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Reportage CAMPANIA: Cantà 'ncopp'o tammurro ! La Tammurriata

Napoli, Gragnano: la vista da quassù mi ricorda Rio de Janeiro: mare, città, montagna in sequenza rapida e spettacolare! Invece è il Golfo di Napoli e da qui si scorgono Ischia, Procida, Sorrento e il Vesuvio. Mi trovo nel laboratorio di due tammorrari tra i più conosciuti e temuti dei monti Lattari e della Campania in generale: Raffaele Inserra e Catello Gargiulo. L’atmosfera è quella di un far west con cactus, teschi di vacca, palafitte in legno; in realtà questo spazio così suggestivo è un centro ricreativo per ragazzi con problematiche sociali che qui possono essere educati attraverso l’assorbimento della linfa culturale di questa zona: la terra, i suoi prodotti e la tammurriata. I ragazzi qui imparano a costruire e suonare la tammorra, coltivare la terra con prodotti tipici ed allevare bestie di vario genere. Questo il progetto sociale dei due musicisti napoletani riuniti nell’associazione culturale “Incanti”. VERSIÓN EN ESPAÑOL - ENGLISH VERSION

L’impatto sonoro che segue il canto a 'Fronna' o più esattamente la 'fronn' 'e limone' (fronda di limone), alimentato dalla visione suggestiva che si presentava ai miei occhi è stato devastante. La vibrazione reiterata del tamburo rende sorprendente questa forma di canto accompagnato: ipnotico e trascinante.

Non si avverte la necessità di altri supporti sonori, anche se spesso organetti, putipù, tromba degli zingari  (marranzano) e tricchebballacche arricchiscono la canzone, ma sono canto e tamburo i due elementi regnanti, indipendenti dal resto e indissolubilmente dipendenti l’uno dall’altro. Certo non tutti sono capaci di tali prodigi, anche se a detta di Raffaele e Catello ultimamente di suonatori di tammorra ce ne sono un po’ dappertutto, e battere su di un tamburo cantando qualche verso potrebbe sembrare facile, certi impatti però si raggiungono solo con moltissimi anni di esperienza, soprattutto di conoscenza della tradizione attraverso l’osservazione delle generazioni precedenti e la condivisione con esse. Senza questi elementi, non si sta facendo Tammurriata, ma una cosa ex-novo, senza preciso significato, senza un’identità e molto dannosa per la vera tradizione.  “Questa è una tradizione millenaria ma l’origine è sempre molto chiara” dice Catello “e quando senti cantare un anziano non è solo lui che canta ma è lui che canta con l’esperienza di tutti quelli che lo hanno preceduto e questo si riconosce nella ricchezza del suono nell’interpretazione… quando si crea qualcosa di nuovo senza rispettare il passato, tutto questo si perde”.

Vivere una tradizione significa saperne interpretare i suoni del passato e dare loro un significato coerente nel presente, per questo la borghesia nata sotto altri canoni rispetto alla società contadina, non potrà mai suonare la tradizione se non si prenderà la briga di conoscerne i codici che l’hanno creata.

Tutto ciò vale anche per il ballo della Tammurriata che oggi ha assunto forme e codici sicuramente differenti rispetto a quelli di un passato in cui non era socialmente accettato un contatto fisico “provocante” tra i danzatori. Oggi che questi tabu sono ovviamente scomparsi, il rischio è ancora una volta quello di creare una forma di danza nuova, isterilito della “purezza” del passato. Solo con sapienza e rispetto si potrà adattare un movimento principalmente legato a tradizionali codici rurali ad una moderna dimensione sociale che ammette nuovi comportamenti, senza volgarizzarne il valore.

Lo sanno bene Raffaella Coppola e Maurizio Graziano Pollicino, i ballerini che ho incontrato nei giorni passati in Campania (vedi foto sotto e video). Raffaella mi racconta che un'anziana ballerina del paese durante una festa l'ha proclamata sua degna erede.

Per cui se vi capita di passare per queste zone e avrete l’opportunità di assistere ad una ricorrenza paesana dove si balla e si suona fino a notte tarda, godetevi pure la festa e fatevi trascinare dall’energia della tammurriata e dall’ospitalità dei suonatori, danzatori, cantatori, ma sforzatevi anche di capire chi fra loro stia valorizzando una tradizione o semplicemente sfogando alcune repressioni personali attraverso l’imitazione di qualcosa che non gli appartiene affatto. Non serve essere esperti di etnomusicologia o napoletani… questa sensazione si percepisce nettamente e arriva dritta al cuore, non è spiegabile a parole, sta semplicemente nella vibrazione del tamburo che si accorda alla voce e si traduce in movimento.

testo: Andrea Zuin - sottotitoli in inglese: Anna Finotti

Ringraziamenti: Raffaele Inserra, Catello Gargiulo, Raffaella Coppola, Maurizio Graziano Pollicino, Pietro Pisano, Marco Limato, Zi’ Giannino, Zi’ Rocco, Peppino di Febbraio, la moglie di Raffaele, Iram, Fabrizio, Zeus, Dario Mogavero, Marilù Poledro, Alessandra Dell’aglio, Enzo, Domenico, Carmine Carbone e la famiglia, Giovanni Vacca

 
 
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