimento nella società. Questo è un libro scritto per "non dimenticare tutti quelli che offrirono la vita per il beneficio della integrità territoriale argentinache per distinte ragioni non furono riconosciuti ufficialmente".
 
A fine presentazione la tensione emotiva si scioglie per dare spazio all’allegria del gruppo. C’è la cena in uno dei migliori ristoranti di Corrientes, con la presenza di varie personalità del governo, e poi ritorno all’albergo con una corriera… dell’esercito. Finiamo la serata nel giardino dell’albergo con chitarre, accordeon e mate calliente y amargo (mate caldo e amaro), sicuramente meno formale, ma molto più divertente ed argentino.
Foto: Ruben Martini, io, Vicente Pablo Cordòba
Un saluto ad il corpo di ballo di Monte Casero e tutti i partecipanti della presentazione del libro.
Muchas gracias Pablo!!! Un Gusto!
Articolo (p)Link Commenti Commenti (3)  Storico Storico  Stampa Stampa
 

Desidero ringraziare i docenti dell' Istituto Normal di Conception de Uruguay in particolar modo la professoressa Cecilia Feliciana Castro per avermi invitato ad un incontro con gli studenti della scuola, dove ho avuto la possibilità di confrontarmi con i ragazzi esponendo la mia esperienza e portando un po' di musica italiana. Per me è stata un'esperienza positiva e spero di esser riuscito a comunicare qualcosa di utile agli alunni musicisti e non.

Deseo dar gracias a los docentes de la Escuela Normal Mariano Moreno de Concepciòn De Uruguay en particular modo a la profesora Cecilia Feliciana Castro por envitarme a un encuentro con los alumnos de la escuela donde pude confrontarme con los chicos esponiendo mi experiencia que estoy realizando y tocando un poco de musica italiana. Por mi fue una experiensia positiva y espero aber comunicato algo util a los alumnos musicos y no. (y tambien a Marcelo para la traduction y la filmacion!!). Otras fotos aka! http://www.flickr.com/photos/ilcamminodellamusica/ 


Gracias a Marcelo Boxler e monica, Octavio, nena, per avermi ospitato e organizzato tutta la movida di concepciòn, A radio Concepcion, a Canal 2, a la Casa de la Cultura, a Tutta Concepciòn del Uruguay.
Articolo (p)Link Commenti Commenti (5)  Storico Storico  Stampa Stampa
 
Sono a Concepción del Uruguay, un paese a 500 km a nord di Buenos Aires. Non bisogna farsi ingannare dal nome, siamo ancora in Argentina. Il Rio Uruguay bagna questo paese e segna il confine tra Argentina ed Uruguay. Mi trovo nella regione chiamata Entre Rio, chiamata anche zona del Litoral, caratterizzata appunto dalla presenza di grandi fiumi, fonti termali, lagune; la strada per raggiungere Conception è l’unica linea solida tra una palude acquitrinosa dove le mucche sembrano più dei sommozzatori. 
Conception de Uruguay conta 70.000 abitanti ed è una cittadina molto tranquilla, molto umile. Non ha nulla di speciale se non la gente che vi abita.

Ad accogliermi c’è Marcelo, amico conosciuto al mio arrivo a Buenos Aires; ha già organizzato tutto per il mio arrivo, presentando il progetto alla “Casa della Cultura” e a vari amici musici, cosicché la scaletta prevede molti incontri, interviste a radio e televisioni, a periodici locali, lezioni di musica nelle scuole. Grazie Marcelo!!

La zona del litorale possiede una cultura, una musica e delle usanze che la rendono ben distina da qualsiasi altra zona dell’Argentina, tanto che in ogni Chamarrita (canzone tradizionale locale), si decantano le doti e le caratteristiche della gente che vive da queste parti. L’entrerriano e il correntino (abitanti della zona confinante) sono uomini amanti della natura e dell’aria aperta, con saldi valori di amicizia e generosità, e con un alto orgoglio della propria terra.

Gli incontri che ho fatto in questi giorni sono stati tutti molto interessanti ed utili per l'aspetto musicale del viaggio. Tra questi vorrei parlare di Josè Antonio Castro, una vera celebrità da queste parti: 75 anni ed un glorioso passato musicale. È stato ricercatore di folklore e ha suonato con tutti i più grandi interpreti, tra i quali Mercedes Sosa ed il grande Atahualpa Yupanqui, il più grande, lo storico referente della musica folklorica argentina. Josè, sotto un ombroso albero di arance, nel giardino della sua umile casupola fatta di mattoni al grezzo, mi racconta le curiosità della sua vita artistica e della chamarrita. Purtroppo non suona più per problemi di salute ma nostante ciò imbraccia la chitarra, dopo cinque anni che non la tocca. Vuole suonarmi qualcosa. Inizialmente fa una grande fatica, le dita arrancano sul manico dello strumento e io comincio a pensare che non ce la faccia (e mi si spezza il cuore), poi sembra ritrovare la familiarità con lo strumento. Chiude gli occhi e fa un po’ di silenzio prima di cominciare: canta una canzone del litorale, semplice, così come si suonava trent'anni fa, “quando si suonava con il cuore e con la pancia”. Penso che si sia emozionato perché quando ha finito aveva gli occhi lucidi. Poi soddisfatto e visibilmente sollevato, mi passa lo strumento e mi chiede di suonare. Va a finire che ora è lui che registra me, con un vecchissimo registratore a cassette, poi ascoltiamo la registrazione assieme: un suono che sembra distante 50 anni e invece sono io un minuto prima. Devo dire che è stato emozionante suonare per una persona come Josè, soprattutto per l’espresione del suo volto; mi sarebbe piaciuto entrare nei suoi pensieri. Mi ha regalato una sua registrazione del ‘79 inedita e riportata in cd da una vecchia cassetta. Per me rappresenta una preziosissima testimonianza di un genere musicale folklorico che da queste parti si sta estinguendo. Poi mi regala una sua composizione scritta da “uno studioso della musica”, lui è sempre stato autodidatta. Lo ringrazio infinitamente per il bel momento, per il materiale donatomi e per il mate che mi ha offerto la simpatica moglie. Lui mi ringrazia dicendomi che gli ho donato 10 anni di vita...


 

 

El Pescador: Canciòn del Rio Paranà di Anibal Sampayo. Suona Josè Castro.

 


Foto: io con i Sapucay Cague

 

Una sera sono andato con Fabian Gallaraga e Alberto Betinez a Gualeguaychu, un paese ad un’ora a sud, famoso per la celebrazione del carnevale caratteristico. Insieme loro formano il gruppo “Sapucay Cague”, che in guarany (idioma della cultura omonima) significa Orgoglio entrerriano, e sono uno dei pochi gruppi “professionisti” della zona. Suonano il folklore della zona e cercano di diffonderlo mantenedone la tradizione. Partiamo di sera in quattro (Fabian, Albreto, Marcelo ed io), con una di quelle vecchie ed enormi macchine americane; parliamo un po`di tutto mentre il mate gira in macchina. Ad accompagniarci anche  un tramonto spettacolare. Prima di esibirsi mi hanno suonato qualcosa del loro repertorio, spiegandomi i dettagli musicali ed il significato dei testi,  resistendo al mio serrato “interrogatorio musicale”. Grazie Fabian e Alberto.


 

 

A seguire metto una Chamarrita chiamata “Dicen que la Chamarita ”, suonata dai  Sapucay Cague (Alberto chitarra e Fabian Chitarra e voce). Questo è un esempio di chamarrita litoraleña. In questo genere di musica si sente la notevole influenza europea a discapito dell’influenza aborigena rispetto ad altri ritmi che ho inserito in articoli precedenti. Gli strumenti tipici di questo genere sono la chitarra e talvolta l’accordeon. La sua origine è stata fissata nelle isole delle Azzorre, quindi una musica portoghese arrivata qui intorno al 1870 scendendo dal Brasile. I libri dicono che arrivò nella zona del litorale argentino dal sud del Brasile, mentre Josè Castro ritiene che derivi dal nord, essendo giunte qui le prime famiglie azzoriane, che poi scesero via fiume fino all’Argentina. Il nome Chamarrita (Chimarrita in Brazil e Simarrita in Uruguay) deriva da “llamar Rita” (chiama Rita). Josè mi racconta che come il tango, la Chamarrita deriva dai bordelli del tempo e quindi “Rita” potrebbe essere una “poco di buono”. Altre fonti definiscono “Rita” come una “Mujer casquivana”.

La Chamarrita è un genere danzato. Attualmente viene suonata incorporando altri generi, come il Chamamè correntino o ritmi brasiliani, per dare più movimento ad  un genere che sarebbe molto più soave e tranquillo. Per questo Josè e altri musicisti più tradizionalisti sono dell’opinione che sia un genere in via di estinzione. Bibliografia: La chamarrita y el caranguiyo; F. Assunçao Entre Rios Direccioòn de cultura.

Il Testo:

Dicen que la Chamarrita bajo por el Uruguay

Algunos hay que la vieron bajar por el Paranà
 
Cruzar por Bajada Grande ir al rancho e’ Don Abel
Despuès meterse en las islas y en la selva de Montiel
 
Anduvo de fogonera con nutrieros del lugar
Y con Linares Cardozo dele cantar y cantar
 
Chammarrita chamarrita noviecita litoral
Costera por nacimiento y entrerriana por demás
 
Commentan los pescadores quea veces la suelen ver
En una canoa de luna recorriendo el espinel
 
Dicen que la vieron triste por los pagos de La Paz
De un zorsal enamorada que eligió la ibertad.
 
Por eso es que desde entonces vaga por el litoral
Porque pa’ olvidar las penas nada es mejor que vagar.

I testi della Chamarrita sono prevalentemente in spagnolo, ma hanno delle influenze dell’idioma Guarani, idioma della cultura aborigena di questo pezzo di Argentina, vedi http://www.educar.org/Kunumi/guaranies.asp e http://es.wikipedia.org/wiki/Idioma_guaran%C3%AD .Trattano generalmente temi che hanno a che fare con il litorale, la vita all’aperto, la libertà e la fratellanza che distinguono il carattere della popolazione che rappresentano. Molto spesso includono Mitos o duendes, ossia folletti o personaggi immaginari come la Solapa, il duende de la siesta, che disturba o nasconde le cose ai bambini che non fanno la siesta dopo il pasto. Ce ne sono a centinaia di duendes da queste parti e la credenza è ancora forte. Gli entrerrianos considerano la Chamarrita patrimonio della regione, tanto che si celebra la festa della Chamarita a Santa Elena.

 

Articolo (p)Link Commenti Commenti (1)  Storico Storico  Stampa Stampa
 
Ad un mese dalla partenza, come da copione, sono tornato a Buenos Aires per depositare il materiale raccolto durante questo periodo, ricaricare le pile (non solo quelle della fotocamera), sbigare qualche piccola faccenda e ovviamente ritrovare gli amici porteños. Fa freddo, più o meno 13 gradi, ma il cielo è spettacolare e l’aria è frizzante. Certo il cambio di temperatura dal caldo Brasile alla fredda Argentina mi ha colto un po’ impreparato e mi ha un po’ “indebolito”.
Buenos Aires: Plaza de los Congresos
 
Nell’elenco delle persone da chiamare ovviamente c’è Mariano, l’amico musico nativo di Tilcara (vedi post in basso “Peña folclorica nel Tigre”) conosciuto durante il viaggio dell’anno scorso nel caldo nord ovest andino e argentino. Felice di risentirmi a Buenos Aires, mi invita subito ad una peña folklorica per il sabato, dicendomi che vuole a tutti i costi farmi partecipare; così, dopo aver assunto un po’ di energizzanti, prendo un bus per Pacheco, una località ad un’ora di strada da B. Aires. Arrivo alla casa di Mariano, dove regna sempre un’aria di festa e di atmosfera conviviale: qui vivono in sette, tra cui la abuela, la nonna un po’ sorda che avevo conosciuto la volta scorsa. Quando mi vede non mi riconosce subito, e quando le grido all’orecchio che sono “il Tano” (l’italiano o napoletano), gli occhi neri le si riempiono di gioia, mi afferra per un braccio, mi fa sedere, mi versa una porzione esagerata di “guiso de lentejas” (zuppa di lenticchie, carne, verdure, spezie), e comincia a raccontarmi, urlando anche lei, tutto quello che mi aveva già raccontato la volta scorsa, con tanto di foto alla mano e vecchi ricordi di quando il marito veneziano era in vita e lei ancora ci sentiva bene. Mi parla in castellano mescolato a qualche parola o aneddoto veneziano e, senza mezzi termini, talvolta arricchisce il discorso con qualche bestemmia tipica delle mie zone… un’esperienza indimenticabile.
Mariano porta gli strumenti e chiama gli altri musici del suo gruppo che suona folklore. Sa che mi piace molto un pezzo che si chiama Waira Waira, un classico di queste parti, e lo ha quindi arrangiato per questa formazione di clarinetto, basso, charango e chitarra. Proviamo un po’, ognuno ci mette del suo, e così ne esce una cosa che suona un po’ Quechua, un po’ Porteño… un po’ Tano.

Il club dove si suonerà è simile ad un oratorio di un paesino di campagna. Una grande sala con alcuni tavoli sistemati a griglia di pesce con un grosso palco nel fondo. Tutto molto semplice e umile, un po’ freddo, ma la sala è destinata a colmarsi di persone che scalderanno l’ambiente e l’atmosfera. Come al solito non c'è uno standard generazionale, e bambini, giovani ed adulti si mischiano per festeggiare in un solo coro. Sono molti i gruppi che si esibiranno questa sera, tra i quali anche Las de Mandinga (Vedi più sotto). La partecipazione del pubblico è fortissima, ed anche il musicista più timido qui troverebbe forza e motivazione; ecco che in breve tempo i tavoli vengono spostati per dare spazio alle danze fino a notte fonda.

Un momento del concerto con i Secundo Arce


Mariano Cruz Ponce è un nativo di Tilcara, un piccolo paese della zona di Jujui a Nord dell’Argentina, località andina chiamata “Quebrada de Humahuaca”. Il suo nome in quechua  è "Rupay Wayra Kawaj". Mi spiega che “nativo” è il termine esatto per indicare un abitante dell’america latina che non ha origini straniere. Dice di avere lontane discendenze africane. Il termine “indio” andrebbe bene ugualmente, ma racchiude un significato forse un po’ dispregiativo. Anche “Sud America” è un termine non corretto, meglio dire “America Latina”, considerando la grande influenza della cultura latina in questo paese. Da  poco tempo Mariano si è trasferito nella grande Buenos Aires per questioni private, e qui lavora come musicista, compositore ed insegnante di musica; non nasconde affatto la nostalgia per il suo paese, cosi’ distante da Buenos Aires, e non solo fisicamente. Il fatto di incontrare Mariano qui è per me una fortuna, perché egli  rappresenta una testimoniana di una musica che viene da distante, da un paese che ho già visitato l’anno scorso (il percorso che effettuerò quest'anno è diverso e non prevede di raggiungere il nord ovest dell’Argentina).  Le sue  influenze musicali derivano dalla musica classica (è un ottimo clarinettista), dal jazz e da altri generi “occidentali”, ma nelle composizioni di carattere folklorico tende a dimenticarsene, mantenendo le caratteristiche tradizionali della sua musica. Racconta: “Sono in constante ricerca delle mie origini (…) tramite la musica, per non correre il rischio di dimenticare, e far dimenticare, una cultura ben diversa da quella in cui vivo oggi” .

 


Waira Waira (Vento vento), di autore anonimo, è un canto tradizionale del nord Ovest argentino del genere HUAYNO: canzone folklorica e danza di origine peruviana, ma molto popolare in Bolivia e nel nord dell’Argentina; fa parte della cultura Inca e si è mantenuto inalterato anche dopo la venuta della colonizzazione ispanica. Oggi è il genere più diffuso tra le popolazioni andine, che lo usano per importanti celebrazioni rituali. Il ballo in coppia di uomo donna, è caratterizzato da un forte e vigoroso movimento di gambe. Il ritmo è binario (2/4 o 6/8). La melodia costruita su una base pentatonica è sincopata. Solitamente è suddivisa da tre parti,la cui estensione varia molto, ma la forma di questo genere varia a seconda della tradizione locale e regionale. Se suonata strumentalmente, nella terza parte, la melodia può passare al basso, solitamente in tonalità minore. Gli strumenti tipici del Huayno sono quena, charango, mandolina, arpa e violino. (vedi sezione strumenti).

Bibliografia: "Musica tradicional argentina aborigen criolla"; ed. Magisterio del Rio de la Plata.

IL TESTO: (grazie a Mariano per la traduzione)

Wiscachachuscaiman orqopi sayaiman Mi piacerebbe essere un Vizcacha (roditore simile ad un castoro) Wiscachachuscaiman orqopi sayaiman per stare nella montagna.

orqo patapiri wayrawantusuyman Unito alla montagna e con il vento ballare.

orqo patapiri wayrawantusuyman

wayra wayra vento vento,
wayrawan tusuyman con il vento ballare,
wayra wayra
wayrawan tusuyman

Takijman tusuyman
wayrawan tusuyman
takijman tusuyman
wayrawan tusuyman


Il testo è scritto in QUECHUA: idioma ufficiale dell’impero Inca, (subentrato in un secondo momento all’idioma Puquina). Viene tutt’ora parlato nelle regioni di Ecuador, Perú, Bolivia e a nord dell’Argentina. Oggi esistono dei piani di educazione che tendono a preservare l’idioma nelle scuole, anche se attualmente la lingua insegnata é solo lo spagnolo, mentre in altri paesi come ad esempio il Paraguay, il Guarany (idioma antico di questa regione) viene insegnato insieme allo spagnolo. http://es.wikipedia.org/wiki/Quechua
Più foto su http://www.flickr.com/photos/ilcamminodellamusica/  Collegamento con "Radio Vita" Venerdi ore 11.30 e 18.30.
Il pezzo in MP3 che ho inserito, è un'altra forma di Huayno, suonato da Las de Mandinga in un momento del concerto. 
Articolo (p)Link Commenti Commenti (1)  Storico Storico  Stampa Stampa
 

I due giorni passati nella splendida Ilha do Mel, al sud del Brasile nello stato di Paranà, mi hanno fatto conoscere Nena e Jacquie, due ragazze di Curitiba portate qui probabilmente dalla provvidenza. Nena dirige un centro teatrale http://www.act.art.br/, mentre Jaquie organizza eventi culturali; sono qui in vacanza, parlo a loro del progetto e decidono di "sacrificare" l'ultimo giorno della vacanza per portarmi a Paranaguà e a Valadares, due isole poco distanti, dove si suona il Fandango, genere tradizionale tipico di questa piccola zona.

Partiamo al mattino, dopo una ricca colazione a base di papaya offerta dalla posada dell'isola. La barca ci porta, sotto un sole cocente, in terra ferma e da lì prendiamo il furgone di Jaquie e partiamo per Paranaguà a caccia di musica.

Foto: Jaquie, Nena, io

Curitiba

Non siamo così sicuri di trovare qualche testimone di questo genere, perché solitamente sono gli anziani dell'isola che praticano questa cultura musicale, veramente poco conosciuta; solitamente non hanno il telefono e sono spesso a spasso. Le ragazze hanno però un contatto importante: Poro, il presidente dell'associazione Mandiquera, che si occupa di preservare questo genere musicale e altri in pericolo di estinzione.

Dopo esserci riempiti lo stomaco con delle ostriche appena pescate e comprate sul molo (36 ostriche a 15 Reais!), Poro ci porta nella sede dell'associazione che è un bungalow in canne su palafitte all'interno del bosco dell'isola di Valadares, e durante il cammino ci spiega gli aspetti più interessanti e poco conosciuti della musica e della cultura Cai硲a. Nena mi fa da traduttrice in castellano e Poro ci fa suonare alcuni dei ritmi tipici della zona con i vari strumenti a percussione fabbricati lì nell'associazione, che è anche una scuola di musica.

Quando le zanzare diventano insopportabili, decidiamo di tornare alla piazzetta del paesino: sulla strada, in terra, carri trainati da muli, bambini in bicicletta e baracche di legno con vecchi che fumano. In una specie di bar incontriamo finalmente Mestro Gabriel Martins, uno dei maggiori interpreti del Fandango valadarese, che sta suonando una chitarra sgangherata in esposizione al bar. Gabriel è il maestro di Poro, e ci dice che andrà a prendere la sua rebeca per suonarci qualcosa alla piazzetta.

Foto: Gabriel Martins, Io, Poro

Paranaguà (Brasile)

Gabriel ha 60 anni, è vedovo da cinque anni, ha sei figli tutti sposati e suona la rebeca. Dice che il Fandango si trasmentte di famiglia in famiglia e a lui glielo insegnò il nonno quando aveva appena sette anni. Parla un portoghese stretto e ancora una volta Nena risolve i miei problemi di traduzione. Mentre parla sistema la sua rebeca, veramente mal messa. La tradizione vuole che la costruzione degli strumenti sia fatta artigianalmente dalle varie famiglie delle isole che praticano il Fandango e tra queste famiglie, che sono tre, esiste grande rivalità... musicale. Gabriel fa il barbiere, ma non ha un negozio, gira con forbice e pettine nel taschino della camicia; per il resto suona e mi dice: "Potrei vivere meglio lavorando all'hotel di mia sorella, ma per me la musica è la cosa principale e non riesco a stare chiuso in un posto per troppo tempo, preferisco suonare tra le varie isole del litorale". Il Fandango si suona così, senza curarsi troppo dell'intonazione degli strumenti e della voce, per le strade o nei bar, ma soprattutto all'aperto, in quanto la musica è strettamente legata alla cultura rurale.

Dopo aver sistemato alla buona la rebeca, Gabriel suona solo per noi sotto il controllo del mio registratore, poi ci ringrazia e dice che per lui questi momenti di amistad (amicizia) e scambio, sono i più importanti, e ci invita ad una esibizione in quartetto con corpo di ballo, che farà più avanti.

Purtroppo io non potevo fermarmi oltre nella bella isola, ma ho intenzione di tornare più avanti seguendo la rotta del mio cammino. Altre foto su http://www.flickr.com/photos/ilcamminodellamusica/


La canzone che metto qui sotto è una Chamarrita, genere più diffuso tra il Fandango. Il Fandango è un genere cultural popolare che unisce danza e musica della zona del litorale del sud est del Brasile. Comprende le regioni di Sao Paulo, Paranà e Rio Grande do Sul. Le sue origini sono spagnole, ma questa musica fu portata qui dalle colonie portoghesi nel 1700, dove si è mescolata con la musica autoctona della cultura Caiçara, molto legata alla vita rurale, alla pesca e all'agricoltura, creando un genere che ben poco del Fandango spagnolo. La formazione tipica del Fandango normalmente è composta da due "Viola do Fandango", suonate da due cantori che cantano in intervalli di terza, una "Rebeca" e un "Adufo" (vedi foto nella sezione strumenti). Le danze possono essere di due tipi: Valsados o Batido. Il primo si esegue in coppia di uomo e donna, mentre il secondo è eseguito solo dagli uomini ed è caratterizzato dallo sbattere pesanti zoccoli di legno (calzature che si usavano all'epoca) sul palco di legno. Poro mi racconta che questa danza deriva dal movimento che si faceva con i piedi per pulire l'arroz (riso) steso sul pavimento. Il Valsado serve inoltre per far riposare gli uomini dall'affaticamento del Batido. Il testo della canzone (Chamarrita) in video, come la maggior parte delle Chamarritas, parla di amore, un amore campestre .

Rif. bibliografici: Enciclopedia Caiçara volume II Diegues A.C. -  Museo vivo do Fandango Caburè - www.museovivodofandango.com.br - http://pt.wikipedia.org/wiki/Fandango -

Articolo (p)Link Commenti Commenti (0)  Storico Storico  Stampa Stampa
 

Mi sono preso due giorni di “ferie” dal cammino, approfittando dell’invito al compleanno di un’amica brasiliana a Curitiba, città cosmopolita di quasi due milioni di abitanti dello stato di Paranà (Brasile). Ethel, importante scrittrice di testi di MPB (musica popolare brasiliana), molto conosciuta a Curitiba, ha deciso quest’anno di celebrare i festeggiamenti a la Ilha do Mel (Isola di miele...) a due ore di macchina e mezz’ora di barca da Curitiba. Come fare a resistere ad un invito simile?

Foto: Ilha do Mel (Brasile)

Ho passato solo una notte a Curitiba prima di raggiungere l’isola con Ethel e tutta la compagnia, ma è stata comunque una notte densa di divertimento e musica. Sicuramente ritornerò in questa città con più tranquillità, quando entrerò nuovamente in Brasile seguendo la rotta del cammino.

A Curitiba, dopo un bel concerto di MBP con pezzi scritti da Ethel e interpretati dalla bella voce di Ana Cascardo e dal virtuoso Bonsái Trio, ho conosciuto Jerson Bientinez, grande chitarrista e compositore di MBP, stella di Curitiba. Mi porta a bar Kapelle, dove si suonano dal vivo le migliori canzoni di Tom Jobin e altri. Ci sediamo a un tavolo e ordiniamo da bere cashasa, tipica bevanda nazionale simile al rum, un vero “torci budella”. Jerson mi racconta degli aspetti più divertenti della sua vita artistica, mi mostra i suoi cd, le sue foto appese nel locale, mi regala l’ultimo suo cd con una dedica, ed infine programmiamo di incontrarci per suonare qualcosa assieme. Lui qui gode di una grossa fama e stima e tutti si fermano a salutarlo con entusiasmo; molto gentilmente dice a tutti che ha portato un amico italiano. Così in breve tempo conosco  più o meno tutta la gente del bar, che ha un aspetto molto “piratesco” e vivo un'atmosfera caldissima e conviviale. 

 

Foto: io e jerson

 

Il rituale della presentazione qui in Brasile sembra essere molto importante: la stretta di mano dura molto, se l'amicizia è profonda ci si abbraccia a lungo, e molte sono le domande sullo stato di salute e benessere dell'amico; si svolge tutto senza fretta.

Tutti si rivelano incuriositi sul mio conto e hanno molte cose da chiedermi, solo che io capisco poco questo nuovo idioma; in breve però mi rendo conto che l'unica persona che riesco ad intendere bene è Jerson perché, a differenza di tutti i brasiliani che ho conosciuto, parla lentamente e in modo chiaro. Io parlo in castellano e così ci intendiamo, soprattutto dopo un bicchierino di cashaça. La musica continua a condire l'atmosfera e l'idioma brasiliano è davvero molto musicale. Dopo il tempo passato in Argentina, mi rendo conto che il Brasile ha un suono tutto diverso ed un carattere senza dubbio più solare.

Inoltre sentire dal vivo alcuni celebri pezzi fin ora sentiti solo in disco o alla radio, crea una bella sensazione di "distanza". 

Il primo impatto con il Brasile e la sua gente è stato quindi molto positivo; del resto questa parentesi brasiliana è stata anche utile per rendermi conto di cosa mi aspetti.

Ho avuto i primi contatti con gente brasiliana che, in fatto di cordialità, accoglienza e simpatia non ha nulla da invidiare ai vicini argentini, e ho aperto importanti contatti musicali per quando tornerò; ho realizzato che non capisco nulla di portoghese, e quindi studierò un po’; ho provato la comida brasileira e la carne (quella sì, che la devono invidiare agli argentini!); inoltre ho scoperto di aver problemi con la mia carta di credito, e che questo paese non è poi così economico..

La Ilha do Mel è un puntino fatto di alberi verdi e sabbia bianca nel vasto Oceano Atlantico brasiliano. Troverete le foto qui (http://www.flickr.com/photos/ilcamminodellamusica/) e scriverò dell'isola agli amici di Web'n go su www.viaggiscoop.it

 

Test: Chi è quello nel ritratto?

 


Qui sotto vi regalo una chicca, una cosa semplice che non ha bisogno di presentazione e che forse per un italiano é il pezzo che piú rappresenta il caldo bel Brasile.  Jerson Bientinez alla chitarra, Luci Pinheiro canta.
Articolo (p)Link Commenti Commenti (5)  Storico Storico  Stampa Stampa
 

Visita al circolo italiano di Cordoba. Ad invitarmi, Yolanda, amabilissima signora di origini veneziane che coordina il circolo.  All’entrata del bell’edificio, situato nel centro della città, sono stato subito accolto dall’aria di casa: in un grande stanzone tutto fumoso, due tavoli rotondi occupati da dei seri giocatori di... scopa. Silenzio assoluto e concentrazione: “Guai ad interrompere il gioco” mi raccomanda Yolanda. I giocatori non si scompongono, si limitano a lanciarmi un’occhiata e a rimandare a dopo i convenevoli, prima bisogna finire la partita. La stessa atmosfera che ho spesso trovato in molte osterie della mia città.

Andiamo allora in un’altra stanza e mano a mano arrivano le persone che Yolanda ha deciso di farmi incontrare. Tra questi c’è il signor Giuseppe Venturi, nato a Castelfranco il 1935, emigrato in Argentina nel 1951 alla ricerca di fortuna. Fuma molto. Racconta di aver abbandonato un’Italia povera e devastata dalla guerra: in dialetto, mi racconta un po’ della sua vita argentina, mi dice di ritenersi ormai totalmente radicato in questo paese, anche se spesso torna in patria per ritrovare i parenti rimasti, e che non tornerebbe a vivere in Italia, perché non ne sente molto la mancanza, ormai si sente parte integrante di questo paese e dice di star bene. “Tanto tutto il mondo è paese e si sta più o meno bene da tutte le parti”. Mi racconta dei momenti terribili passati qui in Argentina, quando è stato sequestrato dall’esercito rivoluzionario popolare (ERP) per 48 lunghi, interminabili giorni. Mi confessa di non aver subito nessuna violenza fisica, ma molta sofferenza psicologica.

Cambiamo discorso parlando un po’ di musica e gli ritorna il sorriso; con la mente viaggia indietro nel tempo a quando “se andava a filò”, ossia quando ci si riuniva con la famiglia e gli amici nella stalla, la parte più calda della casa, e qui si passava la sera in compagnia a raccontarsi storie e a cantare. Tra tutte le canzoni venete che mi ha canticchiato con la sua voce profonda, ce n’è una talmente antica che conserva un dialetto arcaico ormai in via di estinzione. Si chiama “A Mansoeta”. Giuseppe, Bepi per gli amici, mi scrive il testo in un pezzo di carta, e poi si offre volontario per cantarmela, affatto imbarazzato dalla presenza scomoda del microfono del mio registratore digitale, che mi sta dando grosse soddisfazioni. Provate voi a tradurla in italiano:

 
Mansoeta aonde situ ca ta ciamo e no ta raspondi.
Situ in eto cata aromi o me ghetu sbandona’
Le to letare i to litrati infima a napa i go slanfai
Ma sta verta co coa e pai alora si te sposaro´
(MP3 in fondo)
 
Altro incontro interessante, il signor Franco Lemmi, classe 1930; mi dice che gli italiani sono il popolo più amato nel mondo perché sono dappertutto; pensa che l’Italia, avendo acquisito durante la storia le diverse influenze culturali dei vari imperi che l’hanno controllata, abbia creato una cultura “universale” che tutti ci invidiano, e per questo possiamo andare in tutto il mondo, e siamo ben accetti. Mi dice anche che la musica e la tradizione italiana continueranno a mantenersi qui: “Solo finché noi saremo vivi” poi scomparirà, perché le nuove generazioni nate in Argentina, giustamente sono e si sentono argentine.

Io, devo dire, nei miei incontri non ho avuto la stessa impressione; molti amici che mi hanno accolto e seguito durante il mio cammino musicale, discendenti d’immigrati italiani, sono attivi nella promozione e nel mantenimento della tradizione italiana e tutti hanno una gran voglia di conoscere quella che ritengono una seconda casa.


Un ringraziamento particolare al Coro Veneto di Cordoba e a Mauro Salvadori, che mi ha lasciato delle registrazioni. Tenore dal ricco curriculum, si impegna ad organizzare e a partecipare ad iniziative culturali a sfondo italiano e racconta di aver perso la voce per l’emozione di esser tornato a casa, quando fu invitato a cantare a Roma. Grazie soprattutto a German Alberti Andreatta che mi ha sopportato e scarrozzato per tutta Cordoba.

Articolo (p)Link Commenti Commenti (7)  Storico Storico  Stampa Stampa
 
Pagine: 1

Iscriviti alla newsletter
chi sono


in questo momento
decisamente controcorrente



RAI DUE


RAI TRE


RAI TRE


RAI KILIMANGIARO


il Libro


CD chitarra


CD HandPan


visit my handPan website




Con il sostegno di







 



Ultimi commenti:
Ciao Alyssa. Si, è m...
07/07/2016 @ 11:35:11
Di Andrea Gorgi ZU
Semplicemente avvolg...
08/05/2016 @ 22:36:32
Di Alyssa
Ciao Elena. Grazie p...
17/01/2016 @ 05:42:38
Di Andrea Gorgi ZU
Il veneto non è un d...
11/01/2016 @ 11:01:00
Di elena
hehe! ma quelle imma...
12/08/2015 @ 11:45:46
Di Zu
sicuramente un filma...
12/08/2015 @ 08:10:26
Di roby boscarin
Ciao Nicola, grazie ...
29/06/2015 @ 10:39:23
Di Zu
Conosco questa canzo...
28/06/2015 @ 23:51:31
Di Nicola Scarpel
DOCUMENTARIO BELLISS...
16/05/2015 @ 18:56:14
Di b
Caro Zu , anche con ...
18/03/2015 @ 19:35:58
Di Adelina, Gianni
bravi!che possiate c...
16/03/2015 @ 10:26:20
Di gianfranco micarelli -scultore-
Grande Andrea!Ho app...
03/03/2015 @ 19:15:11
Di Diego
C'è tanto dentro que...
26/02/2015 @ 17:24:41
Di Stefania D.
Emozione.....tanta ....
26/02/2015 @ 17:23:23
Di Alida
aggiungerei anche il...
26/02/2015 @ 17:20:54
Di Tatiana M.
anche Giuliano Prepa...
26/02/2015 @ 17:20:30
Di Otello S.
chissà cosa ne pense...
26/02/2015 @ 17:19:52
Di Paolo
Guardo le foto e leg...
07/02/2015 @ 06:50:44
Di Mrisa
grazie meraviglioso ...
01/02/2015 @ 10:42:12
Di Francesca G.
How wonderful that y...
31/01/2015 @ 19:35:57
Di Lorie H.
Il caos di Jaipur cr...
31/01/2015 @ 19:33:49
Di Lara F.
Bravi! fate sentire ...
29/01/2015 @ 19:30:15
Di Adelina, Gianni
Veramente bello!!! C...
29/01/2015 @ 17:28:07
Di Lara
Sempre con un po' di...
25/01/2015 @ 01:23:33
Di Valerio
CIAO SONO NICLA VIAR...
24/01/2015 @ 06:26:16
Di NICOLA
...GRANDE Federico.....
23/01/2015 @ 06:57:17
Di sandro brunello
Ciao vagabondi, buon...
21/01/2015 @ 07:35:07
Di Robi e Anna
E' invidiabile e dev...
10/01/2015 @ 15:48:00
Di taddeo scalici
Parabéns, Andrea, me...
08/11/2014 @ 11:12:08
Di Valdeni
muy bueno andrea ya ...
08/11/2014 @ 11:11:38
Di Chelo


22/06/2017 @ 16.18.47
script eseguito in 31 ms


radio popolare la tribu