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Reportage QUATTRO PROVINCE: Il piffero magico e la musa abbandonata

il piffero delle Quattro Province

Stefano pensava che rimanessi a Cegni una mezza giornata, il tempo di un’intervista e qualche registrazione… mi son fermato quindici giorni. Del resto le vallate dipinte di verdi lucenti, l’atmosfera di pace d’altri posti, l’accoglienza degli amici che ho incontrato e la musica unica di queste parti, sfidano anche il più qualunquista a dire di no a una permanenza prolungata.
Siamo a Cegni e dintorni, in provincia di Pavia, in quella zona denominata “Quattro Province” (Genova, Pavia, Alessandria, Piacenza), dove il territorio culturale va di là dalle amministrazioni di appartenenza. In questa zona appenninica si è mantenuta una storia legata da una stessa musica.
La prima occasione per ascoltarla me la offrono Stefano Valla e Daniele Scurati, inseparabili compagni di suono, che si esibiscono per il Cammino della Musica nella grande cucina blu della casa di Stefano. L’impatto è devastante: un blocco sonoro forte, deciso, completo, che perfora l’anima.
Sembrano in dieci e invece sono in due; piffero e fisarmonica, questa la formazione tipica della zona dove, dice Stefano, “non si è mai smesso di suonare”. Stefano è una persona con due grandi spalle, su di una porta la serietà e la professionalità, sull’altra ci sta un’ironia travolgente. La sua testa è capace di dosare sapientemente le due forze. I suoi amici dicono che è un professionista delle feste.
Lui e Daniele sono musici e lo fanno di mestiere, “suonatori” dicono loro.
Noi non siamo e non vogliamo essere la ricostruzione di un recupero isolato dal contesto sociale in cui siamo cresciuti”, dice Stefano: “Noi siamo cresciuti in questa zona, dove abbiamo sentito fin da piccoli il piffero”.
La forza di questi due musicisti e di altri di queste parti, sta nell’esser stati capaci di tradurre i comportamenti ereditati dai vecchi suonatori per i tempi attuali, ma senza sbalzi temporali, bensì in forma ininterrotta e senza rinunciare all’innovazione che rappresenta la continuazione della tradizione.
La tradizione è viva nel momento in cui riesce a mantenersi ed evolversi nello stesso tempo. Bisogna conoscere quello che è stato fatto prima per permettersi di innovare. Tradizione per me è conoscenza.
Una prova di questa tesi è quello che hanno fatto i vecchi suonatori della zona, quando agli inizi del ‘900 hanno deciso di sostituire la cornamusa (vecchia compagna del piffero) con la fisarmonica, “nuova amante del piffero”, adeguando e riformando il repertorio “tradizionale”. Allora, che cosa è tradizione? O meglio, 'quando' è tradizione? Domande tanto assurde quanto inefficaci perché non ha senso fissare paletti spazio-temporali a una forma artistica e culturale in continuo movimento.

 

Stefano mi racconta che ha avuto un grande rapporto artistico e umano con i suoi maestri Ernesto Sala e Andrea Domenichetti, valori che sta trasmettendo anche ai suoi allievi. Dice di essersi reso conto, quando è morto il suo ultimo maestro, di non avere più nessun punto di riferimento e che 'la palla ora è passata a lui'. Ricorda che lo stesso maestro che viveva in un paesino di poche anime a 1100 metri diceva: “Questa musica è locale ed europea insieme”, e ora Stefano e Daniele affermano: “Noi suoniamo come i suonatori di 100 anni fa, ma siamo anche gli stessi che oggi stanno girando l’Europa suonando questa musica”. E la musica che suonano i musicisti delle Quattro Province deve funzionare tanto nel rituale di un matrimonio locale, quanto sul palcoscenico di un teatro europeo. “Suonando in modo qualitativamente meritevole”. La musica delle Quattro Province infatti richiede molto studio e dedizione, soprattutto, consapevolezza.
SECONDA PARTE:

Qui le feste sono una faccenda “seria” ed ho avuto, tra le altre, la fortuna e l’opportunità di partecipare ad un matrimonio. Non è che si usi ancora spesso celebrarlo come un tempo, mi raccontano gli sposi Stefano e Serena, ma a volte capita, e allora i suonatori vanno a prendere la sposa sotto casa e le dedicano una canzone che racconta del distacco dalla famiglia per addentrarsi nel mondo di coppia. Ci sono poi altre musiche dedicate a vari momenti del rituale e si finisce come di consueto al ballo finale, che è aperto a tutta la comunità e non solo agli invitati del matrimonio.

Il palco delle feste è solitamente un tavolo. Spetta all’organizzatore della festa accertarsi che regga il peso dei suonatori. L’articolarsi della festa ha dei codici e delle regole che musici, ballerini e partecipanti in generale conoscono e rispettano da tempo. Ricordo che ad un certo punto del ballo, durante le nozze, qualcuno fece notare a dei suonatori di aver fatto durare troppo a lungo una mazurca e i danzatori avevano così perso il senso del ballo. Stefano mi spiega però che non sempre dove c’è un ballo c’è una festa: per farlo diventare tale ci vuole una certa abilità del suonatore, il suo intuito e soprattutto l’esperienza. È al suonatore quindi che spetta il ruolo di sacerdote dei festeggiamenti, in grado di soddisfare i suoi adepti-danzatori con le giuste orazioni musicali fatte di alessandrine, monferrine, valzer, mazurche e polche. Non è per nulla eccessivo affermare che in queste feste si avverte qualcosa di spirituale. Come si potrebbe altrimenti spiegare una resistenza fisica che permetta ai musici di suonare senza sosta per ore ed ore? Stefano parla di una specie di trance benefica, sana, pura, che dà al tempo che passa un significato del tutto relativo: “A volte suoniamo per dieci ore senza nemmeno accorgercene”.

Durante queste lunghe ore che vorresti non finissero mai, l’intreccio melodico di piffero e fisarmonica crea un suono ipnotico. Sono sicuramente una coppia vincente, seducente, indissociabile, unica nel suo genere e simbolo di una cultura musicale che ha saputo modellarsi ai tempi trovando sapienti soluzioni e geniali innovazioni.

PIU' FOTO

Ringraziamenti: Stefano Valla e Daniele Scurati, Massimo Perelli, Matteo Burrone, Renata Tommasella,  Roberto Cariotti e Romana, Bernard Blanc e Philippe, Adriano Angiati e gli sposi, Anna, Loredana, Laura, Ettore e Carla, Cleto Marini, Helen, Giorgio Carraro, Maurizio di Romagnese e Urby, Martina catella.

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