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Archivio Io Suono Italiano ?     archivio dal tango alla musica caraibica

Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 

Due Serenate in Abruzzo e in Sardegna

Abruzzo e Sardegna sono sicuramente le regioni più romantiche che ho incontrato fino ad ora. Il percorso del Cammino della Musica ha infatti incrociato due episodi analoghi, in queste due regioni che di analogo hanno ben poco. Del resto si sapeva che l’Italia intera è abitata da un popolo di romantici, ma nella provincia di Teramo e di Nuoro, pochi giorni prima di celebrare le nozze, la coppia, come da usanza, arruola un gruppo di musicisti della zona per farsi cantare la serenata. Una sorta di addio al celibato che non ha però nulla a che vedere con spogliarelli, trasgressioni e nottatacce; anche se in realtà, dopo la serenata, è prassi banchettare fino ad ore tarde. La prima occasione è ormai datata al 21 maggio quando appena approdato in terra abruzzese con il camper che quasi fracassa una tettoia, vengo accolto da Gianfranco Spitilli (www.bambun.webnode.com) che ancora una volta mi regala una bella opportunità per conoscere le usanze abruzzesi. Appuntamento a casa di Valentino, storico cantore di Poggio delle Rose, che assieme al resto dei “partenzisti” si sta scaldando la voce prima di raggiungere la casa della sposa ed eseguire il rituale. Qui la serenata si chiama infatti “partenza”, quella della sposa che lascia la casa paterna per il nido nuziale. Si tratta di una canzone le cui parole sono quelle di una madre che ripercorre nei ricordi tutti i momenti passati assieme alla figlia fino al momento di “lasciarla” alla vita da moglie.
 
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Dopo le “prove”, miracolosamente intercettate dalla diretta telefonica di Radio Ciroma che ha regalato questo momento ai suoi ascoltatori, ci spostiamo dalla sposa fortunata che sta aspettando affacciata al balcone della casa paterna. Un gruppo di amici e parenti invitati a nozze aspettano in sommo silenzio l’arrivo dei musicisti. Questo momento di attesa è veramente emozionante; attorno solo i passi dei musici e il canto dei grilli. Comincia quindi la partenza che durerà per più di 25 minuti. La sposa si emoziona dal balcone e qualche sua amica si abbandona ad uno scroscio di lacrime dalla “platea”.
Quando finisce il rito, la sposa scende, appare poi lo sposo e i genitori, ai quali vengono dedicate altre canzoni specifiche e poi comincia la festa. Valentino mi racconta che solitamente bisognerebbe fare la “partenza” il giorno prima di sposarsi come lui ha fatto con le sue due figlie, ma molti preferiscono tenersi questo giorno per gli ultimi preparativi e per non rischiare di arrivare all’altare troppo stanchi. Quindi si fa al giovedì precedente, perché il venerdì dicono porti sfortuna.
Pochi giorni dopo esser sbarcato in Sardegna arriva la seconda occasione di partecipare ad una bellissima serenata. Questa volta mi trovo a Nuoro e il gruppo “Sos Canarjos” (www.soscanarjos.it) è stato chiamato per omaggiare una giovane coppia di sposi. Il rituale è più o meno lo stesso, ma la location a differenza di quella abruzzese è il cortile in cemento di un quartiere di Nuoro, in pieno centro. La sposa affacciata dal balcone del palazzone quasi non si vede da quanto è in alto. La canzone che si ascolta nel video è chiamata “Non potho reposare” (Sini–Rachel). Bobore, il direttore dello storico gruppo, mi dice che questo è il pezzo emblema della serenata, sono parole che l’innamorato rivolge alla donzella. Sarebbe composta da una quarantina di strofe ma i cantori preferiscono usare solo le più significative per poi divertirsi con altri canti. Anche a Nuoro ci sono state lacrime e commozioni ma poi balli e molta allegria. Così comincia il mio viaggio in Sardegna…
Ringraziamenti: Gianfranco Spitilli, Valentino, Roberto Spennak e i partenzisti, Radio Ciroma, Paolo e Bobore dei Sos Canarjos e i Sos Canarjos tutti, le due coppie di sposi, che abbiano vita felice e prospera insieme.

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Il Cammino della Musica compie 4 mesi!!!

Il 13 febbraio 2009 il camper del Cammino della Musica è sceso in strada, partendo da Treviso e diretto a Spilimbergo. Oggi, dopo quattro mesi percorsi tra le musiche del bel paese, nonostante qualche difficoltà facente parte del viaggio, posso urlare al cielo la mia felicità.

Ho ripescato un ricordo di quel giorno:

Grazie a tutti voi che seguite il Cammino, alle radio che settimanalmente mi chiamano, ai sostenitori che hanno reso possibile la partenza e a tutte quelle persone che giornalmente incontro camminando, che offrono la loro conoscenza per costruire questo progetto di comunicazione e cultura.

Ora sono in Sardegna con un bel sole, un cielo sudamericano e delle persone fantastiche che mi stanno accogliendo per farmi conoscere la loro tradizione.

Ma la tappa finale è ancora distante: La Sicilia!!!  

 ed il Cammino continua...

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È conosciuta come Giannina, è tutta nera, ha gli occhi scuri con sfumature di blu intenso, è una cantastorie. Quando canta pare trasformarsi in un altro essere e la drammaticità della sua voce entra dritta nelle viscere e smuove l’anima.

Giannina è forse l’ultima rimasta fra una cerchia di musici erranti che anni orsono viaggiavano per le case della provincia di Teramo e Ascoli per cantare storie; storie di santi soprattutto, Sant' Antonio, San Gabriele e Santa Lucia, tratte da santini venduti nei mercati della sua zona, poi diesille (preghiere per i cari morti) e canzoni “da festa” attinte dal repertorio popolare tradizionale nazionale. Non era sola, viaggiava e cantava con suo marito che prima di sposarla faceva il cantastorie con un amico. Poi la scelta di seguirlo e da lì una vita da cantastorie. Si muovevano in cinquecento, in pullman o in bicicletta, e han fatto questo mestiere per ben 40 anni, alternandolo a lavori saltuari ma comunque mantenendolo come attività principale o almeno come principale preferenza.

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A questo tesoro di donna mi fa arrivare Gianfranco Spitilli (www.bambun.webnode.com), antropologo di Teramo, che nei giorni di permanenza in Abruzzo mi ha procurato incontri preziosi ed interessanti. Da un po' di tempo Giannina è tra le sue preferite in ambito di “studio”, anche se questo termine potrebbe risultare freddo, ma per mestieri di questo genere c’è bisogno di molto amore per i “soggetti di studio”. Gianfranco quando sente cantare Giannina chiude sempre gli occhi e si emoziona. 

Passiamo con Giannina una mattina intera, nella casa della sua famiglia a Garrufo di Campli: piove e le sue storie riscaldano e raffreddano il cuore in una rapida alternanza. La morte del marito, avvenuta pochi anni fa, pare aver scoraggiato molto Giannina, ed il suo atteggiamento nei confronti della vita è sicuramente cambiato.

"Se mio marito fosse ancora vivo sicuramente saremmo ancora in giro a cantare" afferma senza titubanze, ma poi tutto finisce...

Lamenta un passato migliore, fatto di cose semplici che ora non esistono più; parla soprattutto di accoglienza,  un tempo molto più calorosa, racconta di  quando andava a cantare per le case: "Il fatto di essere donna mi procurava più attenzioni" dice, e così anche per suo marito, da sempre abituato a viaggiare con uomini, le cose grazie a lei diventarono più facili.

Quando le spiego il motivo della mia visita e quello che sto facendo, in qualche modo si sente vicina a me che racconto storie di viaggi e si conforta al il fatto di sapere che io, a differenza sua, ho una casa con le ruote che mi permette di essere indipendente dall’ospitalità della gente, mentre lei doveva procurarsi alloggio nelle case altrui. Mi viene spontaneo confortarla a mia volta, comunicandole che i tempi, almeno in questo, pare non siano cambiati vista l’accoglienza che sto incontrando, ma forse si tratta di una forma differente di ospitalità, o semplicemente di altri tempi.

Sebbene sia una donna con una grande energia, il suo atteggiamento è pessimista e nostalgico, fa lunghi silenzi quando racconta il suo passato e con la mano si copre il capo in segno di desolazione. Ma al suo fianco c’è Francesco, il nipote adorato che, guarda caso, suona la fisarmonica, conosce il repertorio da cantastorie, canta come suo nonno e per di più ha una vecchia 500... quando Giannina lo guarda, il volto cambia espressione e un guizzo di pazzia e amore le fa sognare una storia, e così continua a cantare.

Ringraziamenti: Giannina Malaspina e la sua famiglia; Francesco Di Carlo, nipote di Giannina (nel CD del suo gruppo "A'SSALTARELLA" ci sono due tracce cantate dai nonni);  Gianfranco Spitilli che grazie a Francesco ha "scoperto" Giannina e ora l'ha fatta scoprire a me.   20090610

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Cari signori vi saluto a tutti... vi canto due stornelli e pure i fatti, di maggio che ci porta i fiori e frutti, noi li raccoglieremo dopo fatti...
 
“Queridos señores, los saludos a todos...les canto dos stornelli y también los hechos de mayo, que nos trae las flores y las frutas, nosotros los juntaremos después de hechos…” Si pasan por la región de Marche en el mes de mayo, seguramente no podrán dejar el país sin tener en la cabeza este estribillo. También la casa rodante del Camino de la Música fue contagiada por la ironía de los stornelli marchigiani (estribillos de las Marche) y ahora sigue su camino con una “piel de gato” apoyada en el asiento y grabada con un stornello preparado especialmente para el camino. (ver "Addio alle Marche con saltarello")
Estoy en Morro d’Alba (Provincia de Ancona), donde el tercer domingo de mayo se celebra una fiesta que evoca costumbres y tradiciones muy antiguas, vinculadas a la estación de primavera y a la renovación de la vida: se trata del Cantamaggio, originalmente celebrado entre la noche del 30 de abril y el primer día de mayo con grupos de músicos llamados maggianti, con organito, triangulo, pandereta, voces y fantasía, que iban de casa en casa del pueblo, llevando alegría a sus habitantes, a través de un canto ritual que desea prosperidad e la cosecha y en el trabajo. El símbolo del Cantamaggio es un gran árbol que se planta al final de la fiesta en la plaza central del pueblo, para desear la fertilidad de la tierra y de la mujer.
El interprete de este ritual, que tiene sus raíces en épocas muy lejanas, es un pueblo entero, que desde hace años decidió recuperar e interpretar desde una perspectiva actual esta tradición, que corría el riesgo de desaparecer, debido a los cambios sociales y económicos de aquel periodo.
Hoy en día el Mayo no tiene nada que ver con la reconstrucción amanerada de un antiguo recuerdo, sino más bien se conecta con su música y su baile: sigue siendo muy arraigado y persiste en el ADN de su gente. Tampoco se trata de un acontecimiento anual: por estos pagos se canta y se baila en cada ocasión de fiesta; viejos y jóvenes están unidos por un lenguaje único.
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Es muy común, paseando por los pueblitos de las Marche, asistir a espectáculos de canto que a veces se convierten en verdaderas competencias; dares y tomares entre hábiles cantantes que, retomando rápidamente las palabras más eficaces de un vocabulario fantástico, crean estribillos divertidos y provocadores en rima, muy a menudo con trasfondo sexual, al ritmo de alegres “saltarelli” y al paso de incansables parejas bailarinas.
Cada acontecimiento trágico o cómico, cada tipo de carácter o persona, cada situación puede ser la inspiración de nuevos estribillos improvisados. Pero es imprescindible no ofenderse, sería un ulterior estímulo a la creación de nuevos stornelli y la mofa compartida entre cantante, músicos y espectadores.
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MÁS FOTOS (las publicadas en esta página son de JESSE)
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AGRADECIMIENTOS: Mario Amici, Danilo Donninelli, Stefano Amici , La Damigiana, Gianni Donnini, Paolo Polverini, Gastone Petrucci Ass. Cult. La Macina ,  El Bar de Morro d’alba, todo el pueblo de Mayo, la Municipalidad de Morro d’Alba, Ilaria Fava, la martinicchia, los hermanos Accattoli Sauro y Samuele, Nardino Beldomenico, Primo Pirani,  il cielo in una danza, Stefania Giuliani...
Traduccion: Sabrina Espeleta
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Pero en medio de tanta desolación hay mucha esperanza, alimentada por una sana ironía...
 
Estoy en Ocre, provincia de L'Aquila, desde hace casi una semana y el campo para prófugos del terremoto en el que estoy hospedado (Cavalletto) crece y se mejora constantemente. Llegué aquí para hacer un "video show". Paradójicamente, este campo está gestionado por la Protección Civil de Treviso y sus alrededores. El dialecto me pasa entre los oídos como una linda música y enseguida me siento en casa. Así, durante estos días, entre un montaje y el otro trato de ayudar a estos señores que además de la fuerza le ponen su corazón. Aquí estoy bien, se come bien. La comida es muy rica y abundante, los baños están limpios, hay agua caliente, están limpiando las tierras para instalar las carpas con climatización y cada día nace una nueva estructura. Alguien (muy pocos) se queja y pide más...pero no hay mucha razón en esta situación. Durante la noche estamos todos juntos, hay gente que llega y que va, se cantan clásicos de mi zona, llega la guitarra, llega la grapa y se arma la fiesta. El trabajo de cohesión musical llega muy pronto y la gente hospedada en el campo se une a los cantos de los Alpes.
Luego pasa de todo y Vinicio, el viejo líder del territorio que hizo la guerra en Vietnam, dice una frase muy divertida. En el chiste dramático hay una respuesta irónica a esta mala suerte, y las caras de la gente se cargan de energía.
       
 
Llegué a Ocre como "invitado especial" de Giorgio de Nardi, uno de los que más apoyan al Camino de la Música. Él había llegado aquí ya como promotor del proyecto "ISF Informáticos Sin Fronteras" y pensó que haría bien un poco de distracción a los habitantes del campo prófugos. En estos días un grupo de chicos de la Puglia (Valentina, Chiara, Fabrizio y Roberto) de la misma asociación ISF instalaron unos PC con Internet en un container justo al casa rodante del Camino. Ahora está lleno de chicos y cada tanto llega alguien de la protección civil para enviar un mensaje a un pariente.
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Inizia la stagione estiva in Sardegna e si concentrano così le feste popolari. Tra le strade deserte ed incastonate in una flora tutta particolare, sono giunto a Mammojada, dove poeti che si sfidano in un duelli cantati, balli tradizionali e tenores che cantano ovunque, costruiscono la cornice surreale di questo luogo.

      

Si consegna ai due poeti un argomento contrastante (luce - buio, sole - luna) questi allora si sfidano in una sorte di duello verbale che consiste nell'improvvisare i versi migliori e mettere in difficoltà l'avversario... le traduzioni le scriverò quando riuscirò a trovare un amico sardo che mi aiuterà..

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Festa del cantamaggio a Morro d'Alba

Cari signori vi saluto a tutti... vi canto due stornelli e pure i fatti, di maggio che ci porta i fiori e frutti, noi li raccoglieremo dopo fatti... se passate per le Marche nel mese di maggio, non riuscirete certo a lasciare il paese senza avere in testa questo motivetto. Anche il camper del cammino della musica è stato colpito dall’ironia degli stornelli marchigiani, ed ora continua la sua marcia con una pelle di gatto appoggiata al sedile e incisa con uno stornello ad hoc per il cammino. (vedi "Addio alle Marche con saltarello")
Mi trovo a Morro d’Alba (AN), dove la terza domenica del maggio si celebra una festa che raccoglie usanze e tradizioni molto antiche legate alla stagione primaverile e al rinnovo della vita: si tratta del Cantamaggio, originalmente celebrato tra la notte del 30 aprile e il primo giorno di maggio con squadre di musici chiamati “maggianti”, muniti di organetto, triangolo, tamburello, voci e fantasia che se ne vanno per le case del paese portando allegria agli abitanti, attraverso un canto rituale di questua che augura prosperità nei raccolti e nel lavoro. Simbolo del Cantamaggio è un grande albero che viene piantato a fine festa nella piazza centrale del paese per auspicare la fertilità della terra e della donna.
Interpreti di questo rituale, che affonda le radici in epoche molto remote, è un intero popolo, che ormai da anni ha deciso di riproporre e interpretare in modo attuale questa tradizione che altrimenti avrebbe rischiato di cadere in totale disuso, a causa degli sconvolgimenti economico - sociali degli ultimi tempi.
Oggi il “maggio” non ha nulla a che vedere con la ricostruzione artefatta di un antico ricordo, ma con la sua musica ed il suo ballo, è ancora radicato, e vive nel dna della gente che lo vive; non si tratta nemmeno di un fenomeno legato ad una sola occorrenza annuale: da queste parti si canta e si balla in ogni occasione di festa e condivisione, giovani e vecchi sono uniti insieme da un unico linguaggio.

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Capita quindi passeggiando per i paesetti marchigiani, di assistere a performance canterine che talvolta diventano vere e proprie competizioni; botta e risposta tra abili cantori che ripescando rapidamente i termini più efficaci di un loro vocabolario fantastico, creano divertenti e provocanti stornelli in rima, spesso esplicitamente a sfondo sessuale, al suono di vivaci saltarelli e al passo di instancabili coppie danzanti.

Ogni episodio tragico o comico, ogni tipo di carattere o di persona, ogni situazione può essere ispirazione di nuovi stornelli improvvisati. Ma non bisogna assolutamente offendersi, sarebbe un’ulteriore stimolo alla creazione di nuovi stornelli e alla derisione condivisa di cantori, suonatori e spettatori.
Mario Amici è uno dei veterani fra gli stornellatori marchigiani, ma anche uno dei più attivi; la notte del Cantamaggio è stato l’ultimo a rincasare dopo aver passato l’intera giornata a cantare i suoi stornelli e a suonare uno strumento, si dice da lui inventato, chiamato “segone” o “violino dei poveri”, un pezzo di legno sagomato a mo’ di violino che va sfregato con un archetto di legno. Mario ha raccontato barzellette e cantato stornelli ad una platea di giovani seduti sul piazzale di Morro d’Alba, fino a notte tarda. Tutti noi lo ascoltavamo con somma ammirazione (sua moglie con somma rassegnazione) increduli di quello che riusciva ad inventare la sua fervida fantasia.  Mi racconta che ha imparato a cantare dai suoi avi, ed ora anche suo figlio Stefano è un abile costruttore di tamburelli, oltre ad essersi inventato un organetto lungo ben 10 metri (bisogna essere in 5 per suonarlo!) mentre suo nipote Marco, di soli cinque anni, comincia già a battere i primi colpi sul suo tamburello.

PIU' FOTO (quelle pubblicate in questa pagina sono scatti di JESSE)

RINGRAZIAMENTI: Mario Amici, Danilo Donninelli, Stefano Amici , La Damigiana, Gianni Donnini,  Paolo Polverini, Gastone Petrucci Ass. Cult. La Macina  il Bar di Morro d’alba, tutto il popolo del Maggio, il Comune di Morro d’Alba, Ilaria fava, la martinicchia, i fratelli accattoli sauro e samuele, nardino beldomenico, primo pirani,  Il cielo in una danza, Stefania Giuliani...

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Passeggiata fantasma e ironia vivente

ma in tutta questa desolazione c'è grande speranza, alimentata da una sana ironia...

Sono ad Ocre in provincia di L'aquila, ormai da una settimana ed il campo in cui sono ospitato (Cavalletto) è in continua crescita e miglioramento. Sono venuto qui per fare un "video show". Ironia della sorte, questo campo è destinazione della Protezione Civile di Treviso e dintorni. Il dialetto mi sfreccia nelle orecchie come una bella musica ed è subito aria di casa. Così in questi giorni tra un mantaggio e l'altro cerco di dare una mano a questi signori che oltre alla forza ci mettono il cuore. Qui si sta bene, si mangia bene, i pasti sono ottimi ed abbondanti, i bagni sono puliti, c'è l'acqua calda,  i terreni vengono bonificati per mettervi tende rinfrescate da condizionatori, ogni giorno nasce una struttura nuova. La disponibilità di queste persone è sopra ogni immaginazione e i sorrisi sono per tutti anche dopo 12 ore di lavoro. Qualcuno (pochissimi) si lamenta e pretende di più.. ma non dovrebbe la maggior parte ringrazia l'opera necessaria della Protezione Civile. La sera poi si sta insieme, c'è chi va c'è chi viene, si cantano i classici delle mie parti, arriva la chitarra, arriva la grappa e si fa festa. L'opera di coesione musicale non tarda a fare il suo effetto e il popolo della tendopoli si unisce ai canti delle Alpi e accenna quelli degli appennini abruzzesi. Poi si suona e succede di tutto e Vinicio, il vecchio leader del territorio che ha fatto il Vietnam, ne spara una veramente bella. Nella drammaticità di questa battuta c'è una risposta ironica alla sorte infelice, e i volti di queste persone si caricano di energia.. ed è speranza.

      

Sono arrivato ad Ocre come "inviato speciale" di Giorgio de Nardi, uno dei più attivi sostenitori de "Il Cammino della musica". Lui qui era già venuto come promotore del progetto  "ISF Informatici Senza Frontiere" e ha pensato bene che un po' di distrazione non guastava certo agli abitanti della tendopoli. In questi giorni un gruppo di ragazzi pugliesi (Valentina, Chiara, Fabrizio e Roberto) della stessa associazione ISF ha installato dei PC con internet in un container proprio vicino al camper del cammino. Ora è gremito di ragazzi e ogni tanto arriva qualcuno della protezione civile per mandare un  messaggio ad un suo caro.

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Leggi gli articoli usciti a riguardo:  Gazzettino di Treviso - Plein Air - Caravan e Camper

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After a forced break to repair the misfortunes of the camper, the machine has properly faced the first trip and I hope that it is going to last for a long time as the final stage is still far; Sicily.
The restart was inaugurated with a very special event: the Mondine ladies of Novi invited me to the first of May lunch in a beautiful house in the middle of the country in Novi of Modena (MO). A very special and lucky (for me) occasion since the festival was organized to replace a missed concert. They say “Every cloud has a silver linings” in fact the Il Cammino della Musica could sneak in the soul of this group of women, rather than observe them only performing on a stage for an audience.
 
I do not even have time to park the camper that they offer to me a dish of spaghetti with meat sauce served on a table adorned with red carnations and at least 50 people who became immediately friends. Between a song an the other I left at eleven at night.
The chorus of Mondine of Novi is currently composed of about 20 women.  Few among them have actually been mondine or mondariso, women who emigrated during the summer in the plains of Piemonte to spend 40 days bent on the legs, immersed in mud to transplant the rice. More than two hundred from Modena, Ferrara and other cities of Emilia (but also in other regions of Italy)lived with the train, stored in cattle wagons for an adventure that would not have left the mark only in their physical but also in their path as a woman of that time.

The experience of the monda, charged the mondina of a big responsibility, considering that the pay which could glean (900 Lire and a kilo of rice a day in the '47) represented an important source of subsistence for the entire family; Silva tells me that she will never forget the suffering she felt, when a telegram bearing the death of his beloved grandmother, was sent directly to the paddy field with the recommendation to stay there whatever, so as to bring home the whole country.
 
On the other hand the monda allowed the very young  mondina, to leave the household, where for most of the time she was limited or non-independent. For many Mondine the idea to leave home for a while and contribute to the fate of the family represented a brave adventure sometimes full of dreamy and childish expectations. But the life of mondina (as the video will explain) was not really "wordly" .
 
The songs of mondine transmit the passion of women who have been sharing a pain. And it is the sharing that makes mondine a strong group. To see them singing give an intense emotion because you can perceive something that is beyond the memory of a past situation. The terms of the "original" Mondine coincide with those of the “acquired" Mondine, women who certainly are not  monda, but they toughly face the nowadays rice field.
Thus the group widens of women, daughters of Mondine, or young girls with no "blood" ties with the rice. Like Margaret, very young, accepted few months ago in the group, but ready to sing because she needs to do it. And Giulia, wise and energetic director of the chorus that has the mission to understand, reinterpret, and convey the meaning of this particular story that is the history of this group.
Lidia, who in the '40 was in the rice fields, showed me the chorus concerts agenda that could be enviable for a rockstar. Very often women like her face very long journeys to convey to foreign publics exciting vibrations made of shared and especially current passions.
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Thanks to: ALL THE MONDINE, Elena Parasiliti (director Terre di Mezzo), who has spent a day together with il cammino della musica, Nicola Leonardis (pictures 1 and 2)
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Luego de una pausa obligada para reparar los daños de mi casa rodante, el vehículo pudo enfrentar con dignidad el primer viaje y espero que aguante mucho más tiempo, porque mi última etapa todavía es distante: la Sicilia.
La partida fue inaugurada con un encuentro especial: las señoras “Mondinas”[1] de Novi me invitaron al almuerzo del primero de mayo en una hermosa casa en el campo, en la localidad de Novi di Modena (MO). Una ocasión muy especial y afortunada (para mí), ya que la fiesta fue organizada para reemplazar un concierto cancelado. De la serie “no hay mal que por bien no venga”: el Camino de la Música pudo así entrar en el alma de este grupo de mujeres, en vez de observarlas solamente en una exhibición para el público desde un escenario.
 
Ni bien estaciono la casa rodante, me sirven el primer plato de tallarines a la boloñesa en una mesa decorada con claveles rojos y con por lo menos 50 personas, todas amigas desde el primer momento. Entre un canto y el otro me fui del lugar a las once de la noche.
El coro de las mondine de Novi está compuesto hoy en día por aproximadamente 20 mujeres. Solamente pocas de ellas fueron mondine o mondariso, mujeres que en el periodo de verano emigraban hacia la llanura del Piemonte para pasar 40 días agachadas con las piernas sumergidas en el barro, a plantar el arroz. Partían en tren, más de doscientas mujeres, venían de Modena, Ferrara y otras ciudades de la Emilia (pero también de otras regiones de Italia), amontonadas en vagones para el ganado, hacia una aventura que no iba a dejar la marca solamente en su físico, sino también en su experiencia de mujer de aquella época

La experiencia de la monda, por un lado cargaba a la mondina de una gran responsabilidad, considerando que el sueldo que lograba juntar (900 Liras y un quilo de arroz al día en el año 1947) representaba una subsistencia no indiferente para toda la familia; Silva me cuenta que nunca podrá olvidarse del sufrimiento que sintió cuando recibió el telegrama de la muerte de su querida abuela, que fue enviado directamente a la arrocera, con la recomendación de quedarse ahí de todas formas, para poder llevar a casa la entera campaña. Por otro lado, la monda permitía a la mondina muy joven salir del núcleo familiar, en el que muchas veces estaba limitada o de todas formas no era independiente. Para muchas mondinas la idea de irse de casa por un tiempo y contribuir a la economía familiar representaba una aventura importante, llena a veces de expectativas de ensueño y pueriles. Pero la vida de la mondina (como veremos en el video) no era para nada “mondana”.

Los cantos de las mondine transmiten la pasión de las mujeres que vivieron compartiendo un sufrimiento. Y es justamente la participación que convierte a las mondine en un grupo fuerte. Verlas cantar provoca una fuerte emoción, porque somos capaces de percibir algo que va más allá del simple recuerdo de una experiencia vivida. Las expresiones de las mondine “originales” coinciden de hecho con las “nuevas llegadas”, mujeres que seguramente no participan en la monda, pero que enfrentan tenazmente los arrozales de nuestros días.

De esta forma el grupo se multiplica y se llena de mujeres, hijas de mondinas, o de chicas jóvenes que no tienen ningún vínculo con el arroz. Como Margherita, muy joven, que participa desde hace poco tiempo en el grupo, pero ya muy preparada en los cantos porque necesita cantar. Y Giulia, sabia directora y fuente de estimulo para el coro, que tiene la tarea de comprender, reinterpretar y transmitir el significado de esta historia particular, que es la historia de este grupo.

Lidia, que en los años ’40 estaba en los arrozales, me mostró una agenda de los conciertos del coro, que podría provocar la envidia de un divo del rock. Muchas veces, mujeres como ella enfrentan viajes también muy largos, para trasmitir a públicos extranjeros vibraciones muy emotivas, llenas de pasiones compartidas y sobretodo muy actuales.

MÁS FOTOS

Agradecimientos: TODAS LAS MONDINAS, Elena Parasiliti (directora del periódico Terre di Mezzo), que pasó un día junto con el Camino de la Música, Nicola Leonardis (foto n. 1 y 2)


[1]Las mondine, (del verbo italiano mondare, limpiar) era una trabajadora de temporada en los arrozales. (N.d.T).

Traduccion: Sabrina Espeleta

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26/02/2015 @ 17:24:41
Di Stefania D.
Emozione.....tanta ....
26/02/2015 @ 17:23:23
Di Alida
aggiungerei anche il...
26/02/2015 @ 17:20:54
Di Tatiana M.
anche Giuliano Prepa...
26/02/2015 @ 17:20:30
Di Otello S.
chissà cosa ne pense...
26/02/2015 @ 17:19:52
Di Paolo
Guardo le foto e leg...
07/02/2015 @ 06:50:44
Di Mrisa
grazie meraviglioso ...
01/02/2015 @ 10:42:12
Di Francesca G.
How wonderful that y...
31/01/2015 @ 19:35:57
Di Lorie H.
Il caos di Jaipur cr...
31/01/2015 @ 19:33:49
Di Lara F.
Bravi! fate sentire ...
29/01/2015 @ 19:30:15
Di Adelina, Gianni
Veramente bello!!! C...
29/01/2015 @ 17:28:07
Di Lara
Sempre con un po' di...
25/01/2015 @ 01:23:33
Di Valerio
CIAO SONO NICLA VIAR...
24/01/2015 @ 06:26:16
Di NICOLA
...GRANDE Federico.....
23/01/2015 @ 06:57:17
Di sandro brunello
Ciao vagabondi, buon...
21/01/2015 @ 07:35:07
Di Robi e Anna
E' invidiabile e dev...
10/01/2015 @ 15:48:00
Di taddeo scalici
Parabéns, Andrea, me...
08/11/2014 @ 11:12:08
Di Valdeni
muy bueno andrea ya ...
08/11/2014 @ 11:11:38
Di Chelo


18/10/2017 @ 05.36.10
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