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Reportage BRASILE: La Magia di Bahia - CandomblÚ - AUDIO -

13-07-2007
Si dice che Bahia sia una terra magica; luogo di incontro di culture, religioni, antichi rituali e credenze provenienti da tutto il mondo. Per le strade di Salvador corre una percettibile energia carica di esotismo e misticismo che procura una certa scossa a chi ha la fortuna di percorrerle. Salvador, terra degli schiavi: trascinati qui per lavorare nei campi di canna da zucchero, sradicati dal loro habitat, costretti a una religione diversa e ad una vita sofferente. Salvador oggi è una “terra nera”, la città più africana del Brasile. Il trionfo di questa cultura è presente dappertutto, e sta in perfetto accordo ed equilibrio con quella portoghese; ci sono addirittura delle Chiese costruite dagli schiavi con santi neri, dove oggi si celebrano delle messe festose  con ritmi africani. Abbigliamento, cibi, feste, percussioni, musiche e ritmi che parlano e suonano africano.
 
Il paesaggio di Bahia è tropicale, qui mi sento veramente distante da casa e per la prima volta nel viaggio ho avuto una sensazione di breve solitudine. A Santo Amaro ho provato l´esperienza di essere l´unico bianco in mezzo ad un popolo di neri. Passeggiare per la strada e sentirsi osservato e considerato per il colore della pelle, per scoprire poi grazie ad un sorriso che osservazioni e considerazioni sono del tutto innoque e positive. Il popolo di Santo Amaro e di Bahia in generale è uno tra i più accoglienti allegri e vitali che abbia incontrato fin ora.

In questa atmosfera ho avuto la fortuna di partecipare ad un rituale di Candomblé. Grazie a Roberto Mendez (vedi post sotto) sono entrato in contatto con Pai Raimundo, che mi ha accolto nel suo “Centro do caboclo estrela guía” a Santo Amaro, spiegandomi tutto ciò che bisogna sapere su questo rituale e permettendomi di documentare tutta la cerimonia; una concessione molto rara.
Il Candomblé è una religione afrobrasiliana creata dai sacerdoti africani che venivano deportati in Brasile come schiavi e venivano convertiti dai missionari cattolici. Il modo per poter continuar a celebrare le proprie tradizioni religiose consisteva nel "celare" il nome degli Orixa (i miti africani) con quelli dei santi cattolici. Da tempo bandita dalla Chiesa cattolica è oggi professata liberamente e praticata da tutte le classi sociali, e i seguaci neri e bianchi sono milioni. Solo a Salvador è incalcolabile il numero dei templi (terreiros) dedicati al culto.
 
In internet e nelle biblioteche troverete moltissime informazioni su questo culto. Io racconterò l´esperienza che ho potuto vivere in prima persona in uno dei tanti terreiros di Santo Amaro. Ogni terreiro ha infatti le sua caratteristiche, i suoi rituali,il proprio patrono.. cosicché ogni esperienza rimane unica.
 
Il “Centro do caboclo estrela guía” sembra essare una casa come molte altre qui a Santo Amaro senonché al suo interno sono presenti chiari riferimenrti al culto del Candomblé: all´entrata è sistemata una statua di Santo Antonio, che è il patrono del centro e qui rappresenta l´orixa OGUM (divinità del ferro e della guerra). A sinistra c´è una stanza con all´interno solo un  tavolino con un bicchiere d´acqua (simbolo di naturalezza) e una candela (necessaria per concentrarsi). Qui si pratica il Jogo de Buzo: il Pai, con delle formule orali, getta sul tavolo una manciata di conchiglie e tramite la loro disposizione è in grado di decifrare informazioni sulla persona che chiede l´intervento degli spiriti e anche di conoscere quale Orixa rappresenta. Statue di legno nero rappresentano divinità africane; il soffitto della casa è fitto di festoni a bandierina che creano una atmosfera di festa di compleanno. C´è una stanza con una porta chiusa; qui solo in pochi possono entrare; è la stanza della "matanza" degli animali. Il Candomblé è una religine che prevede il sacrificio di animali (capre e galline) come offerta agli Orixa. Formule e rituali di questa fase sono segrete e vanno fatti prima della festa.
 
Pai Raimundo mi racconta di essersi avvicinato al Candomblé molti anni fa, quando non risciva a trovare rimedio ad un male. Tramite questo culto è guarito e dopo 7 anni di inizializzazione è diventato Pai Santo. Oggi si festeggerà il giorno di Caboclo, una entità brasiliana che dà il nome al terreiros. Pai Raimundo mi accompagna verso il centro del rituale, una veranda con delle sedie disposte ai lati e tre tamburi nel fondo; Sono gli atabaques, servono per chiamare gli Orixas tramite appositi ritmi. Gli atabaques sono diversi solo per la dimensione, ma la loro funzione è ben distinta: il più grande è chiamato Rum, Pai Raimundo dice che serve per guidare i passi della danza e chiama gli spiriti; il piú piccolo è che introduce la musica e chiama i fedeli a ballare, quello in mezzo Rumpi risponde e accompagna gli altri due. Una cosa mi stupisce: la stanza è piena di casse di birra che verrà poi offerta ai partecipanti prima e durante il rituale. Tainá e Anapaula, due amiche conosciute a Salvador, mi dicono che l´alcool serve per aumentare la percezione e la ricezione degli spiriti (Alcool/spirito). Mi dicono anche che durante il rituale solitamente non si potrebbe bere. Qui si può anche fumare.
 
Arrivano gli Alabês (i suonatori di atabaque) e prima della cerimonia Pai Raimundo chiede loro di suonare un inno a Caboclo "Salvaçao de Caboclo" per permettermi di registrarlo. Tra loro c´è una donna (Tainá mi dice che solitamente alle donne è proibito suonare); il più anziano mi dice che l´arte di suonare questi strumenti si tramanda di famiglia in famiglia. Esistono più di 100 Orixa e ognuno ha ritmi e canti differenti. Il modo di suonare senza bacchette suggerisce che si tratta di un Candomblé Angola.
 
Pian piano arrivano i partecipanti e si dà inizio alla festa. I canti iniziali servono per "scaldare l´aria" e procurare la giusta energia per ricevere gli Orixa. I fedeli conoscono tutti i canti, alcuni sono in portoghese, altri in africano. La festa si apre con Exu (entità che più si avvicina all´essere umano) poi si prosegue con i canti per Ogun fino ad arrivare a Oxalá. Solo dopo questo ciclo sarà il momento di invocare lo spirito di Caboclo e lasciare che si incorpori tra i fedeli. L´atmosfera è di festa e Pai Raimundo la conduce.  Tutti cantano e battono le mani ritmicamente con molta energia. I canti hanno una struttura ben precisa che tutti tranne me sembrano conoscere. Apparentemente sembra la confusione totale, ma abituando l´orecchio si cominciano a percepire le diverse pulsazioni dei tamburi e la loro funzione nel rituale. Tainá e Anapaula mi aiutano a comprendere meglio quello che sta succedendo. Ancora una volta mi sento un perfetto estraneo.
Arriva il momento dell´invocazione di Caboclo che finalmente tramite i ritmi dell´abatoque e dei canti, può manifestarsi incorporando qualcuno. Solo chi rappresenta questa identità potrà essere incorporato. Un ragazzo alla mia destra cade improvvisamente in trance. Pai Raimundo con l´aiuto di altri gli fa indossare delle bende al torace e alla testa (ogni Orixa ha un suo costume). Ora Caboclo è incorporato e può mostrarsi ed esprimersi attraverso la danza (ogni Orixa ha un proprio stile di danza). Il ragazzo ha gli occhi chiusi. Capisco quindi che non sta recitando perché non sarebbe possibile danzare in quel modo in spazi così limitati e con così tanti ostacoli senza poter vedere. Le persone alle quali si avvicina alzano il palmo delle mani verso lui per ricevere la sua energia. I fedeli festeggiano questo momento cantando e battendo le mani ancora più energicamente e lanciando urli di gioia. Io cerco in qualche modo di celare il mio stupore.
 
Come ho scritto prima ho avuto la possibilità di documentare tutta questa esperienza con la mia videocamera. Ho deciso di non pubblicare alcun video per rispetto delle persone che partecipavano; sebbene abbia l´autorizzazione del Pai, non ho quella delle persone che sono state incorporate.
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